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Attualità

Dca: come riconoscerli in tempo

Ossessione alimentare

L’età tipica è quella tra i 15 e i 20 anni, ma incominciano a colpire anche i più grandi. Parliamo dei disturbi del comportamento alimentare e lo facciamo, su un sito come il nostro dedicato ai bambini fino a 10 anni, perché siamo convinti che la migliore prevenzione sia l’informazione e che solo genitori consapevoli possano riconoscere i primi sintomi e prendere le dovute precauzioni.

I disturbi del comportamento alimentare (Dca) colpiscono soprattutto le ragazze, anche se inesorabilmente stanno aumentando tra i ragazzi, appartenenti per lo più a famiglie non disagiate. È questa la tipologia di adolescenti che va ad incrementare ogni anno la schiera di coloro che ha un rapporto conflittuale con il cibo, fino a soffrire di vere e proprie patologie.

Questi giovani adolescenti, maschi e femmine che siano, in comune hanno la ricerca dell’affermazione scolastica e del perfezionismo, una certa rigidità nei giudizi e nei comportamenti, una difficoltà a relazionarsi con i coetanei e la mancanza di un “gruppo” di amici ideali con cui identificarsi, una scarsa autostima, una negazione nell’accettazione del proprio corpo. Queste preoccupazioni, direte, sono comuni al 90% degli adolescenti e allora perché allarmarsi? Perché in alcuni giovani il disagio esistenziale trova una naturale via di sfogo nei disturbi dell’alimentazione, fino a gravi forme di anoressia, bulimia e obesità.

Il cibo, e di conseguenza il corpo, diventano la cosa più facile da utilizzare come strumenti del disagio. Il pensiero che alcuni adolescenti fanno è infatti questo: “Non riesco a risolvere i miei problemi relazionali, non mi piaccio, però vi dimostro che ho la capacità di modificarmi a mio piacimento, fino a che non potrete non accorgervi di me”. Il disturbo, quindi, come affermazione di sé, ma soprattutto come campanello di allarme.

Ma perché questo rapporto d’odio e amore con il cibo? Forse perché è la merce più inflazionata, di cui i genitori fanno spesso un’offerta incontrollata e irrazionale. Forse perché il cibo è l’emblema di una società industrializzata opulenta e cieca, che nega i sogni e offre a modello delle fisicità irraggiungibili. Vediamo però come non farsi cogliere impreparati da quel campanello d’allarme e reagire.

Chi può accorgersi del disagio che potrebbe sfociare in un disturbo del comportamento alimentare? Tutti coloro che hanno occhi e cuore per guardare senza farsi sopraffare dal “ma è impossibile che possa capitare a noi”. Quindi, in primis, le famiglie, i genitori. Oggi lo possiamo dire con certezza : è ai genitori che è diretta l’implicita richiesta d’aiuto. Attraverso le difficoltà alimentari i ragazzi vorrebbero dire: “Non ce la faccio più”, “Non mi piaccio”, “Sono capace di rinunciare al cibo”, “Non mi potete fermare, ma aiutatemi”.

Quali sono i primi segni che indicano che la situazione sta sfuggendo al controllo? Questa risposta è davvero difficile, perché varia molto da caso a caso e soprattutto dalle fasi iniziali del disagio. Si tratta spesso di un crescendo di sintomi: il disturbo dell’umore, che può diventare ansia, i disturbi ossessivi-compulsivi (spesso) post-traumatici, la fobia sociale, il panico e così via. A volte, come nell’anoressia, i ragazzi stabiliscono dei rituali: mangiare sempre lo stesso cibo, preparato sempre allo stesso modo e magari alla stessa ora. Oppure praticare attività fisica intensa al limite dello sfinimento, abolire il senso della fame o della sazietà (nel bulimico o nell’obeso). I genitori negano spesso a se stessi l’esistenza dei primi segni patologici legati al rapporto con il cibo, perché sembra incredibile che possa accadere a loro, perché si vergognano a chiedere aiuto o perché si credono loro stessi le cause di problemi irrisolti (oppure vedono il figlio come una estensione di sé e non come una persona indipendente).

Chi può aiutare e quando? Non esiste un momento preciso. Le figure deputate ad affrontare queste problematiche non sono ancora facilmente individuabili nel nostro Paese, e non equamente distribuite su tutto il territorio nazionale. Di certo l’unica terapia possibile è multifattoriale e basata sull’alleanza terapeutica tra adolescenti e famiglia, nella certezza di dover curare contemporaneamente la mente e il corpo. Bisogna rivolgersi a equipe formate da psichiatri, psicologi, nutrizionisti, dietisti che si interessino specificamente dei disturbi del comportamento alimentari, in modo da trovare le risposte più adeguate alla loro risoluzione.

Ma intanto che fare? All’erta genitori. È proprio su di voi che tutti gli esperti contano, perché devono partire soprattutto da voi i primi interventi per prevenire e curare i disturbi del comportamento alimentare. Non abbiate paura di mettere a nudo le vostre difficoltà, i timori, le insicurezze, gli errori che inevitabilmente si commettono nell’educazione dei figli. Nessuno ha la totale responsabilità di queste odiose patologie, tutti hanno contribuito: la società dell’opulenza, i messaggi mediatici, l’isolamento nei social network, la perdita dei valori di riferimento. Non focalizzate l’attenzione sul cibo e soprattutto non fatene un tormentone quotidiano, date all’alimentazione il giusto peso perché il problema non è là. Con grande umiltà, determinazione, disponibilità e soprattutto amore, il problema va cercato da un’altra parte e prima di tutto dentro di noi e nella relazione con i nostri figli.

Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
marina cammisa