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Carenza di ferro nei bambini? Latte materno, legumi e tante verdure

Carenza di ferro nei bambini? Latte materno, legumi e tante verdure

Allattamento al seno fino ad almeno i primi sei mesi di vita del bambino, una corretta alimentazione a partire dal divezzamento e il buon esempio di tutta la famiglia. Sono alcuni consigli che il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past-president dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group, dà alle famiglie alle prese con la carenza di ferro nei loro bambini. Il recente studio Nutrintake ha riscontrato, infatti, che la maggior parte dei bambini italiani dai 6 ai 12 mesi – e l’80% di quelli da uno a tre anni – non raggiunge il fabbisogno giornaliero di ferro. “Il latte vaccino non andrebbe mai introdotto prima dell’anno e vanno consumate tante verdure” continua.

Professor Vania, ma perché così tanti bambini non assumono ferro a sufficienza?
“Per i lattanti la causa è dovuta al fatto che molto famiglie, a volte anche con il consiglio dei loro pediatri, introducono il latte vaccino prima del primo anno di vita. Questo è un errore: anche se il latte materno e il latte vaccino hanno la stessa quantità di ferro, solo il latte materno è ricco di ferro biodisponibile, ovvero che viene immediatamente assorbito. Inoltre il latte vaccino provoca delle microlesioni a livello intestinale, che fanno sì che quel poco di ferro biodisponibile presente vada perso”.

E qual è la causa della mancanza di ferro dopo il primo anno di vita?
“Negli anni successivi, e in particolare al secondo e terzo anno, la carenza di ferro nei bambini è determinata in parte ancora dall’assunzione di latte vaccino quando sarebbe molto meglio il latte di crescita, in parte dalla scarsa disponibilità sul mercato italiano di pastine e biscotti arricchiti e in parte dal basso consumo in famiglia di verdure e legumi”.

A che cosa può portare una carenza di ferro?
“L’aspetto più noto è l’anemia, che però è facilmente riconoscibile sia con gli esami del sangue sia, spesso, per il pallore della pelle. Ma il ferro serve a molte cose. Per esempio rafforza il sistema immunitario e permette un corretto sviluppo cerebrale e cognitivo. Un deficit di ferro a livello subclinico, cioè che non arriva all’anemia, può comportare nei bambini senso di affaticamento e difficoltà nell’apprendimento, nell’attenzione e nel portare a termine i compiti, non soltanto quelli scolastici”.

Quali sono gli alimenti che contengono più ferro?
“Alcuni degli alimenti più ricchi in assoluto sono in realtà poco utilizzabili, come il prezzemolo che ad alte dosi è addirittura velenoso, il tè in foglie che però va assolutamente evitato nei pasti perché contiene una sostanza che impedisce il corretto assorbimento del ferro stesso, oppure il cacao in polvere, il pepe nero e tutte le spezie in generale. Passando agli alimenti più facilmente ‘consumabili’, è importante che a tavola ci sia non tanto molta carne, quanto molte verdure e molti legumi”.

Perché?
“Se uno pensa al ferro pensa alla carne, ma in realtà le verdure spesso ne contengono molto di più. Basti pensare che il cavallo, che è la carne con più ferro in assoluto, ne ha 4 mg ogni 100 grammi, mentre i fagioli freschi arrivano a 8 mg. Il vitello è a 2,3 mg ogni 100 grammi, più del bovino adulto, ma tanto quanto i piselli. Sono poi ricchi di ferro i carciofi, il radicchio, la rucola, gli spinaci, le foglie di rapa, i broccoletti, la bieta, l’indivia. Per questo non è assolutamente vero il luogo comune per cui una dieta vegetariana o perfino vegana sia priva di ferro, anzi”.

I bambini, però, fanno spesso fatica a mangiare le verdure. Che consiglio si sente di dare a mamme e papà?
“I consigli sono due: di riproporre le verdure fino a quando non vengono accettate, senza quindi fermarsi al primo rifiuto, e poi, ancora più importante, di dare l’esempio. Non mi stancherò mai di dirlo: il buon esempio da parte di tutta, e ripeto tutta, la famiglia è il fattore decisivo”.

Prof. Andrea Vania
Pediatra
Prof. Andrea Vania