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Allattare al seno fa bene a bambino e mamma

Allattare al seno fa bene a bambino e mamma

Allattare al seno fa bene al neonato, al lattante e anche alla mamma: fino ai 6 mesi di vita dà al bambino tutti gli elementi per crescere forte e protegge la mamma dalle malattie. Sano e anche economico, l’allattamento al seno non è però così diffuso quanto dovrebbe, come evidenziato dal Position statement sull’allattamento al seno e uso del latte materno/umano sottoscritto dalle principali società pediatriche italiane. Se nei primissimi giorni di vita del neonato comincia ad allattare al seno oltre il 90% delle mamme, alla dimissione dall’ospedale la percentuale scende al 77%, a 4 mesi diventa il 31% e a 6 mesi si riduce a solamente il 10%. Le ragioni? Gran parte della colpa va a una normativa che non aiuta davvero le mamme che lavorano, come spiega con il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past president dell’ECOG, l’European childhood obesity group.

Professor Vania, perché il latte materno è indispensabile per la crescita del bambino?
“Perché, dal punto di vista della composizione, è il latte migliore per la quantità e la qualità delle proteine, degli acidi grassi e delle vitamine che contiene. C’è un terzo fattore ed è la funzionalità: il latte materno ha elementi che sono funzionalmente più validi per la crescita del bambino. Un esempio? Anche se non se ne parla mai, il latte materno è ricco di una sostanza tanto criticata in questo periodo, l’acido palmitico, un acido grasso che, nella posizione in cui si trova nei grassi del latte materno, è molto utile al bambino perché è facilmente assimilabile, ben digeribile e, grazie a queste caratteristiche, aiuta l’intestino ad evacuare meglio. Allattare al seno, inoltre, è assolutamente rispettoso dei bisogni nutrizionali del bambino: quando il neonato smette di succhiare vuol dire che è sazio, mentre con il biberon si tende sempre a farglielo finire, anche se non ce n’è motivo”.

Il latte di formula non può essere un valido sostituto?
“Le formule sono l’unico sostituto possibile in caso di mancanza di latte materno e attualmente sono il massimo ottenibile dal punto di vista tecnologico, nel senso che cercano di replicare gli effetti funzionali che il latte materno ha sulla crescita del bambino. Tra gli aspetti del latte materno che però non sono replicabili dalle formule c’è la dinamicità, cioè il cambiare composizione nel tempo. Il latte materno cambia dall’inizio del periodo di allattamento a quando si smette, verso gli 1-2 anni del bambino: alla nascita è estremamente ricco di proteine e povero di grassi, poi le proporzioni si invertono. Il latte materno cambia anche all’interno della giornata, dalla mattina alla sera, e cambia all’interno della singola poppata. Ma c’è anche un altro elemento del latte materno che manca alle formule”.

Quale?
“Nelle formule non sono ancora riproducibili, e forse non lo saranno mai, alcune funzioni protettive e immunitarie del latte materno: i linfociti, i globuli bianchi, gli anticorpi sono componenti che non si possono mettere in una formula e, inoltre, questi cambiano da mamma a mamma. Ma detto questo, ripeto, in mancanza di latte materno non c’è alternativa alle formule”.

Fino a quando bisognerebbe allattare?
“Se possibile, l’allattamento al seno esclusivo dovrebbe durare fino ai 6 mesi circa, quando è opportuno passare all’alimentazione complementare, introducendo nuovi cibi. Ma se la mamma ha ancora latte e l’allattamento fa bene al benessere della diade madre-figlio, è bene andare anche oltre. Questa diade, però, per la crescita del bambino e per lo sviluppo corretto del rapporto madre-figlio, a un certo punto deve interrompersi: un allattamento al seno prolungato non aiuta questo distacco, se vissuto come un mantenimento della dipendenza del bambino dalla mamma”.

Ma è vero che allattare al seno fa bene anche alla mamma?
“ Sicuramente sì. Secondo studi datati, ma ancora validi, allattare al seno protegge dal cancro alla mammella. Inoltre è un contraccettivo naturale, dal momento che riduce la fertilità nel periodo in cui si allatta. Contribuisce anche alla contrazione dell’utero e al ritorno in forma della mamma, perché aiuta a ritrovare il peso-forma. Ma solo se la mamma segue una corretta alimentazione”.

Allora perché secondo lei le mamme italiane smettono troppo presto di allattare, come denunciato nel Position statement sull’allattamento al seno?
“Innanzitutto credo che quei dati si riferiscano solo all’allattamento esclusivo al seno: se si include anche l’allattamento complementare probabilmente la percentuale di madri che allattano dopo i sei mesi è più alta. In ogni caso, le mamme smettono di allattare anche perché in Italia non hanno una protezione reale. Sì, c’è la legge 1204 del 1971 a tutela delle lavoratrici madri, ma vale solo per chi ha il posto fisso e non per chi ha un contratto a progetto, part-time o la partita Iva”.

In mancanza di una legge che tuteli davvero tutte le mamme, come si può riuscire a conciliare allattamento al seno e lavoro?
“Una possibilità per le mamme è quella di rivolgersi alle reti di supporto di donatrici volontarie. Ma anche noi pediatri potremmo fare di più, per esempio invitando sin dall’inizio le mamme che dovranno riprendere presto a lavorare e che hanno latte in abbondanza, a tirarlo e a congelarlo, visto che può resistere congelato anche fino a 6 mesi”.

Prof. Andrea Vania
Pediatra
Prof. Andrea Vania