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Cibo biologico sulle nostre tavole?

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L’esposizione a sostanze tossiche ambientali è purtroppo presente, nel nostro tempo, a qualunque età. Ci preoccupa però soprattutto quando avviene durante lo sviluppo, come è nel bambino, che può essere esposto agli inquinanti ambientali perfino già durante la vita intrauterina.
È vero che un bambino assume meno cibo in termini assoluti, ma rispetto al suo peso ne mangia comunque maggiori quantità dell’adulto, e perciò introduce anche maggiori quantità di sostanze tossiche, se queste sono presenti nel cibo. Nei primi mesi di vita inoltre l’immaturità delle difese gastrointestinali, dei meccanismi si detossificazione del fegato e di eliminazione delle scorie attraverso il rene, rende i nostri piccoli meno capaci di eliminare gli agenti tossici, con un potenziale danno che potrebbe manifestarsi in epoche di vita successive.

A livello legislativo sia l’Europa che l’Italia hanno stabilito che gli alimenti per l’infanzia, dunque soprattutto le formule lattee ma anche gli alimenti per il divezzamento, non devono contenere alcuna sostanza in quantità tali da mettere a rischio la salute dei piccoli consumatori. E i limiti ammessi per l’infanzia, secondo quello che si chiama il “principio di precauzione”, sono 10 volte più bassi di quelli ammessi nei cibi destinati a noi adulti.

Qualora dunque, per i più diversi motivi, non si vogliano utilizzare i prodotti dell’industria per l’infanzia, ma anche quando si inizia ad avvicinare il bambino alla mensa dei grandi, un buon modo di nutrirlo (e di nutrirsi!) può essere l’acquisto di prodotti biologici.

Il prodotto biologico è un prodotto dell’industria, dell’agricoltura o dell’ allevamento, derivato da un metodo di coltivazione, allevamento e trasformazione che utilizza solo sostanze naturali ed esclude l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, pesticidi) ed organismi geneticamente modificati, secondo regole precise messe a punto dalla Comunità Europea e recepite anche dall’Italia.

Per difendere le colture l’agricoltura biologica utilizza metodi naturali, ad esempio selezionando piante resistenti alle malattie e utilizzando metodiche di coltivazione come la rotazione delle colture (si evita di coltivare per diverse stagioni consecutive la stessa pianta sullo stesso terreno, evitando così che il terreno si impoverisca di sostanze nutritive ed impedendo ai parassiti di trovare l’ambiente adatto per proliferare), il piantare siepi e alberi (per creare una barriera per parassiti e inquinanti, oltreché un bel paesaggio!), la consociazione (piantare cioè piante diverse contemporaneamente, che siano l’una sgradita ai parassiti dell’altra), l’utilizzo di concimi naturali (letame, ma anche incorporare al terreno piante come trifoglio e senape); l’ intervento, se necessario, con sostanze naturali (minerali, animali o vegetali) o con metodi biologici (insetti che si nutrono di parassiti).

Anche gli allevamenti biologici usano metodi più rispettosi della Natura, dell’ambiente… e di noi umani. Ad esempio, non possono essere somministrati stimolanti sintetici della crescita o dell’appetito, né conservanti o coloranti, sottoprodotti animali, alimenti trattati con solventi o addizionati con agenti chimici, organismi geneticamente modificati o vitamine sintetiche. Perfino il numero di animali che l’azienda può allevare è limitato, e dipende dalla estensione di terreno disponibile. Non si possono usare razze ottenute con manipolazione genetica e si dà preferenza alle razze autoctone. Regole più rispettose anche del benessere dell’animale valgono pure per il trasporto del bestiame e per il loro abbattimento.

I prodotti alimentari lavorati dall’industria, poi, per essere etichettati come biologici devono avere almeno il 95% degli ingredienti certificati come biologici.

Ma chi ci garantisce sul rispetto delle regole?

Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali affida ad enti privati il compito di controllare in ogni fase il ciclo produttivo, e di verificare regolarmente il rispetto dei regolamenti da parte delle aziende biologiche, per concedere il marchio.

Dal punta di vista nutrizionale, infine, non esistono sostanziali differenze tra i prodotti di agricoltura biologica e quelli convenzionali. Alcune ricerche hanno anzi messo in evidenza nei biologici un maggior contenuto in vitamina C e sostanze antiossidanti, ma la ragione per farli entrare nella nostra alimentazione quotidiana non dovrebbe essere solo perché sono più salutari, ma anche perché contribuiscono anche alla salvaguardia dell’ambiente e perfino del paesaggio, aiutando a preservare inoltre la cultura e le tradizioni di ognuno dei bellissimi luoghi di cui si compone il nostro Paese.


Dott.ssa Assunta Martina Caiazzo
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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