Svezzamento

Svezzamento: le 10 cose da non fare

Dott.ssa Marina Cammisa Pediatra

Lo svezzamento è il periodo in cui si passa da una alimentazione esclusivamente lattea ad una in cui si introducono alimenti solidi.

Svezzamento: le 10 cose da non fare

È difficile svezzare un bambino?

In teoria non lo è. Questo dovrebbe essere uno dei momenti più importanti e belli nella vita alimentare di un bambino e della sua famiglia, ma purtroppo spesso diventa fonte di ansie e di tensione tra i genitori. I bambini, a volte, avvertono questa preoccupazione e reagiscono, in base al loro carattere, rifiutando o diventando selettivi nella scelta.

Cosa ci deve tranquillizzare?

La consapevolezza che lo svezzamento è una fase di passaggio naturale nella vita di ogni individuo che dall’alimentazione esclusivamente a base di latte lo traghetta verso l’alimentazione della sua famiglia.
Sarebbe bene però che, indipendentemente dalle proprie abitudini e convinzioni alimentari, durante lo svezzamento si evitassero alcuni errori frequenti in modo da rendere il più possibile naturale, fisiologico e utile questo periodo.

LE 10 COSE DA NON FARE DURANTE LO SVEZZAMENTO

1 – Anticiparsi troppo.
Introdurre alimenti solidi non è una gara tra bambini, dove vince il più bravo. Dopo anni di incertezze si è convenuto che bisogna aspettare i 6 mesi compiuti in quanto l’allattamento materno o quello con latte adattato forniscono tutti gli elementi nutritivi sufficienti per far crescere bene il bambino fino a questa età.

Inoltre a 6 mesi il lattante raggiunge la maturazione neurologica e anatomica che gli permettono di stare seduto, accettare il cucchiaino e digerire alimenti diversi. Cominciare prima non cambia le cose, anche quando non si fosse osservato l’aumento di peso previsto, perché un rallentamento della crescita è possibile e fisiologico prima dei 6 mesi.

2 – Essere monotoni nell’offerta degli alimenti.
La monotonia del gusto è legata a preparazioni sempre uguali. Invece verdure di stagione e spezie, variamente combinate, arricchiscono gli alimenti di nuovi sapori rendendoli, peraltro, più simili al gusto del latte materno, che il piccolo conosce già. Così i cereali che sono i primi alimenti da introdurre con il divezzamento diventano gustosi e sempre diversi. Anche nella scelta dei cereali si può spaziare: riso, mais, tapioca, misti …, compreso il grano, cioè le pastine. Queste ultime per molto tempo venivano posticipate nella convinzione che potessero causare la celiachia, mentre oggi sappiamo che una loro precoce introduzione ne facilita la diagnosi.

3 – Essere troppo insistenti.
Ogni bambino ha i suoi tempi nell’accettazione del cucchiaino che deve imparare a non respingere con la lingua. Inoltre deve accettare il distacco dalla mamma-fonte di alimento. Per quest’ultimo motivo è consigliabile non far coincidere il divezzamento con altri momenti che si posso rivelare fonte di stress per il piccolo come l’ingresso al nido o l’allontanamento della mamma per la ripresa del lavoro.
Se il piccolo non vi sembra pronto, sospendete il divezzamento e riprovate dopo qualche giorno.

4 – Aspettarsi che mangi tutto quello che preparate.
Non ci sono quantità di alimenti uguali per tutti i bambini. I piccoli hanno una notevole capacità di autoregolarsi che dovremmo imparare a rispettare e che dipende anche dalla quantità di latte che continuano ad assumere. Per questo seguire uno schema troppo rigido come se divezzare equivalesse a una medicalizzazione non porta a buoni risultati. Questo è un atteggiamento ormai superato che dà fiducia ai genitori e restituisce ai pediatri l’immagine di educatori.

5 – Sostituire o eliminare un alimento che non è gradito.
Tutti noi abbiamo delle preferenze alimentari in rapporto alle caratteristiche delle nostre papille gustative, alle regioni da cui proveniamo e alle abitudini alimentari delle nostre famiglie. Quando però ci accorgiamo che un alimento non risulta gradito al lattante non è corretto eliminarlo dalla dieta, infatti anche lui ha bisogno di più assaggi perché gli diventi familiare. Buoni risultati si ottengono offrendolo all’inizio del pasto, quando ha maggiore appetito, o allontanandolo per qualche giorno dalla sua tavola per poi reintrodurlo. Se fin dall’inizio vengono usate verdure, spezie e alimenti comunemente usati nella nostra cucina, sarà poi più facile e rapido per lui stare a tavola con noi e condividere la nostra alimentazione.

6 – Avere paura delle allergie alimentari
Queste sono una realtà che può verificarsi, ma ritardare l’introduzione di alcuni alimenti come pomodoro, uovo e pesce non risolve il problema. Molti studi dimostrano che le popolazioni che introducono più precocemente un alimento sono percentualmente meno a rischio di essere allergici allo stesso. Un esempio ne è il burro di arachidi che in Israele viene somministrato nei primi mesi di vita e ha un numero considerevolmente minore di soggetti allergici alle arachidi rispetto all’America, dove l’introduzione è più tardiva.

7 – Offrire alimenti dolci.
Gli alimenti che contengono zuccheri come bevande, cioccolate, gelati o simili sono alimenti naturalmente graditi dai bambini perché rappresentano una continuità con il gusto dolce del latte. Per questo non sono necessari durante il divezzamento perché “legano” il piccolo al gusto dolce e predispongono al sovrappeso (spesso il confine tra le giuste quantità sfugge alla famiglia).

8 – Aggiungere il sale agli alimenti.
Gli alimenti diversi dal latte materno o dalle formule contengono di per sé quantità di sale più che sufficienti, e perfino eccessive nel caso dei formaggi stagionati e degli insaccati, per cui la sua aggiunta, almeno nei primi 2 anni di vita è inutile. Potrebbe essere addirittura dannosa nei soggetti geneticamente predisposti all’ipertensione e all’arteriosclerosi. Il periodo del divezzamento potrebbe essere un buon momento per correggere anche gli errori alimentari della famiglia in modo da prepararsi al nuovo ospite.

9 – Usare televisore o altri metodi di distrazione.
I bambini devono imparare fin da subito che la pappa è un momento a sé, non vi devono essere distrazioni che ne aumentano il numero dei bocconi né, tanto meno, aeroplanini che volano con i cucchiaini! Diamo la possibilità al bambino di entrare in contatto con il cibo con tutti i sensi: gusto, olfatto, vista e tatto. Facciamogli usare prima le mani per toccare i nuovi alimenti e poi passiamo all’uso del cucchiaino in modo da rendere sempre più partecipe il piccolo di un momento gioioso ed importante che si ripeterà più volte al giorno e per tutta la vita.

10 – Tenere per troppo tempo i bambini lontani dalla tavola dei grandi.
Il divezzamento è un periodo di passaggio che varia da bambino a bambino a seconda del suo grado di maturazione neurologica e anche di curiosità alimentare. L’evoluzione successiva sarà quella di sedersi alla tavola insieme al resto della famiglia. Per questo, anche se per qualche tempo i bambini mangeranno alimenti diversi, sarebbe bene farli partecipare ai pasti dei grandi già dal momento in cui cominciano a mantenere la schiena dritta nel seggiolone. Questo permetterà loro di condividere i profumi, i colori, gli umori e i sapori della cucina che rappresenta la culla della cultura e delle tradizioni alimentari familiari. I piccoli cominciano così a sentirsi parte di un tutt’uno e si abituano con meno sforzo e progressivamente alla tavola dei grandi della quale diventeranno parte attiva non più tardi dei 18-24 mesi.

Il divezzamento è un momento fisiologico e imprescindibile che tutti i bambini, di tutte le culture, di tutti i ceti sociali e a tutte le latitudini affrontano e spesso in modo molto diverso. Potrebbe essere anche il periodo in cui gli adulti riconsiderano e correggono la loro alimentazione per prepararla a questo nuovo commensale?