L'impegno di Coop Equipe Medica
×

Guardiamo i nostri figli con l’occhio della salute

ciccio

L’eccesso di peso in età pediatrica è diventato un problema molto grave, che preoccupa sempre di più il mondo pediatrico perchè si tratta ormai di una vera e propria epidemia che coinvolge tutto il mondo e di un difficile problema di salute pubblica.

In Italia 1 bambino su 10 è obeso e 2 su 10 sono sovrappeso, anche se con delle variazioni da regione a regione e con un aumento del fenomeno dal Nord al Sud. E non possiamo più dormire sonni tranquilli con la speranza, tanto sbandierata in passato, che con lo sviluppo passa tutto perché ormai sappiamo che questa affermazione non è vera e che al contrario un bambino obeso avrà una probabilità dal 40% all’80%, che varia in base all’età in cui questa patologia compare, di essere un adulto obeso.

Tanta attenzione da parte del mondo medico non è legata alla convinzione, ormai invece dilagante nella società, che essere magri vuol dire essere belli, famosi, ricchi insomma vincenti nella vita ma perchè l’eccesso di peso in età pediatrica determina il manifestarsi, a breve o a lungo termine, di malattie gravi quali: l’ipertensione arteriosa, il diabete alimentare, ormai frequente anche nei bambini, la steatosi epatica (cioè l’accumulo di grasso nel fegato, che se non si ritorna al normopeso può evolvere in malattie del fegato ancora più gravi, fino anche alla cirrosi), valori di colesterolo e trigliceridi nel sangue più alti del normale, con la conseguenza di accelerare e anticipare i danni alle arterie e alle coronarie, problemi alla colonna vertebrale, alle ginocchia e ai piedi, per non parlare del disagio psicologico del bambino obeso che spesso viene deriso, emerginato e non accettato dai compagni.

E tutto ciò non lo sanno solo gli addetti ai lavori ma tutti ne siamo consapevoli, informati come siamo dai pediatri durante le regolari visite di crescita annuali e bombardati da televisione e giornali nei quali l’argomento è trattato fino alla noia.

Fatta questa premessa, rimango estremamente perplessa nel constatare, non solo di persona ma anche per l’esperienza ambulatoriale di altri colleghi pediatri e nutrizionisti, che l’obesità viene tuttora meno percepita come problema da parte dei genitori rispetto alla magrezza. In qualche modo, in realtà, questa cosa non dovrebbe stupire poi tanto: se vediamo genitori che intervengono estremamente preoccupati e in modo repentino di fronte ad un figlio magro, o percepito tale, è perché – in fondo alla mente di ognuno di noi – c’è una qualche forma di consapevolezza, magari rudimentale, che nella nostra società del benessere è impossibile che un figlio sia magro. Ciò che stupisce davvero è che la stessa, rapida, preoccupazione non ci sia per il rovescio della medaglia, l’accumulo di peso.

Se in alcuni casi ci può essere una difficoltà nell’accettare l’esistenza del problema, per quanto stigmatizzato dalla società (o forse proprio per questo), in altre situazioni, come verificato da alcune ricerche, in questi genitori è presente una vera e propria “dismorfofobia” nei confronti dell’aspetto dei propri figli.

La dismorfofobia è una alterazione dell’immagine reale (quella che vediamo con gli occhi!) sostituita da una immagine alterata, di solito più piacevole, che costruiamo nella nostra mente.

Alcune ricerche hanno dimostrato che sovente i genitori di bambini obesi li percepiscono solo sovrappeso mentre quelli di bambini sovrappeso li vedono normopeso, pensate una ricerca olandese che si avvaleva di sagome e modelli di varie corporature ha verificato che i genitori paragonavano i figli a figure molto più snelle delle realtà (anche inferiori di 1 o 2 taglie). Il problema è generalizzato, tant’è vero che molti genitori di figli normopeso li vedono “troppo magri”, e questo è tanto più frequente quanto più l’obesità è presente in vario grado nella famiglia.

Ad aggravare quest’aspetto, frequentemente questi genitori tendono a sottostimare quello che i figli mangiano e la loro sedentarietà, mentre la maggior parte di loro sovrastima le ore che i figli trascorrono in modo attivo: è esperienza comune quella di genitori di figli quasi rotondi per l’eccesso di peso che li descrivono invece dicendo “non sta fermo un momento”!

La situazione non è buffa come pare, bensì tragica. Il rischio infatti è che il mancato riconoscimento del problema da parte dei genitori porti alla sua mancata o distorta percezione anche da parte dei ragazzi.

Dunque imparare a riconoscere e soprattutto accettare l’eccesso di peso dei nostri ragazzi come una patologia da diagnosticare e curare al pari delle altre, è un importante primo passo per reindirizzarli in modo idoneo verso corretti stili di vita e di alimentazione e aiutarli a diventare degli adulti sani.


Dott.ssa Assunta Martina Caiazzo
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
caiazzo