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Obesità infantile

Obesità infantile

Lo scorso novembre ho partecipato ad un congresso internazionale che si è tenuto a Bruxelles, organizzato per celebrare il ventesimo anno della fondazione di un organismo europeo, l’E.C.O.G. (European Childhood Obesity Group), che si occupa dei problemi legati all’obesità infantile. Si tratta di un gruppo di esperti in varie discipline, che mettono la loro esperienza al servizio di un problema comune ed importante che ormai riguarda tutte le Nazioni Occidentali.

In Europa il 20% dei bambini è in sovrappeso ed un terzo di essi è obeso. L’Italia è percentualmente ai primi posti in questa classifica ed in particolare le regioni meridionali. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito l’obesità la nuova epidemia del nostro secolo. In particolare quella infantile è importante perché favorisce lo sviluppo di molte malattie dell’età adulta, che non solo riducono la durata della vita, ma rappresentano anche una notevole spesa per le nazioni.

La sede del congresso non è stata scelta a caso: infatti il 2010 rappresenta un momento chiave per la Commissione Europea che deve valutare le azioni già compiute e programmare dei progetti comuni per limitarla.

Alla Commissione, in un consesso svoltosi nel Parlamento Europeo, l’ECOG ha chiesto interventi rapidi che siano:

1. PRECOCI: favorire l’allattamento al seno almeno fino a 6 mesi, correggere le abitudini alimentari delle famiglie, incoraggiare buoni livelli di attività fisica, informare sui vantaggi di buoni ritmi di sonno.

2. DI COMUNITA’: agire non solo sui singoli, ma sulle comunità; infatti i bambini che vivono in aree economicamente svantaggiate sono più a rischio di diventare obesi.

3. DI FORMAZIONE: preparare gli operatori sanitari, perché molti di loro ignorano o sottostimano il problema.

4. DI SCELTE AGRICOLE: favorire la riduzione dei prezzi degli alimenti salutari (frutta e verdura) in modo da facilitarne l’acquisto anche da chi è economicamente svantaggiato.

5. DI CONTROLLO DELLA PUBBLICITA’: obbligare le industrie a vedere i bambini non solo come dei consumatori passivi da convincere, ma rispettare la loro salute migliorando la qualità dei prodotti.

6. DI GRUPPI DI CONSUMATORI: rendere i consumatori arbitri delle loro scelte attraverso acquisti consapevoli, esigendo etichettature chiare e limitando i “claims” cioè le dichiarazioni miracolistiche del prodotto a fatti reali dimostrati oggettivamente.

7. DI COORDINAZIONE: creare una rete di collaborazione ed iniziative comuni nelle nazioni europee che metta a servizio di tutti le idee, le esperienze e le ricerche di ognuno. Limitare il diffondersi della mentalità e delle abitudini alimentari che sono alla base del paradosso del nostro tempo e cioè: “Milioni di bambini che soffrono di obesità a fronte di milioni di bambini che muoiono di fame”.

Mentre ascoltavo tutto questo, mi domandavo, perplessa, come fosse stato possibile che, per il “dio profitto”, avessimo potuto usare ed abusare dei nostri figli!

Che possiamo fare nel nostro piccolo?

Cercare di riappropriarci dei nostri sani principi e metterli in pratica attraverso una alimentazione moderata, fatta di cibi salutari, soprattutto frutta e verdura, di cibi che provengano dalle nostre aree geografiche e siano di stagione, nel rispetto dell’ambiente. Dobbiamo guardare al di la delle nostre case, perché noi siamo i responsabili del nostro pianeta! Non farci travolgere dalla pubblicità che ci vuole supini ed ignoranti. E poi… giocare, camminare, salire, saltare insieme ai nostri figli, verso un futuro di salute migliore.


Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
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