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Insegnare ai bambini a usare le posate e mangiare da soli: alcune semplici regole

Imparare a usare le posate

Per i bambini imparare a usare le posate e mangiare da soli è una conquista che passa attraverso la  sperimentazione quotidiana e l’acquisizione di specifiche capacità motorie.  Lo strumento che i piccoli utilizzano naturalmente per la conoscenza del mondo esterno è la bocca. Attraverso il semplice gesto di portare alla bocca gli oggetti, e di conseguenza anche il cibo, loro imparano e gettano le basi per sviluppare il loro gusto.

Con il divezzamento, il bambino comincia a sperimentare nuove consistenze che deve anche toccare per poi portarle alla bocca: è la norma vedere manine nei piatti che afferrano ciò che vi trovano!

Tra 6 e 10 mesi il bambino afferra il cibo con le mani, lo lancia, lo spalma sul viso e solo in piccola parte raggiunge la bocca. Già però impara a conoscere lo strumento cucchiaino che adopera la mamma e vuole toccarlo con le sue mani, magari anche solo per lanciarlo.

Tra 10 e 15 mesi il bambino impara a impugnare correttamente il cucchiaio, dopo una lunga e laboriosa sperimentazione, deve però imparare a raccogliere il cibo, portarlo alla bocca e depositarlo dentro questa.

A 2 anni dovrebbe mangiare da solo buona parte del pasto e tenere il bicchiere con una mano sporcandosi poco, se chiede di essere aiutato spesso accade perché è pigro o richiede attenzione.

A 3 anni il bambino deve essere in grado di usare correttamente la forchetta ed il cucchiaio e mangiare da solo stando a tavola. Si può a questo punto introdurre anche il coltello con la punta arrotondata e di plastica dura che il piccolo userà per sminuzzare cibi inizialmente morbidi.

A seconda della sua autonomia, intorno ai 6 anni potrebbe cominciare ad usare il coltello con la supervisione di un adulto.

Ecco alcune semplici regole per imparare a usare le posate:

  1. Avere la pazienza di Giobbe. Niente mette più a dura prova le mamme del pasto dei loro piccoli, spesso a scapito della loro autonomia. Per questo è bene attrezzarsi: bavaglio e tovagliette di plastica, carta per terra: all’ inizio il bambino penserà che si tratti di un gioco e butterà tutto all’aria, ma  rapidamente capirà che il cucchiaio è uno strumento per mangiare.
  2. Tenere i bambini a tavola con i grandi. Se l’esempio è importante, in questo caso diventa fondamentale, infatti l’apprendimento si basa sull’imitazione: gli adulti devono usare correttamente le posate e mostrare le buone regole dello stare a tavola. Solo così i piccoli si adegueranno naturalmente e senza difficoltà al comportamento degli altri.
  3. Mai inseguirlo per casa con il piatto in mano per ottenere che mangi un ultimo boccone: si mangia a tavola, non facendo altro e condividendo questo momento di serenità.
  4. Può essere utile, nei primi tempi, usare 2 piatti, uno a uso del bambino e l’altro del genitore in modo che oltre alla semina si possa anche mangiare in tempi ragionevoli.
  5. Scegliere posate adeguate ai piccoli, cominciando con il cucchiaio che abbia un peso e un’impugnatura facili da afferrare e portare alla bocca. Per passare, intorno ai 18-20 mesi, alla forchetta con le punte arrotondate da utilizzare da prima con alimenti facili da infilzare come il formaggio: è previsto che all’inizio possa essere usata anche l’altra mano per questa operazione!
  6. Non sopperire alla sua pigrizia, ma favorire la sua autonomia, anche se i tempi si allungano. La famiglia si adegua ai tempi del bambino mentre lui si adeguerà a quelli della famiglia.
  7. Lodarlo ogni volta che riesce nel suo intento di alimentarsi da solo.

Infine, la regola fondamentale per insegnare ai bambini ad usare le posate è che non ci sono regole. I tempi e i modi di questa acquisizione possono cambiare molto da bambino a bambino e soprattutto da genitore a genitore dipendendo molto da quanto si investe in questo momento  senza considerarlo tempo perso. Ciò che è certo è che insegnare ai bambini a mangiare autonomamente accresce la loro autostima, la loro capacità di indipendenza e l’attitudine a relazionarsi con gli altri a tavola “come se fosse un gioco”.

Da qui, a fargli accettare anche un’alimentazione corretta il passo è breve.

Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
marina cammisa