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Sale e bambini: troppo nuoce alla salute fin da piccoli

Bambina con portasale

La ricerca del gusto salato va strutturandosi fin dalle prime fasi dello svezzamento. Da decenni, in nutrizione pediatrica, si sconsiglia di aggiungere sale da cucina (cloruro di sodio) alle pappe e questo allo scopo di non abituare il bambino al salato, che andrebbe poi ricercando per tutto il resto della vita, con i noti effetti sulla pressione arteriosa. Ben sanno, però, i pediatri che esiste anche nell’infanzia l’ipertensione ed è molto meno rara di quanto non si creda: in gran misura dipende proprio dall’eccesso di sale. Infatti, dopo lo svezzamento, i bambini iniziano a partecipare alla mensa degli adulti con la completa e immediata sospensione di ogni cautela rispetto al sodio presente.

Un recente studio americano su 6.200 bambini dimostra come a un maggiore consumo dietetico di sale corrispondono livelli significativamente maggiori di pressione. C’è da dire, invero, che quest’associazione è più evidente nei bambini in sovrappeso oppure obesi. Probabilmente l’eccesso di peso stesso rende l’organismo meno adattabile, oppure anche l’alimentazione di questi bambini con eccesso di peso, oltre a essere ricca in cloruro di sodio, risulta carente in altri micronutrienti protettivi. Il magnesio, il calcio e il potassio, infatti, riducono i livelli di sodio circolante. Il problema è che questi sali minerali “morigerati” sono presenti maggiormente nelle diete sane, ricche di frutta e verdura che si ritrovano, invece, più raramente tra le scelte dei bambini obesi.

A questo punto della discussione facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire quanto sale ècorretto assumere e quanto effettivamente ne assumiamo. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda un consumo di sale inferiore a 5 grammi (1 cucchiaino) al giorno. Nei bambini si consiglia invece la totale assenza di sale aggiunto fino ai 9 mesi, poi non più di 2 grammi fino ai 2 anni, per poi uniformarsi gradualmente ai quantitativi previsti per gli adulti, dai 7 anni in su. A fronte di queste indicazioni l’Oms stessa stima un consumo in Europa superiore ai 10 grammi al giorno, ovvero il doppio della dose massima indicata. L’Italia non si discosta dalla media europea e secondo recenti indagini il consumo di sale è pari a 10,9 grammi per gli uomini e 8,6 grammi per le donne.

Interessante è capire come facciamo a raggiungere questa enorme quantità di sale. In media, il 36% del cloruro di sodio assunto (34% nei bambini) è quello che aggiungiamo alle preparazioni domestiche (il sale “discrezionale”), e su di esso è evidentemente più facile operare una riduzione. Il sale è però direttamente presente negli alimenti. Stupisce i più che il maggiore apporto di sale (non aggiunto) venga dai cereali e dai loro derivati (42%), in particolare il pane; seguono gli apporti forniti da carne, pesce e uova, compresi affettati e prodotti in scatola (32%) e da latte e derivati (21%).

Cerchiamo ora di definire ora le scelte fondamentali per ridurre l’introito di sale:

  1. privilegiare frutta, verdura, legumi e tuberi freschi (o surgelati non lavorati);
  2. cuocere carne e pesce senza aggiungere sale (il sodio è già presente in natura);
  3. acquistare pane sciapo;
  4. salare la pasta poco e a fine cottura (o salare solo il condimento);
  5. nella scelta dei prodotti industriali (come cracker, patatine, snack eccetera) prediligere quelli senza sale aggiunto o a basso contenuto di sodio (leggere sempre la tabella nutrizionale);
  6. per condire sostituire il sale con spezie, erbe aromatiche, aceto, limone eccetera;
  7. limitare l’uso di carne e pesce in scatola;
  8. limitare l’uso di affettati e pesce affumicato;
  9. limitare l’uso di salsicce e wurstel;
  10. limitare l’uso di cibi pronti.

Attuando questo decalogo potrete facilmente diminuire le quantità di sale per l’intera famiglia e regalerete ai bambini una sana abitudine che potranno portare con sé nella loro vita da adulti.

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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Dott.ssa Assunta Martina Caiazzo
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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