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L’appetito e la nascita del comportamento alimentare

Il sistema di controllo dell’assunzione di cibo si è modellato in milioni di anni di evoluzione per accumulare l’energia degli alimenti, in un ambiente dove i nutrienti non erano sempre disponibili e potevano essere raggiunti solo grazie ad intenso lavoro muscolare (raccolta/caccia). Così quello che si è sviluppato è un sistema complesso e ridondante, finalizzato all’accumulo di grasso… per i “tempi di magra”! Il sistema poi non regola soltanto l’assunzione di cibo ma influenza anche la spesa energetica. In questo processo sono coinvolti ormoni come l’insulina e la leptina e altre molecole dai nomi bizzarri, il cui ruolo è ancora in parte ignoto, tra cui NPY, AgRP, POM, alfaMSH, CART etc. L’appetito rappresenta solo uno dei tanti elementi che determinano il comportamento alimentare, soprattutto se si considera la disponibilità di cibo è cambiata molto, ma del tutto di recente, almeno rispetto ai tempi con cui si misura l’evoluzione.

I primi tre anni di vita sono centrali per lo sviluppo delle abitudini alimentari. Queste infatti non sono innate, ma è possibile indirizzarle poiché sono il risultato di un processo di apprendimento nel quale sono coinvolte la famiglia e la scuola, ma anche i media e la società tutta.

Negli ultimi venti anni gli esperti hanno cercato di analizzare le condizioni che predispongono a certi modi di alimentarsi. Per esempio se il bimbo si abitua al sapore dolce o a porzioni voluminose e poco caloriche, successivamente continuerà a ricercare il “dolce” e a cercare e mangiare porzioni grandi anche quando i cibi sono più concentrati in energia. La presenza del dolce (zucchero o altro) inoltre copre il contenuto di grassi, di conseguenza è facile assumere molte calorie occulte. Verrebbe facile pensare che basterebbe allora vietare ai bambini dolci e preparati molto calorici per risolvere il problema, ma non è così, perché ciò indurrebbe un aumento del loro gradimento; invece, è soprattutto importante che il loro consumo venga contenuto, e che esso non interferisca con l’assunzione degli alimenti fondamentali durante i pasti. Il bambino poi, come anche l’adulto, quando prova disagio, può tendere a ricercare consolazione nel cibo se i suoi genitori, incapaci di interpretare le sue reali esigenze, hanno risposto in passato con la sola offerta di cibo alle situazioni di disagio. Ance il condizionamento sociale e l’imitazione rappresentano elementi interessanti, basti pensare alla comune esperienza di bambini che a casa non mangiano mai, mentre a scuola le maestre riferiscono che mangiano tutto. È utile che i genitori sappiano che si può aumentare il gradimento di nuovi cibi (o anche di cibi in precedenza accettati e consumati regolarmente, e poi d’improvviso nettamente rifiutati) attraverso un’offerta ripetuta in un contesto sociale favorevole, e anche che i piccoli mangiano più facilmente un cibo se anche un adulto, soprattutto un adulto di riferimento (genitori, insegnanti, parenti stretti), lo fa; è perciò molto importante che i genitori lavorino molto sulla correzione del proprio stile di vita per trasferirne uno più sano ai propri figli.

Insomma, una volta di più si sottolinea che la corretta gestione dell’alimentazione del bambino nei primi anni di vita ha una enorme importanza, e va attuata con grande attenzione  e cura in quanto pone le basi per le condotte alimentari dell’età adulta.


Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
dott. federico mordenti pediatra - alimentazione bambini by coop