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Il bambino non mangia: come superare la monotonia alimentare

Rifiuto del cibo

“Dottore, il bambino non mangia, vuole solo pasta e latte, quando va bene anche un po’ di carne”. È questa una situazione di cui spesso parlano i genitori al pediatra: molti bambini, o ragazzi, nessuna età è esclusa, seguono una alimentazione ripetitiva, dove solo alcuni alimenti vengono ammessi, più frequentemente pasta e carne, e dove ogni tentativo di far accettare nuovi cibi è inutile, se non addirittura controproducente. Questa monotonia alimentare, che all’inizio procura molta preoccupazione alle famiglie, pian piano cede il posto alla rassegnazione, sostenuta dal fatto che il piccolo comunque cresce. Per fortuna, aggiungerei io, perché la natura è talmente meravigliosa e autoriparatrice che, fino a che può, mette in atto tutti i meccanismi compensatori di cui è capace per salvaguardare l’individuo.

Ma siamo certi che l’accrescimento, l’attenzione, l’intelligenza sarebbero le stesse se il bambino-ragazzo avesse una alimentazione più ricca e completa? Inoltre, se per carboidrati, proteine e lipidi pensiamo di soddisfarne il fabbisogno energetico quotidiano, possiamo dire la stessa cosa per gli oligoelementi, le vitamine e i sali minerali? Direi di no. Per avere una sana alimentazione gli alimenti devono essere vari ed equilibrati nelle proporzioni perché, come ripetiamo spesso, è questa l’unica possibilità che abbiamo di contribuire alla buona salute attuale e futura dei nostri figli.

Ma oggi vorrei soffermarmi su un altro aspetto del problema. In molti casi questo rifiuto ostinato nei confronti di nuovi alimenti nasconde bambini con una incapacità a condividere il rapporto con la famiglia, in cui il cibo è solo il capro espiatorio e lo sfogo dei conflitti. Oppure si tratta di ragazzi che nel tentativo di distinguersi, differenziarsi ed accentrare l’attenzione dei compagni, rifiutano ciò che è risaputo faccia bene, sfidando le convenzioni sociali e le regole stabilite, anche alimentari.

In ogni caso si tratta di un disagio non risolto che potrebbe riflettersi sugli altri momenti della vita. Relazioni familiari insufficienti e apparentemente rispettose delle esigenze di ognuno (“mangia ciò che vuole”), nascondono la difficoltà dei genitori di dare delle regole e perseverare nel farle rispettare. I bambini/ragazzi invece hanno bisogno di regole precise, non affermate con la forza dell’imposizione, ma con la sicurezza della verità e la costanza dell’esempio. Non devono essere scaricate le preoccupazioni o le insicurezze del nucleo familiare sull’alimentazione.

Mangiare è un rito che si ripete più volte al giorno, tutti i giorni della nostra vita, per cui bisogna sforzarsi di renderlo il più indipendente possibile dalle difficoltà familiari per conferirgli un carattere giocoso di condivisione. Attenzione dunque ai bambini/ragazzi che presentano questo “sintomo”, lo chiamo così, perché è di patologia che potrebbe trattarsi. Intanto consiglio di:

  1. coinvolgerli nell’organizzazione del menu settimanale che soddisfi, a rotazione, le esigenze di tutti;
  2. farli collaborare nella preparazione dei piatti e della tavola;
  3. offrire loro un clima sereno a tavola;
  4. preparare regolarmente anche alimenti che loro non mangiano, per il piacere del resto della famiglia, senza offrire alternative;
  5. non caricare di troppe aspettative il pranzo;
  6. parlare con gli adolescenti, magari con l’aiuto del pediatra, dell’importanza di una alimentazione completa;
  7. farli mangiare alla mensa scolastica, anche se rimanessero a digiuno, senza compensare a merenda questi eventuali digiuni.

 Non ci sono ricette né comportamenti precisi sicuramente vincenti. C’è solo una applicazione quotidiana e tanta disponibilità. All’ascolto e all’attenzione.

Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
marina cammisa