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Come si strutturano i comportamenti alimentari dei bambini

Bambina con cucchiaino

Il piccolo dell’uomo e degli altri mammiferi, nella transizione dal latte a una dieta varia, deve imparare a conoscere gli alimenti presenti nell’ambiente in cui cresce. Il bambino è geneticamente equipaggiato per selezionare e accettare una vasta gamma di cibi in funzione di gusti innati e di ciò che gli viene offerto da chi lo nutre. Sebbene, quindi, vi siano delle propensioni predeterminate e finalistiche da un punto di vista adattativo (il dolce/grasso corrisponde generalmente al calorico e l’amaro può indicare il tossico) le preferenze si andranno strutturando attraverso l’offerta ripetuta del singolo alimento. Attiene sempre alla predisposizione genetica anche l’atteggiamento detto di “neofobia” (significativa nel 20-30% dei bambini), particolarmente presente intorno al secondo anno di vita, che tanto fa dannare i genitori e che si manifesta nel rifiuto di qualsiasi alimento diverso dal consueto. Immaginate un bimbo di 1-2 anni, in una fase di iniziale autonomia dalla madre, magari 1.000 o 10.000 anni fa, quanto potesse essere a rischio di intossicazione se non avesse diffidato degli alimenti non conosciuti. La comprensione di questa realtà evoluzionistica deve guidare i genitori nell’offrire nuovi alimenti, con pazienza e tranquillità vivendo l’eventuale e probabile rifiuto come naturale.

È dimostrato, pertanto, che i gusti alimentari si evolvono a partire da fattori genetici quali la preferenza per il dolce o il salato e il rifiuto per il sapore amaro o agro, ed è anche ormai risaputo che vi è una innata e automatica regolazione dell’appetito. Il meccanismo neuroendocrino alla base di queste varianti individuali si esprime attraverso le interrelazioni tra ormoni e neurotrasmettitori in modo assolutamente unico e geneticamente predeterminato per ognuno di noi. Dalla nascita (in verità già nella vita intrauterina) però, la genetica, nelle sue manifestazioni psico-fisiche (come la corporatura, le percezioni, il comportamento), viene indirizzata e modellata dalle esperienze vissute. Saranno le esperienze a determinare gradualmente sia l’introito calorico che addirittura il dispendio energetico.

La ricerca ci indica, pertanto, l’obiettivo di strutturare un’alimentazione regolare, varia e completa, adottata coerentemente dai genitori stessi. Di contro bisogna assolutamente evitare forzature, ricatti, eccessive restrizioni e divieti in quanto possono indurre un aumento della voracità, un’amplificazione della fisiologica ricerca del dolce, e in generale, un atteggiamento oppositivo, palesato o meno, rispetto alle regole genitoriali. Il contesto in cui gli alimenti sono consumati ha effetti rilevanti sulla varietà e le modalità di consumo, per questo si consiglia sempre di dedicare un tempo di qualità ai pasti principali e di coinvolgere i figli nella preparazione.

Un ambiente piacevole e soprattutto il buon esempio dei familiari facilitano nei bambini l’accettazione di frutta e verdura anche nelle fasi più acute di selettività. È stato anche dimostrato che un’alimentazione frazionata, con colazione e spuntini leggeri e regolari, che non faccia, quindi, arrivare al pasto troppo affamati, diminuisca la ricerca di alimenti ad alto contenuto calorico (come dolci e cibi grassi) a favore dei carboidrati complessi (come pasta e pane).

Pertanto l’assetto genetico è alla base del comportamento alimentare in funzione di:

  1. aspetti costituzionali (metabolismo basale, composizione corporea, eccetera)
  2. ormoni (insulina, leptina, grelina, eccetera)
  3. neurotrasmettitori (noradrenalina, GABA, neuropeptide Y, eccetera);
  4. gusti (dolce/salato, selettività, eccetera)

Cionondimeno, molto si può fare per modulare e finanche invertire quello che è un assetto innato attraverso corrette scelte nella gestione dello stile di vita dei bambini a partire dai primi giorni. Pertanto non rassegniamoci o, peggio, non assecondiamo le tendenze dei nostri bambini, siano loro selettivi, voraci o golosi, ma indirizziamoli con pazienza e costanza verso scelte alimentari corrette, senza coercizioni o nervosismi, ma con estrema determinazione, e ricordiamo che, prima di darci per vinti rispetto al rifiuto di un dato alimento bisogna proporlo almeno 10-12 volte!

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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