Allattamento

I vantaggi del latte materno, l’alimento migliore per il neonato

Sono innumerevoli i benefici per il bambino, ma anche per la mamma: vediamo quali con il professor Andrea Vania.

allattamento al seno

Completo, salutare, naturale, il latte materno dovrebbe essere l’alimento esclusivo almeno fino ai 6 mesi di vita dei bambini. Senza pari dal punto di vista nutrizionale, secondo la Società italiana di neonatologia, riduce del 36% il rischio di Sids (sindrome da morte improvvisa del lattante) e del 52% le possibilità che il bambino sviluppi la celiachia. E non mancano i vantaggi anche per la mamma, come ci spiega il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past president dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group.

Che cosa rende unico il latte materno?

“È l’alimento dinamico per antonomasia. Anche il vino, l’aceto o la frutta cambiano nel tempo, ma non lo fanno tanto quanto il latte materno, che cambia da quando il bambino nasce fino alla fine dell’allattamento, cambia persino nel corso della giornata e cambia anche all’interno della stessa poppata. Nessun latte di formula può avere le stesse caratteristiche”.

I 3 tipi di latte materno

La sua composizione, unica e inimitabile, subisce esattamente tre trasforma­zioni:

  • Il colostro: dopo il parto il corpo della mamma produce in piccole quan­tità un latte denso e colloso, particolarmente ricco di proteine e sali mi­nerali per far fronte al calo fisiologico del neonato nei primi giorni. Con­tiene, inoltre, tutto ciò di cui ha bisogno il bambino per costruire un forte sistema immunitario: immunoglobuline, lattoferrina, globuli bianchi e li­sozima. È molto digeribile e aiuta il bambino a espellere le prime feci (il meconio) e a prevenire l’ittero neonatale. È davvero importante, quindi, che il bambino riesca ad attaccarsi al seno già nelle primissime ore dalla nascita (poppata precoce), non solo per i preziosi nutrienti del colostro, ma anche per stimolare la produzione del latte.
  • Latte di transizione: verso il terzo giorno dal parto il latte diventa più chiaro e cremoso. Si riduce il contenuto di proteine e di immunoglobuline, mentre aumenta quello di grassi e zuccheri, necessari per la crescita dei tessuti cerebrali e fonte di energia.
  • Latte maturo: dieci-quindici giorni dopo il parto, il seno produce un latte perfetto, che seppur apparentemente più acquoso, offre al bambino tutto il nutrimento di cui ha bisogno. Il latte maturo, inoltre, cambia la sua composizione non solo nel corso del­le settimane e dei mesi, ma anche nel corso della giornata e di una singola poppata proprio per adattarsi il più possibile alle necessità del bambino.

Al mattino, il latte materno è più ricco di grassi e il bambino si sazia più velocemente.

All’inizio della poppata il latte materno è più ricco di acqua e di zuccheri per sod­disfare la sete del bambino. Man mano che succhia, gli zuccheri diminui­scono e aumentano le proteine, mattoncini importanti per la sua crescita. Verso la fine della poppata, i grassi aumentano molto, non solo come riserva di energia, ma anche per saziare il piccolo.

Quali sono i principali benefici sulla salute del neonato?

“Il latte materno è ricco di elementi che rafforzano il sistema immunitario e proteggono dalle infezioni. Aiuta nello sviluppo della flora batterica, che migliora il funzionamento dell’intestino. Riduce il rischio di manifestazioni più gravi della celiachia. Ma di benefici ce ne sono molti altri. Per esempio, molto probabilmente – anche se ancora non c’è la completa certezza – evita l’insorgere di allergie alimentari, per lo meno per tutto il tempo che dura l’allattamento”.

I nutrienti presenti nel latte materno

  • Proteine: le proteine del latte umano sono di altissima qualità biologica, perché contengono tutti gli aminoacidi essenziali, importanti per la cre­scita e la salute del piccolo. Questi sono 3-4 volte maggiori rispetto al latte vaccino nel primo mese di vita, quando la velocità di crescita è mas­sima. Importanti proteine presenti nel latte materno sono l’alfalattoalbu­mina che migliora la crescita delle cellule cerebrali e la lattotransferrina che aumenta l’assorbimento di ferro.
  • Grassi: la quantità, ma soprattutto la qualità, dei grassi nel latte materno varia molto in base al tipo di alimentazione della mamma, durante la gior­nata e nel corso della stessa poppata. I grassi del latte materno apporta­no acidi grassi essenziali importanti per lo sviluppo del sistema nervoso e della retina dell’occhio e, a livello intestinale, aumentano l’assorbimento di calcio, minerale importante per la crescita ossea del bambino.
  • Zuccheri: il latte materno è anche particolarmente ricco di un tipo di zuc­chero chiamato lattosio. Questo svolge importanti funzioni per la salute del neonato. Oltre a favorire l’assorbimento del calcio e a migliorare l’u­tilizzazione delle proteine, favorisce lo sviluppo della flora intestinale che funge da barriera contro le infezioni gastrointestinali.
  • Sali minerali e vitamine: come tutti gli altri tipi di latte, anche il latte materno contiene poco Ferro, ma questo ha un’alta biodisponibilità. Il ne­onato ha abbondanti riserve di Ferro immagazzinate nel fegato e nella milza, e un’alta concentrazione di globuli rossi nel sangue. La presenza di vitamina E, inoltre, svolge una preziosa azione antianemica e antios­sidante. Infine il rapporto calcio/fosforo è ben equilibrato e consente un buon assorbimento di questi importanti minerali.
  • Immunoglubuline A: oltre a svolgere un’azione antiallergica, queste im­munoglobuline proteggono l’apparato respiratorio e intestinale del neo­nato.

Ci sono effetti a lungo termine?

“Se l’allattamento è condotto rispettando i ritmi e le necessità del poppante, aiuta a sviluppare stili alimentari corretti: il bambino impara infatti a mangiare quando ha fame e fino a quando è sazio. Inoltre, i bambini allattati al seno hanno, per tutta la vita, livelli più bassi di colesterolo nel sangue”.

L’allattamento al seno fa bene anche alla mamma?

“Sì, è protettivo verso il cancro al seno e aiuta a recuperare il peso pre-gravidanza, dal momento che produrre il latte costa energia, che viene in gran parte dai depositi di grasso. Dal punto di vista psicologico, il contatto bocca-seno rafforza la diade madre-bambino. L’allattamento funziona, fino a un certo punto, anche da anticoncezionale e non solo perché riduce nella donna il desiderio sessuale, ma perché contrasta l’impianto di embrioni nell’utero. Non è vero, invece, che provochi un peggioramento della vista: è solo un fenomeno fisiologico e passeggero dovuto alla disidratazione, così come lo è il fatto che cadano più capelli”.

Cosa si dovrebbe fare per estendere ulteriormente la pratica dell’allattamento al seno?

“Anche se va meglio rispetto a una ventina di anni fa, c’è ancora molto da fare, in particolare per evitare che l’allattamento venga interrotto dopo i primi mesi. Escludendo i casi di agalattia e ipogalattia, ovvero di assenza o insufficienza della secrezione lattea, il vero ostacolo non è la mancanza di volontà, quanto le difficoltà oggettive. La legge tutela solo le mamme che hanno un contratto a tempo indeterminato, per tutte le altre spesso la scelta è tra allattare o perdere il lavoro. Però ci si può organizzare, anche se è impegnativo: se la mamma produce latte in abbondanza lo può congelare – si mantiene fino a 6 mesi –, ma poi ci deve essere la collaborazione dei familiari e dell’asilo nido”.

Prof. Andrea Vania - Alimentazione bambini

Prof. Andrea Vania Professore, Pediatra (presidente ECOG; consiglio direttivo SIO)

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