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Allattamento al seno e coccole rendono i bambini più svegli

Allattamento al seno e coccole rendono i bambini più svegli

Fa bene alla salute, ma fa bene anche al cervello. Secondo una ricerca coordinata da Wieslaw Jedrychowski dell’Università Jagiellonian di Cracovia, in Polonia, pubblicata di recente sull’European journal of pediatrics, l’allattamento materno aumenta il quoziente intellettivo del bambino. I ricercatori polacchi hanno seguito per alcuni anni 468 bambini e misurato a più riprese il loro QI: è emerso che i bambini allattati al seno hanno abilità cognitive più alte e un QI proporzionato al numero di mesi in cui sono stati allattati. Ma quale ingrediente “magico” contiene il latte materno? Gli autori della ricerca non sono riusciti a dare una risposta. Lo chiediamo alla pediatra Margherita Caroli, consulente del Ministero della salute e dell’Unione europea, temporary advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità, nonché former president dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group.

 

Anche nella nostra rubrica L’esperto risponde, pediatri e nutrizionisti non si stancano di sottolineare come l’allattamento materno sia fondamentale per lo sviluppo del bambino. Perché?
“In effetti, perché faccia così bene non lo sappiamo ancora. Del latte materno continuiamo a scoprire nuove proprietà e nuove sostanze che hanno benefici sulla salute del bambino. Ad esempio alcuni zuccheri modificano l’ambiente microbico intestinale e la ripartizione dei principi nutritivi aiuta a regolare il metabolismo di zuccheri, proteine, grassi e in particolare del colesterolo. Inoltre i bambini allattati al seno hanno meno probabilità di essere obesi prima dei sette anni e si ammalano di meno, soprattutto di malattie gastroenteriche. Ma non solo, perché nell’allattamento c’è un reciproco scambio che fa bene anche alla mamma: la percentuale di donne che sviluppa un cancro al seno è infatti negativamente correlata all’allattamento”.

E fino a quando deve durare l’allattamento?
“Dal punto di vista nutrizionale, almeno fino a sei mesi, come prescrive l’Organizzazione mondiale della sanità. Ma dopo i sei mesi il latte va integrato. Nel secondo semestre di vita, il bisogno di alcuni nutrienti come il ferro e lo zinco non può più essere soddisfatto dal solo latte materno, che pur presenta una maggiore disponibilità di questi nutrienti, e di conseguenza è necessario iniziare la somministrazione di alimenti solidi. D’altronde è la stessa evoluzione del corpo che lo chiede: a quell’età crescono i dentini e il bambino impara a portarsi il cibo alla bocca”.

Secondo la ricerca di Wieslaw Jedrychowski, oltre ad assicurare una buona salute ai bambini, l’allattamento aumenta anche il loro quoziente intellettivo. Come è possibile?
“Intanto occorre distinguere tra allattamento al seno e latte materno. Sono due cose diverse, solo nell’allattamento al seno c’è un rapporto fisico, di scambio, di riconoscimento reciproco tra madre e figlio. L’allattamento non è solo una questione nutrizionale, ma anche affettiva, che gioca un suo ruolo nello sviluppo cognitivo del bambino. Prenderei però con le pinze il rapporto diretto tra allattamento e quoziente intellettivo. Basti pensare che l’allattamento è più frequente nelle classi socio-economiche più avvantaggiate: il QI dipende allora solo dall’essere stati allattati o c’è anche un fattore sociale? Dal punto di vista nutrizionale comunque può essere che alcuni peptidi non vengano utilizzati per il loro contenuto in aminoacidi, ma abbiano un significato funzionale diventando neuropeptidi che creano migliori sinapsi tra i neuroni”.

Uno studio della Washington University School of Medicine di St. Louis, negli Stati Uniti, sostiene che l’amore materno rende i bambini più svegli. È così?
“L’affetto fa crescere quanto il cibo e con questo voglio spezzare una lancia a favore delle mamme che, magari perché impegnate con il lavoro, non possono allattare. L’affetto ha un valore incommensurabile e anche l’allattamento con il biberon può essere un gesto di dolcezza e amore. Voglio citare un esperimento del dodicesimo secolo fatto da Federico II di Svevia, che oltre a essere imperatore era anche uno scienziato. Federico II voleva scoprire se esiste una lingua che un bambino può istintivamente parlare senza che nessuno gliela insegni. Per questo prese venti bambini e li affidò ad altrettante nutrici, che avevano il compito di dar loro da mangiare, farli crescere, con il divieto assoluto, però, di parlare. Di questi bambini nessuno superò i due anni di vita”.

Insomma, le coccole rendono più intelligenti?
“Le coccole fanno bene allo sviluppo psicofisico del bambino. C’è anche una malattia, il cosiddetto ‘ospitalismo di Spitz’. Renè Spitz studiò la crescita di bambini ricoverati per molto tempo in ospedali o istituzionalizzati in orfanotrofi. Ebbene, la carenza di affetto determinata dall’assenza o dalla prolungata separazione dalla madre, provocava nei bambini una riduzione della crescita, una predisposizione alle malattie e di conseguenza un’elevata mortalità”.

Dott.ssa Margherita Caroli
Pediatra
Dott.ssa Margherita Caroli