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Alimentazione e bambini: consigli ed errori da non commettere

Alimentazione e bambini: consigli ed errori da non commettere

Troppe proteine e zuccheri semplici, troppo poco ferro e il sale già introdotto nelle prime pappe: lo studio Nutrintake, che ha riunito un campione di oltre 400 mamme invitate a redigere un diario alimentare dei cibi consumati dai loro figli tra i 6 e i 36 mesi, ha rivelato squilibri rilevanti nelle abitudini alimentari dei bambini italiani. All’eccesso di proteine (il 50% dei piccoli fino a 12 mesi ne assume una quantità doppia rispetto a quella consigliata, e si sale fino al triplo nei bambini con età superiore a un anno), di sale e di zuccheri semplici, fa da contraltare una carenza nell’assunzione di ferro. “I pediatri in genere forniscono indicazioni giuste, ma molte volte i genitori le rispettano poco” spiega il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past-president dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group. “Questo succede per una serie di motivi, tra cui le controspinte che agiscono all’interno della famiglia, per cui capita che le madri si trovino in conflitto con le nonne o altri ‘esperti’ sulle scelte alimentari, oppure succede che sia il genitore stesso a giudicare sbagliate le disposizioni del pediatra, stimando, ad esempio, troppo esigua la quantità di cibo consigliata”.

Professor Vania, quali possono essere i rischi per la salute dei bambini provocati da una dieta sbagliata fin dai primi mesi di vita?
“Consumare una quantità eccessiva di proteine nel primo e nel secondo anno di vita può causare problemi di successiva obesità, che solo in parte possono essere bilanciati dall’allattamento al seno che, proprio in virtù dei suoi effetti protettivi, dovrebbe essere esteso almeno a tutto il primo anno d’età e, possibilmente, anche al secondo. Poiché il latte materno è molto ricco di colesterolo rispetto al latte vaccino, uno dei benefici assicurati dall’allattamento è quello di allenare l’organismo del bambino a gestirlo in vista del momento in cui verrà assunto con gli alimenti esterni. L’assunzione precoce di sale può essere invece dannosa perché favorisce la possibilità di sviluppare danni al cuore e alle arterie. Può inoltre comportare anche ripercussioni ai reni che, seppur non ancora completamente dimostrate, sono probabili dal momento che l’apparato renale dei bambini piccoli non è ancora capace di metabolizzare eccessive quantità di sodio e di scarti, ad esempio proteici. Infine, per quanto riguarda i pericoli legati a una carenza di ferro cronica, ci possono essere rischi di minori o più lente acquisizioni cognitive da parte dei bambini, dal momento che il ferro incide sullo sviluppo cognitivo e intellettivo, non solo sull’anemia”.

Come dovrebbe comporsi, invece, una dieta bilanciata adatta ai più piccoli?
“Un’alimentazione bilanciata dovrebbe essere il più possibile orientata al consumo di alimenti di origine vegetale e, quindi, dovrebbe prevedere una grande quantità di legumi e di proteine vegetali, come quelle contenute ad esempio nel seitan e nella soia. Dovrebbe comprendere, seppure in piccole quantità, anche proteine animali, come quelle presenti nella carne, nel pesce, nelle uova e nei formaggi”.

Le mamme italiane tendono ad introdurre il sale negli alimenti dei loro figli già prima dell’anno d’età. Sono convinte, infatti, che rendere più saporiti i cibi faciliti lo svezzamento. Ma è giusto un simile comportamento?
“È del tutto sbagliato e inopportuno introdurre il sale nelle pappa dei bambini. Anche alcune aziende produttrici di omogeneizzati usano il sale nella preparazione dei loro composti, ma, per fortuna, sono sempre di meno quelle che lo fanno. Infatti, almeno tre delle principali ditte hanno già cambiato la formulazione dei loro prodotti. Usavano arricchire gli omogeneizzati di sale, pur sapendo che è dannoso per i bambini, solo per andare incontro alle preferenze dei genitori. I prodotti vengono confezionati per compiacere le aspettative degli acquirenti, anche quando, come in questo caso, questi ultimi non coincidono affatto con il consumatore finale. È importante far capire alle mamme che non si facilita l’accettazione della pasta aggiungendo il sale perché il bambino non conosce il gusto salato, è abituato al sapore dolce del latte materno, quindi trova saporita anche una pappa priva di sale, almeno finché il sale non lo abbia provato!”.

La carenza più grave riscontrata dalla ricerca Nutrintake è quella di ferro: quasi nessuno dei bambini raggiunge la dose giornaliera raccomandata. Quali sono gli alimenti ricchi di questo micronutriente?
“Nessun alimento naturale, per quanto ricco di ferro, è sufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero per i bambini di quest’età, a meno di non darne quantità troppo elevate, che darebbero problemi di altro genere, a partire dall’eccesso proteico. È necessario ricorrere agli alimenti arricchiti di ferro, come i cereali e le pastine arricchite, e il latte fortificato in ferro. A tal proposito, mi preoccupa che l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ndr) abbia di recente comunicato che l’uso del latte di crescita, o di tipo 3, non apporta vantaggi all’alimentazione del bambino nel primo anno di vita. Ma il latte di crescita contiene metà delle proteine del latte vaccino ed è anche più ricco di ferro, quindi in realtà è in linea con la proposta, sempre dell’EFSA, di usare alimenti arricchiti, e potrebbe risolvere alcuni degli squilibri riscontrati nella dieta dei più piccoli. In Italia, del resto, è difficile reperire cereali arricchiti di ferro, quindi consumare il latte di crescita si rivela essere la soluzione più semplice per provvedere al giusto apporto giornaliero di questo micronutriente”.

Dopo i 12 mesi, le mamme commettono anche l’errore di considerare i bambini dei piccoli adulti: abbandonano l’alimentazione per l’infanzia, uniformandola a quella del resto della famiglia. Quando è più corretto che avvenga questo passaggio?
“L’ideale, almeno per quanto riguarda gli alimenti di più difficile assunzione come la carne, sarebbe attendere i 15-18 mesi per inserire gli stessi piatti degli adulti, anche se, nella mia personale valutazione, è comunque preferibile che il bambino, anche a quell’età, continui comunque a seguire una alimentazione più adeguata alla sua età, sia per quantità e qualità dei cibi che per le preparazioni, che dovrebbero essere il più possibile specifiche per l’infanzia”.

 

Prof. Andrea Vania
Pediatra
Prof. Andrea Vania