L'impegno di Coop Equipe Medica
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Come parlare ai bambini di alimentazione?

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Questa domanda mi viene posta di frequente negli incontri che ho con i genitori o gli insegnanti. Tutti sono preoccupati di trovare le parole giuste per spiegare ai bambini che nell’alimentazione corretta bisogna variare gli alimenti, moderare i consumi ed equilibrare carboidrati, proteine e lipidi con un occhio attento alle vitamine e alle fibre di frutta e verdura.

“Dottoressa, mio marito non mangia verdure!”.

Tutti sono preoccupati di decantare le qualità di una prima colazione completa, vero primo pasto della giornata che dovrebbe rappresentare quasi il 20% dell’introito calorico quotidiano e che è un momento importante per assumere latte o derivati indispensabili per raggiungere la quota di calcio consigliata per star bene.

“Dottoressa, io al mattino prendo un caffè e via… non ho proprio il tempo!”.

Tutti sono preoccupati di consigliare uno spuntino a scuola che rappresenti un break di energia che non impegni troppo la digestione, possibilmente piccolo, sano, povero in grassi ed additivi, che sia fatto di frutta o che ne contenga, o comunque scelto con attenzione leggendo le tabelle nutrizionali riportate sulle confezioni.

“Dottoressa, al supermercato è il bambino che decide gli acquisti, altrimenti capricci a non finire!”.

Tutti sono preoccupati di presentare in modo originale ed adatto i legumi, in modo che i piccoli apprezzino questo dono della natura, povero in grassi e molto ricco in proteine che costituisce, unito alla pasta ed un po’ di verdura, un pasto completo da preparare più volte alla settimana.

“Dottoressa, in casa mia i legumi 1 volta ogni 15 giorni e naturalmente passati!”

Tutti sono concordi nel giudicare patatine, bibite, merendine farcite, caramelle e cioccolate alimenti da consumare solo occasionalmente e con molta parsimonia perché sono una importante concausa di sovrappeso e obesità, ma che fanno male anche a chi è magro e/o disappetente perché contengono grassi aggiunti e zuccheri dannosi per la salute.

“Dottoressa, il mio bambino non mangia nulla, compro queste cose apposta per lui e poi, devo confessare, piacciono anche a me!”

Tutti sono concordi nel ritenere che l’alimentazione deve essere un momento di incontro per la famiglia, in cui, oltre a dividere gli stessi piatti, si condividono sapori, odori, emozioni, colori, tradizioni che rappresenteranno il nostro bagaglio emotivo‑affettivo che ci accompagnerà nella vita da adulti in qualunque parte del mondo.

“Dottoressa, solo la domenica riusciamo a mangiare insieme… poi la TV!”

Credo che il primo consiglio per parlare ai bambini di corretta alimentazione sia: “NON PARLATE LORO DI ALIMENTAZIONE”. Ogni genitore sa che per insegnare ai bambini a parlare bisogna sforzarsi di parlar bene, sa che per insegnare a comportarsi correttamente bisogna avere una condotta esemplare, sa che per insegnare il rispetto delle persone e dell’ambiente bisogna sapientemente applicarlo. Perché non dovrebbe essere lo stesso con l’alimentazione? Quest’ultimo ambito di educazione è stato negli anni trascurato per vari motivi: i nostri bisnonni vivevano la guerra ed era una benedizione poter mangiare; i nostri nonni avevano poco ed erano abituati e contenti di condividerlo; i nostri genitori cominciavano ad avere tanto a disposizione, ma non erano preparati a controllarlo; noi ci siamo trovati sommersi da una offerta alimentare che siamo incapaci di gestire sia per noi , che per i nostri figli.

Ebbene, nasce una nuovo obbligo nell’educazione familiare, quello della corretta alimentazione e nessuno deve sottrarsi alla sua buona pratica quotidiana.

Questo tipo di educazione, esattamente come tutto ciò che nasce e si sviluppa in famiglia, deve essere trasmessa per osmosi, deve essere patrimonio dei grandi che la condividono con i piccoli, deve essere convinzione non artefatta dall’obbligo del sentito dire o dal così fan tutti. Il “parlare” di alimentazione riserviamolo ai momenti in cui i bambini ci faranno delle domande, ed anche allora, se non saremo preparati nella risposta, poco importa. Intanto loro, i nostri figli, avranno imparato a mangiar bene seguendo il nostro esempio!


Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
marina cammisa