L'impegno di Coop Equipe Medica
×

Attualità

Bambini obesi in Italia: uno su tre è sovrappeso

Bambina sovrappeso

Varietà ed equilibrio. Sono queste le due regole d’oro per arginare il sovrappeso e l’obesità infantile, un fenomeno che, anche in Italia, ha assunto le dimensioni di una vera e propria epidemia, interessando quasi un bambino su tre. Ma ce n’è un’altra, forse ancora più importante, ed è il rispetto delle regole: regole che i genitori devono porre con consapevolezza ed autorevolezza, regole che i figli devono rispettare senza fare troppi capricci. “In un mondo ideale sono i genitori a decidere quantità e qualità dei cibi che i bambini devono mangiare, e non viceversa come troppo spesso accade per amore del quieto vivere” spiega il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e presidente dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group.

Professor Vania, quali sono i dati più recenti sull’obesità infantile in Italia?
“Secondo la terza indagine dell’osservatorio Okkio alla salute promosso dal ministero della Salute, tra il 2008 e il 2012 il fenomeno del sovrappeso e dell’obesità infantile nella fascia tra 8 e 9 anni è diminuito di circa il 2,5%. Il calo, seppur lento, c’è stato, ma complessivamente oltre il 30% dei bambini è in condizioni di sovrappeso o di obesità, con percentuali più alte nelle regioni del centro e del sud Italia. Non bisogna quindi abbassare la guardia”.

Da dove bisogna partire per contrastare l’obesità infantile?
“Innanzitutto occorre che famiglie, ma anche gli stessi pediatri, inizino a non sottovalutare il problema dell’obesità infantile. Le prime, infatti, tendono a pensare che sia soltanto una questione estetica che si risolve da sola con il passare del tempo, mentre i pediatri di famiglia, per la fretta e per la mole di lavoro, spesso si limitano a dare consigli troppo generici e a volte banali sull’importanza del movimento e di un’alimentazione equilibrata. Quello che servirebbe, invece, è che nei casi di obesità infantile le famiglie vengano indirizzate con convinzione verso i centri medici o gli specialisti che se ne occupano nello specifico e sanno come trattarlo. Curare l’obesità è infatti un processo lento e lungo, che i pediatri di famiglia non possono seguire con costanza – non per mancanza di volontà o capacità, ma di tempo – dal momento che in genere vedono i bambini solo ogni sei mesi. D’altra parte, sono le stesse famiglie a non riconoscere l’obesità infantile come un problema e si rivolgono agli specialisti solo quando si preoccupano perché il bambino comincia ad avere complicanze metaboliche importanti”.

E quali sono le regole più importanti da rispettare a tavola?
“I principi di base sono il rispetto delle regole, la varietà dell’alimentazione e l’equilibrio. Il presupposto, però, è che siano i genitori a decidere cosa e quanto devono mangiare i figli, e non viceversa. Ma spesso, a causa dello stress generalizzato, per il quieto vivere i genitori finiscono ad assecondare le voglie dei bambini: questo atteggiamento non porta ad avere né un bambino sano oggi né un adulto maturo e consapevole domani. I ‘no’, soprattutto per una corretta alimentazione, ma non soltanto per quella, devono esserci”.

L’obesità infantile spesso è legata a porzioni extralarge. Come possono i genitori trovare il giusto equilibrio?
“Intanto dovrebbero avere la percezione corretta di cosa voglia dire giuste quantità, che non sono uguali per tutti. La regola minima, dettata dal semplice buon senso, è che un bambino non possa avere lo stesso piatto del fratello maggiore o di mamma e papà, come purtroppo capita. Infatti, pur di non sentire lamentele, i genitori non tengono il punto neanche sulle porzioni e sovralimentano i bambini anche quando è del tutto evidente che non ce n’è bisogno”.

Ma è vero che i bambini sanno regolarsi da soli con le quantità di cibo?
“È stato dimostrato abbastanza autorevolmente che fino ai 5-6 anni i bambini, soprattutto se sono stati allattati al seno, hanno la capacità di autoregolarsi. Fino a quell’età, infatti, il senso di sazietà è determinato da stop metabolico-nutrizionali, ovvero dalla quantità di proteine giornaliere e dalla densità calorica e proteica del pasto. Dopo i 6 anni scattano altri meccanismi come la golosità e l’alimentazione non è più una questione solo metabolica”.

Un’altra cattiva abitudine è quella della monotonia alimentare: per evitare capricci e perdite di tempo, si danno ai figli sempre gli stessi piatti.
“Anche in questo caso entrano in gioco i ritmi della vita quotidiana. Siamo consapevoli che una delle difficoltà delle famiglie è andare a fare la spesa, per cui magari si va al supermercato solo una volta alla settimana o, addirittura, al mese. Ma il tempo per fermarsi al fruttivendolo sotto casa si può trovare. Si può anche ricorrere alle verdure surgelate o, meglio ancora, si può cucinare per più pasti e poi mettere in freezer i cibi pronti. Le giustificazioni di molto mamme e papà sono ragionevoli, ma sono superabili, basta organizzarsi”.

Prof. Andrea Vania
Pediatra
Vania