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L’obesità infantile è in aumento… cosa può fare la Scuola?

Nei Paesi a più elevato tenore socio-economico il sovrappeso e l’Obesità stanno diventando una vera epidemia che avanza con tassi allarmanti soprattutto tra i bambini di età scolare.
La Task Force Internazionale contro l’Obesità prevede che entro il 2010 in Europa 1 bambino su 3 sarà sovrappeso e 1 su 4 obeso.

In Italia la prevalenza di sovrappeso e obesità pediatrica è la più elevata d’Europa e ciò è ancora più preoccupante se si pensa che il rischio per i bambini obesi di esserlo anche da adulti è di 2-6 volte superiore rispetto ai normopeso.

L’obesità infantile rappresenta pertanto un problema per la salute pubblica sia perché predispone, come detto, al rischio di sviluppare obesità in età adulta, sia perché favorisce lo sviluppo di molte malattie, come l’ipertensione arteriosa, il diabete, le alterazioni dei grassi nel sangue, ecc…
L’aumento di sovrappeso/obesità in età pediatrica è il risultato dell’interazione di molti fattori, primi tra tutti un’alimentazione non equilibrata e la sedentarietà.

In particolare, se analizziamo le abitudini alimentari dei nostri scolari, gli errori che più frequentemente si evidenziano sono:

  • scarsa abitudine alla colazione;
  • assenza di almeno uno dei 5 pasti auspicabili (colazione, 2 pasti principali, 2 spuntini);
  • elevato consumo di fuori pasto;
  • elevato consumo di alimenti ricchi di grassi animali (burro) e di grassi vegetali di cattiva qualità (come olio di palma e cocco, ricchi di grassi saturi), rispetto ai grassi vegetali di qualità ottimale (olio extravergine di oliva);
  • scarso consumo di frutta e verdura;
  • uso eccessivo di bevande dolcificate e succhi di frutta;
  • porzioni eccessive per l’età.

Poiché la maggior parte dei bambini consumano almeno 2 pasti a scuola (spuntino metà mattina e pranzo) sarebbe indubbiamente utile ed auspicabile che in tutte le scuole si tenessero Corsi di Educazione Alimentare per i ragazzi, accompagnati però sempre da altri Corsi di Formazione, finalizzati questi ultimi a:

– Insegnanti, che accompagnano i bambini a mensa e li seguono mentre consumano il pasto;
– Cuochi e addetti alle cucine, che preparano – e spesso servono – i cibi consumati a mensa;
– Genitori, cui spetta il compito di adottare in casa abitudini alimentari più corrette.

Molto spesso la mensa scolastica non riscuote molto successo presso i bambini, e di conseguenza neppure presso i loro genitori (nonostante questi ultimi non ne usufruiscano direttamente, e dunque difficilmente siano in grado di giudicare davvero sulla qualità dei cibi serviti!). Come risultato, spesso una buona parte del cibo non viene consumata mentre, contrariamente a quanto prescritto dai regolamenti scolastici, ai bambini che sono più affamati vengono servite porzioni doppie.

Mentre in questi ultimi vi è dunque un eccessivo introito calorico che quasi sicuramente continuerà anche nei pasti successivi e nei vari fuoripasto, i bambini che non consumano il pasto a scuola, sicuramente introdurranno nel corso del pomeriggio e a cena una quantità eccessiva di cibo, in ciò giustificati e perfino sostenuti da genitori e nonni, preoccupati per il mancato consumo del pranzo.

Pochi si rendono conto del circolo vizioso negativo che si è venuto a creare, e la scuola finisce così, spesso involontariamente, per contribuire in negativo, anziché in positivo, a modificare lo stile alimentare dei nostri ragazzi.

Sarebbe invece auspicabile che essa possa rappresentare un efficace baluardo a difesa dell’apparentemente inesorabile aumento dell’obesità, ma tale può diventare solo attraverso l’informazione e la formazione di tutti coloro che alla scuola ed alle sue attività sono interessati: bambini, insegnanti, personale addetto alle mense e famiglie.


Dott.ssa Assunta Martina Caiazzo
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
Dott.ssa Assunta Martina Caiazzo