L'impegno di Coop Equipe Medica
×

E se… il latte di mamma non c’è?

bimbo-biberon

Il latte materno è senza alcun dubbio l’alimento più adatto a soddisfare le esigenze del piccolo di uomo, ma a volte capita che la mamma, per ragioni varie, non possa fornire questo prezioso alimento al suo bambino.

L’istinto e i cattivi consiglieri spesso spingono, in questi casi, a dare al lattante il latte vaccino, forse inconsciamente pensando che, poiché fa crescere bene il vitellino, altrettanto farà coi bambini; ma in molti casi si ha anche l’idea che esso sia più “genuino” di quello dell’industria. In realtà niente è più lontano dal vero: infatti, malgrado spesso il latte vaccino venga introdotto nell’alimentazione del neonato sin dai primi mesi, esso non è assolutamente indicato fino all’anno di età.

Tante e diverse le motivazioni, alcune ormai accertate e provate, altre ancora sotto studio: innanzitutto il latte vaccino porta sempre ad una carente assunzione di ferro, e la conseguente inevitabile anemia viene anche peggiorata dal fatto che lo stesso latte vaccino determina perdite di sangue con le feci (minime, e perciò invisibili ad occhio nudo, ma continue!). Inoltre esso è troppo ricco di proteine, oltretutto in proporzioni “sbagliate” per l’intestino del neonato e del lattantino, ma anche di sodio, potassio e cloro che vanno a sovraccaricare il rene, mentre anche le proporzioni di altri minerali fondamentali per il bambino (calcio e fosforo) non sono giuste.

La necessità di trovare un alternativa al latte materno per nutrire i neonati non è moderna: probabilmente risale alla notte dei tempi, quando l’uomo cominciò ad addomesticare ed allevare gli animali da latte (circa 10-15.000 anni fa), e sono stati trovati recipienti in terracotta vecchi di 4000 anni, che venivano utilizzati per dare il latte ai neonati.

Il latte vaccino veniva diluito, oppure si usava il latte di altri animali che i bambini sembravano digerire meglio, come quello di pecora, o di capra, o di asina, o anche di cammello. Poi però, quasi due secoli fa, iniziarono i tentativi di modificare il latte, soprattutto vaccino, aggiungendo acqua, zucchero, farine, sali minerali.

Solo un secolo fa però si cominciarono a modificare le concentrazioni di zucchero, grassi e proteine del latte vaccino cercando di renderlo più adatto ad alimentare il piccolo d’uomo, creando così le prime formule per l’infanzia.

Da allora l’industria, seguendo le raccomandazioni dei comitati di esperti, ha lavorato avendo ben presente, nella preparazione di latti formulati per l’infanzia, un criterio fondamentale: cercare di ottenere prima dei latti con una composizione il più vicino possibile a quella del latte materno, poi, nelle tendenze più attuali, dei latti con effetti funzionali simili a quelli del latte umano.

Per ottenere ciò il latte vaccino viene modificato nelle quantità e qualità delle proteine, dei grassi e degli zuccheri e gli vengono aggiunte sostanze  che hanno effetti benefici sulla  crescita e lo sviluppo del lattante, e che sono presenti naturalmente nel latte materno, tenendo anche conto delle diverse esigenze di tanti tipi diversi di lattante: ad esempio la taurina, la lattoferrina, la carnitina, i nucleotidi, i prebiotici, minerali e tutte le vitamine oggi note.

È così che attualmente in commercio troviamo formule di tanti tipi diversi:

  • Formule per neonati dismaturi, per nati pretermine, e per ex-pretermine, per le differenti esigenze che neonati fragili come questi possono avere
  • Formule di partenza o latti tipo 1 che soddisfano le esigenze nutrizionali del lattante sano dalla nascita fino almeno ai sei mesi di vita
  • Formule di proseguimento o tipo 2, per nutrire il neonato dai sei mesi almeno fino ai dodici mesi
  • Latti di crescita, cioè latti liquidi e sterilizzati per l’alimentazione del bambino dai dodici mesi e fino ai tre anni (precedentemente si è detto che all’anno di età è possibile introdurre il latte vaccino, ma i latti di crescita sono già integrati con ferro, acidi grassi essenziali e vitamine,  e sono dunque considerati da molti come più adatti a favorire una corretta crescita dei nostri bambini)

Quando il latte materno non è disponibile, e si è costretti ad alimentare il nostro bambino con un latte formulato, occorre in ogni caso rispettare per la preparazione le indicazioni d’uso corrette, generalmente fornite dal pediatra, e rispettare un livello di igiene atto a prevenire eventuali infezioni. Dunque: se si utilizza acqua del rubinetto, sebbene essa sia potabile per noi adulti occorre bollirla, mentre questa misura non è necessaria se si utilizzano acque imbottigliate (su quale acqua utilizzare il pediatra saprà fornire i consigli più adeguati); è bene lavarsi accuratamente le mani prima di preparare il biberon, e sterilizzare quest’ultimo, a caldo o a freddo; il biberon deve essere preparato subito prima della poppata, e se proprio è inevitabile doverlo preparare prima, occorre allora conservarlo in frigorifero, per poi  scaldarlo a bagnomaria. Se si decide di utilizzare il microonde occorre porre molta attenzione perché il latte potrebbe raggiungere temperature molto diverse sulle pareti e all’interno, e il bambino potrebbe scottarsi il palato. Occorre quindi agitare bene il biberon per rendere omogenea la temperatura del latte che, comunque, va provata sul dorso della mano per sicurezza.

Un articolo un po’ tecnico, quello di oggi, care mamme, ma stimolato dalle molte domande pervenute al sito e che hanno come tema proprio quest’argomento. Per riassumervi tutto in poche parole, ecco qua: quando non vi sia possibile allattare al seno il vostro bimbo, ricorrete con fiducia alle formule create dall’industria, non fatevi guidare da vecchi e superati concetti e preconcetti, e, soprattutto, non abbiate fretta di introdurre il latte vaccino nella sua alimentazione, anche per questo verrà il tempo giusto!


Dott.ssa Assunta Martina Caiazzo
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
caiazzo