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Acqua e bambini: un decalogo per bere bene

Acqua e bambini: un decalogo per bere bene

L’acqua è vita, si dice. Eppure si beve troppo poco. In particolare, il 58% dei bambini beve meno di un litro al giorno e solo un genitore su due si informa su quanta acqua abbiano bevuto i loro figli, come affermato dagli esperti durante il convegno della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) “Bere bene per crescere bene”. “I bambini non bevono a sufficienza anche perché tendono a ignorare la sete”, spiega il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past president dell’ECOG, l’European childhood obesity group. Per aiutare i genitori a orientarsi, i pediatri della Sipps hanno realizzato un decalogo con le dieci cose da sapere sull’acqua in età pediatrica. “È fondamentale educare i bambini a bere nei pasti e fuori dai pasti, facendo vedere che lo facciamo anche noi”, continua il professor Vania, che ha partecipato attivamente alla stesura del decalogo.

Professore, perché l’acqua è un elemento così importante e che cosa comporta bere poco?
“È importante perché qualsiasi reazione chimica all’interno del nostro organismo avviene nell’acqua. Questo deriva direttamente dal fatto che la vita sulla terra ha avuto origine nell’acqua. Non bere a sufficienza comporta uno stato di disidratazione e può avere tutta una serie di conseguenze, che dipendono dal grado di disidratazione e dall’età di chi si disidrata. E quanto più un bambino è piccolo, tanto più può disidratarsi: sotto l’anno, bastano 24 ore di disidratazione per raggiungere una condizione non compatibile con la vita”.

Come capire se un bambino è disidratato?
“I sintomi più semplici della disidratazione sono debolezza, fatica muscolare, confusione mentale. Con i bambini piccoli si può capire facilmente dallo stato della pelle: se il bambino è disidratato, la pelle diventata più flaccida e, come si dice in medichese, ‘plicabile’, ovvero tende a restare piegata dopo un pizzicotto. Se però il bambino è florido e tondetto, questo aspetto si coglie meno. Sempre, ma ancor di più in questo caso, ci può aiutare controllare il peso: una disidratazione si considera lieve se si verifica fino al 5% di perdita di peso, è di medio grado tra il 5% e il 10% di perdita di peso, è grave oltre il 10% di perdita di peso. Nel bambino piccolo, sono variazioni di peso di piccola entità”.

Ma quanta acqua devono bere i bambini, a seconda dell’età?
“Innanzitutto bisogna sapere che il fabbisogno di acqua è maggiore nei bambini che negli adulti. Sotto i 6 mesi di età, il fabbisogno è di 120 ml per chilo, e in genere basta il latte materno. Dai 6 mesi ai 3 anni, il fabbisogno è di 90 ml per chilo. Dopo i 3 anni, il fabbisogno diventa di circa 70 ml per chilo. Ma attenzione: si fa riferimento all’acqua totale e va quindi considerata anche l’acqua che si assume con il latte, le verdure, la frutta o persino con la pasta, di cui la metà del peso, da cotta, è dovuto proprio all’acqua”.

Non è semplice educare i bambini, in particolare quelli più piccoli, a bere. Qualche consiglio?
“Il bambino abituato al latte non accetta infatti facilmente l’acqua, soprattutto quando gli viene data con il biberon, che lui associa al seno e all’allattamento. Può essere quindi più facile farlo bere con una tazza a becco d’anatra o con un bicchiere”.

Quale acqua bisogna dare ai bambini?
“Al di fuori dell’acqua da utilizzare per la diluizione del latte vaccino o per la preparazione delle formule, che dev’essere oligominerale, se non ci sono ragioni mediche specifiche l’acqua da dare ai bambini dev’essere un’acqua normale o, per essere più precisi, un’acqua mediominerale, con un buon contenuto di sali minerali, e in particolare di calcio. Può anche essere di rubinetto, purché non sia un’acqua dolce, ma sia invece un’acqua dura, cioè appunto ricca di minerali”.

E come si fa a sapere se l’acqua del rubinetto è dura o dolce?
“Se quando si lavano le mani, la schiuma che si forma è poca e va via facilmente, allora è acqua dura. Se invece si forma tanta schiuma, che non si riesce ad eliminare, allora l’acqua è dolce, e ha troppi pochi sali minerali”.

Non può essere un problema anche l’eccesso di cloro?
“Sì, ma si può risolvere facilmente facendo bollire l’acqua, dal momento che il cloro è volatile. Con l’ebollizione, però, i sali si depositano sul fondo, per cui l’acqua va poi mescolata prima di essere consumata. Un’altra soluzione è imbottigliare l’acqua dal rubinetto prima delle 10 di sera e lasciare la bottiglia aperta per una notte, in modo che evapori il cloro: va fatto prima di quell’ora, perché in genere la clorazione dell’acquedotto avviene verso mezzanotte”.

Nel caso si scelga l’acqua minerale, a quali aspetti bisogna prestare attenzione?
“Innanzitutto, come abbiamo detto prima, non dev’essere acqua oligominerale, salvo non ci siano precise ragioni mediche. Non deve neanche avere un eccesso di fluoro e di nitrati. Deve invece avere buone quantità di sali minerali: il residuo fisso dev’essere tra i 500 e i 1000 mg per litro. Va anche verificato che il quantitativo di calcio sia alto: almeno 100 mg per litro, meglio se più alto”.
Purché i bambini bevano, vanno bene anche succhi di frutta e bibite zuccherate?
“Ovviamente, ma lo sapete già, la risposta è no. Bisogna anzi evitare che nell’educare i bambini a bere rientrino succhi, bibite e persino spremute. I bambini devono imparare a bere acqua”.

Prof. Andrea Vania
Pediatra
Prof. Andrea Vania