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Attualità

Bambini capricciosi? Servono poche regole, chiare e coerenti

Una bambina viene sgridata

“Non lo voglio, non mi piace, ancora un po’, basta, ho detto no, no e no!”. I capricci iniziano a manifestarsi quasi improvvisamente intorno al secondo anno di vita e poi si presentano con forza nell’adolescenza: due periodi che sono come “guerre per l’indipendenza” in famiglia, in cui i genitori devono sapere come destreggiarsi, per il loro benessere, ma anche e soprattutto per quello dei loro figli. Dire sempre di sì a ogni richiesta non va bene, così come opporre un fermo rifiuto a prescindere, minacciando punizioni esemplari. “Con i bambini capricciosi servono poche regole, chiare e coerenti”, spiega la pediatra Margherita Caroli, consulente dell’Unione europea, temporary advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità, nonché former president dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group.

Dottoressa Caroli, perché verso i due anni i bambini iniziano a fare i capricci, si lamentano, piangono e protestano per il cibo, per l’ora della nanna o per quella per giocare? Di che cosa sono “sintomo” i capricci?
“A un anno e mezzo, due anni di età, il bambino comprende che è un’entità diversa dalla mamma o dal papà e vuole mettere alla prova il proprio potere. Inizia quella che io definisco una guerra di indipendenza, ovvero il ‘periodo del no’. A quell’età, inoltre, nel bambino non si è ancora sviluppato il super-ego, quella coscienza che permette di avere un atteggiamento critico verso se stessi e di capire se un comportamento o una presa di posizione sono ammissibili e realizzabili o meno. I bambini hanno solo coscienza di sé ed è quindi normale che facciano i capricci”.

Come devono comportarsi i genitori? Meglio essere rigidi e severi oppure cedere ogni tanto ed essere più permissivi?
“Non bisogna accontentare sempre i bambini, perché è attraverso i ‘no’ che imparano a crescere e a rapportarsi con gli altri. Ma allo stesso tempo dire sempre ‘no’ è sbagliato, perché è come se il bambino non avesse alcun diritto. Va trovata una via di mezzo, caso per caso e capriccio per capriccio, dando al bambino poche regole semplici, coerenti e comprensibili, in cui l’eventuale punizione sia proporzionata al cattivo comportamento. Altrettanto sbagliato minacciare e non punire, così si perde ogni credibilità agli occhi del proprio figlio, che senza l’autorità dei genitori rischia di diventare prepotente, maleducato e aggressivo”.

Spesso i capricci sono legati all’alimentazione. I bambini tendono a non assaggiare cibi nuovi e a volere sempre le stesse cose. Come superare quella che voi medici definite neofobia?
“Senza fare ‘effetto ristorante’, ovvero senza dare alternative. Con l’alimentazione bisogna essere fermi, non cedere perché altrimenti i bambini approfittano della debolezza. Per introdurre nuovi piatti conta molto l’atmosfera, che deve essere serena, positiva, armoniosa, senza sfide o intimidazioni. Ma c’è qualche trucchetto, per esempio far leva sulla fame del bambino e quindi presentargli un nuovo alimento come prima portata, magari alleggerendo la merenda o la colazione precedenti. E in una casa in cui ci sono più figli e ognuno può avere gusti differenti, un giorno si accontenta uno, un giorno si accontenta l’altro: in questo modo si trasmette l’idea che si è una famiglia, in cui si vive rispettandosi reciprocamente”.

Come è meglio spiegare ai bambini che non possono essere sempre accontentati e che ci sono delle regole da seguire?
“Dando appunto poche regole ma chiare, temperate dall’affetto e dalle lodi quando si verificano comportamenti positivi. I bambini sono adorabili serpentelli, sanno benissimo dove potersi incuneare per ottenere quello che vogliono. Meglio fermarli subito, altrimenti prendono il soppravvento. Ma io mi preoccupo anche dei bambini che non fanno capricci, vuol dire che sono dominati dai genitori”.

Qual è invece il rischio a dire sì a ogni richiesta del proprio figlio?
“Vuol dire lasciare il bambino abbandonato a se stesso e causargli grandissime difficoltà a vivere con gli altri. Con i capricci bisogna trovare una giusta misura: se per esempio quanto guardare la tv lo devono decidere i genitori, quale cartone animato vedere lo può scegliere il bambino”.

Dott.ssa Margherita Caroli
Pediatra
Dott.ssa Margherita Caroli