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Attualità

Diritto all’infanzia negato da scelte alimentari sbagliate

Diritto all'infanzia negato da scelte alimentari sbagliate

La Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza celebra la data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia venne approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il 20 novembre 1989. E ogni anno, il 20 novembre, si ricorda questa data in quasi tutti i Paesi del mondo.

Secondo la definizione della Convenzione sono “bambini gli individui di età inferiore ai 18 anni, i cui interessi devono essere tenuti nella massima considerazione in ogni circostanza. La Convenzione tutela il diritto del bambino a vivere e a sviluppare al massimo il proprio potenziale, nonché il diritto di godere del miglior stato di salute possibile”.

Può sembrare paradossale che un pediatra, che conosce la situazione in cui versano una moltitudine di bambini e adolescenti in aree più sfortunate di mondo, rivolga anche un pensiero ai nostri bambini obesi in una giornata come questa? No. E i motivi sono diversi:

  • non è forse vero che impedire ad un bambino di correre con i suoi compagni in un campo da calcetto, quando va tutto bene fa il portiere, è come perpetuare una piccola violenza nei suoi confronti?
  • non è forse vero che sottoporre un bambino agli insulti dei compagni è non rispettare il suo diritto ad una vita felice?
  • non è forse vero che attentare alla sua salute favorendo la possibile insorgenza del diabete o di una malattia metabolica è non rispettare il suo diritto alla salute?
  • non è forse vero che impedire di fare esprimere un ragazzo attraverso il piacere di vestirsi come i suoi coetanei, può essere un attentato alla sua creatività?
  • non è forse vero che spingere dei bambini a diventare dei possibili adolescenti anoressici è un insulto alla loro intelligenza?

Troppe volte, nella nostra pratica quotidiana di pediatri che si occupano di obesità e sovrappeso ci troviamo a doverci scontrare con delle realtà incredibili in cui genitori ignari dei danni psico-fisici che l’obesità dei loro figli comporta, si mostrano a noi nella loro ingenuità. Nel 2013, in una società come la nostra, non sono però più ammesse sacche di ignoranza o, peggio ancora, indifferenza a questo problema che spesso nega i diritti dell’infanzia. Tutti, ognuno nel suo e secondo le proprie competenze e possibilità, dobbiamo contribuire ad eliminare questa nuova, inutile piaga: ne va della felicità presente e futura dei nostri bambini e adolescenti.

Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
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