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Preparare una cena adeguata dopo la mensa scolastica: alcuni consigli

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La mensa scolastica nasce nel primo dopoguerra col nobile e caritatevole scopo di sfamare i bambini più poveri che frequentavano la scuola. Oggi il suo compito è ben diverso. In una società moderna in cui il benessere fa da padrone e c’è un’ampia diffusione e consumo di “cibo spazzatura”, la mensa scolastica ha un importante ruolo educativo: insegnare ai suoi piccoli utenti a mangiare bene, per garantire benessere e salute.

Le sue caratteristiche qualitative e quantitative vengono descritte nelle Linee Guida Nazionali, un  documento  fondamentale elaborato da esperti in Igiene degli alimenti e Nutrizione per il Ministero della Salute. Anche a livello regionale, in Italia, vengono preparate Linee Guida per la ristorazione collettiva, riprendendo quelle nazionali e arricchendole di direttive per esaltare le tradizioni, l’agricoltura e i prodotti locali.

Tutti i pasti, nel rispetto anche del capitolato d’appalto di ogni comune, dovrebbero essere equilibrati nutrizionalmente e sicuri da un punto di vista igienico-sanitario, garantendo tutti i nutrienti necessari a una corretta crescita del bambino. Quindi fornire una buona fonte di carboidrati (col primo piatto e il pane), proteine (col secondo), fibre, vitamine, minerali e fitonutrienti (con il contorno di verdure e la frutta).

Anche se la maggior parte dei bambini vorrebbe mangiare tutti i giorni pasta asciutta, cotoletta con contorno di patatine, la mensa scolastica deve garantire un menù più vario possibile, rispettando la stagionalità degli alimenti, il km zero (se possibile) e le tradizioni culinarie locali, tesoro da trasmettere ai bambini che sono la generazione futura.

Quando la mensa garantisce tutto questo, bisogna che le mamme continuino l’educazione nutrizionale cominciata nel refettorio scolastico anche a casa.

Quindi… “mamma, cosa si mangia stasera?”.

La prima cosa da fare è avere una copia del menù scolastico. Il menù è pubblico e dovrebbe essere esposto a scuola in maniera visibile a tutti. Potete comunque chiederne una copia alla scuola o al vostro Comune. Spesso lo si trova anche già sul sito del Comune. Sapere cosa ha mangiato vostro figlio a scuola è importante per poter variare a cena, senza rischiare di preparare lo stesso hamburger offerto a scuola anche la sera a casa.

Attenzione alle proteine! Di solito i menù scolastici hanno il difetto di essere troppo ricchi di proteine rispetto al reale fabbisogno del bambino. Se sapete per certo che vostro figlio consuma tutto il secondo, non abbondate a cena con le proteine (carne, affettati, formaggi etc.). Una minestra con pochi legumi o condita con del formaggio grattugiato, potrebbe bastare a coprire il fabbisogno proteico, soprattutto nei bambini più piccoli (asilo nido e scuola dell’infanzia).

Cosa mangia oggi e domani. Se a mensa si è mangiato carne e domani ci sarà il formaggio, a cena variate con del pesce o una frittata al forno. L’importante è che il bambino – ma del resto anche l’adulto! – non mangi sempre lo stesso alimento, ma abbia un’alimentazione più varia possibile, cercando di rispettare le frequenze suggerite dalla dieta mediterranea.

Quando ci sono i legumi. I legumi sono una buona fonte di proteine e, abbinati ai cereali, garantiscono tutti gli aminoacidi essenziali. Un piatto con pasta e fagioli, quindi, non dovrebbe essere seguito da un secondo. In mensa spesso c’è, sia per accontentare le mamme, sia per giustificare il prezzo del buono-mensa. Se ciò accade, a cena servite una cena povera in proteine. Per esempio un minestrone condito con (poco!) formaggio grattugiato o una minestra con (poco!) formaggio fresco dentro.

Vietato fare il bis. Spesso accade con la pasta asciutta. Informatevi con l’insegnante presente in mensa se ciò accade. È sbagliato fare il bis perché questo porterà il piccolo a non consumare il resto del pasto, soprattutto la verdura e la frutta. Se poi il bimbo è in sovrappeso, questa cattiva abitudine può solo peggiorare la situazione. Cercate di limitare le calorie a cena se il piccolo, nonostante le vostre richieste e raccomandazioni alle maestre (e nonostante sia un comportamento vietato dai regolamenti della ristorazione scolastica) ha fatto il bis di pasta e ha finito il pasto, oppure offrite solo un secondo con verdura e frutta se il bambino ha mangiato solo tanta pasta a mensa.

All’uscita di scuola sta morendo di fame. È probabile, non perché in mensa si mangi poco o male, ma semplicemente perché dalla fine del pasto all’uscita da scuola passano più di 3 ore. Se nello zainetto trovate il panino o la frutta della mensa, significa che vostro figlio si è saziato con i primi due piatti. All’uscita della scuola, quindi non cedete alla tentazione di preparare un panino farcito al piccolo scolaro affamato, ma riproponete il panino della mensa col pomodoro o un filo di marmellata, o la frutta. Fare una merenda abbondante porterebbe a non avere fame a cena e a entrare in un brutto circolo vizioso.

Se non lo mangi a mensa lo ritrovi a cena. Può sembrare crudele, ma se il bambino rifiuta di mangiare alimenti salutari come legumi, pesce o verdure, è bene che la mamma li riproponga a casa. È dimostrato, infatti, che sono necessari circa 15 assaggi ripetuti in un breve periodo, affinché il bambino apprezzi un alimento all’inizio a lui sgradito. Non farlo mangiare in mensa quando c’è un piatto che a lui non piace è come fargli saltare l’odiata ora di matematica. È poco educativo e controproducente: “Si impara a mangiare come si imparano le tabelline: ripetendole”. È così che mi hanno insegnato ed è questo che dovete ricordare quando a cena ripresenterete gli spinaci scartati a mensa.

Mamma, non scoraggiarti!

W la scuola, W la mensa e W la mamma.

Dott.ssa Maria Anna Tomaselli
Dietista
Tomaselli