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Risposta del giorno

Sostegno all’allattamento

Nome:
Età del bambino:
Sesso:
Comune: Avellino
Domanda: Salve, scrivo in merito a un problema che mi sta demoralizzando molto.Il mio bimbo di 2 mesi e mezzo fino a tre settimane fa cresceva benissimo (circa 200 gr a settimana con allattamento esclusivo al seno). Da quel momento, ha iniziato a ridurre drasticamente la durata delle poppate restando attaccato al massimo per 5 minuti. Inizialmente, non mi sono preoccupata ma purtroppo da allora, e per tre settimane consecutive, la crescita è rallentata (circa 100 gr a settimana). Se provo a insistere, il bambino diventa irrequieto e poco dopo rigurgita anche quel poco che ha mangiato. Il pediatra mi ha detto di aggiungere tre biberon di LA da 120 ml, ma il mio bimbo non ne vuol sapere; non ha mai preso neanche il ciuccio e allo stesso modo, nonostante ripetuti e continui tentativi, rifiuta il biberon. Sono disperata perché non so più come alimentarlo.
continua
marina-cammisa pediatra - alimentazione bambini by coop

Dott.ssa Marina Cammisa

Pediatra

Gentile Romina, verso i 3 mesi più o meno, i bambini allattati al seno mostrano una apparente flessione della crescita. A volte questa flessione può essere più accentuata, e qualche volta può effettivamente avere una causa organica. Dunque farei fare un esame delle urine completo e un’urinocoltura con conta colonie ed antibiogramma, perché una infezione delle vie urinarie, non visibile ma diagnosticabile con un’urinocoltura, può determinare scarso accrescimento. A parte questa possibilità da escludere via esami, continuerei in ogni caso ad offrire al piccolo il seno, anche con maggiore frequenza. Il fatto che il piccolo non voglia bere latte formulato e soprattutto che non pianga disperato per la fame dopo solo 5 minuti al seno, la dovrebbe rassicurare sul fatto che il suo latte è sufficiente per le richieste di suo figlio. Il numero di volte maggiore compenserà il ridotto tempo durante il quale è attaccato, sempre che suo figlio voglia davvero prenderne di più.

Due punti importanti, su quanto ho detto prima. Il primo: ho volutamente usato il termine “offerta”… Il cibo (tutto, seno incluso) si offre, non si dà con insistenza. Se lo vuole, suo figlio ne prenderà; se non ne vuole, evidentemente non ne sente il bisogno. D’altra parte questo lo ha probabilmente già capito da sola, dato che dice “Se provo a insistere, il bambino diventa irrequieto e poco dopo rigurgita anche quel poco che ha mangiato”. Il secondo punto è strettamente collegato a questo: spesso i genitori ritengono che quando il bambino sta attaccato al seno per pochi minuti, questo significhi che la produzione di latte è scarsa. Non è necessariamente così, a meno che il bambino non pianga quando si stacca e continui a cercare. Ma se questo non avviene, il motivo è opposto a quella che è la nostra ipotesi! Cerco di spiegarmi meglio: la produzione di latte e la crescita del bambino “si rincorrono” fino a circa 6 mesi. Dunque, man mano che il bambino cresce, il latte prodotto prima non basta, e il bambino sta attaccato più a lungo. Questo stimola la liberazione di prolattina dall’ipofisi materna, e quest’ormone fa aumentare la produzione di latte. Ma il latte aumenta di più di quel che serve in quel momento, e dunque il bambino si attacca per tempi più brevi, perché ha bisogno di meno tempo per prendere quanto gliene serve. Intanto però cresce ancora, e la rincorsa continua…

Concludo con una raccomandazione. Non dovrebbe pronunciare la parola “disperata”, abbia pazienza, non si lasci prendere dallo sconforto, non ce n’è ragione. Lei è certamente una bravissima mamma attenta e queste piccole difficoltà non devono demoralizzarla. Mi faccia sapere.

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