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Attualità

Divezzamento: le cose da non fare

divezzamento

 

Il divezzamento, che dovrebbe essere uno dei momenti più importanti e belli nella vita alimentare di un bambino e della sua famiglia, spesso diventa una fonte di ansie, di paure, di indecisione e di tensione. I bambini avvertono facilmente questa aura di preoccupazione e reagiscono, a volte, in base al loro carattere, o rifiutandolo, o diventando selettivi o assumendo comportamenti sbagliati (TV, giochi…). Il divezzamento è una fase di passaggio che dall’alimentazione esclusivamente lattea traghetta il bambino verso l’alimentazione quotidiana della famiglia, quindi un passaggio naturale. Sapere con chiarezza, almeno ciò che sarebbe bene non fare, sono certa che potrà essere d’aiuto ai bambini e alle loro famiglie.

 

 

 

 

  • Cominciare prima dei sei mesi, anche solo con la frutta. È ormai convinzione comune che aspettare i sei mesi di età, mantenendo l’allattamento materno o se non fosse possibile quello con latte adattato, rende il bambino più pronto, dal punto di vista psicologico, neurologico e anatomico, grazie alla maturazione della mucosa intestinale, a ricevere gli alimenti solidi.
  • Cominciare al quarto mese perché si osserva una riduzione dell’incremento ponderale del bambino. Spesso i lattanti a questa età subiscono un rallentamento fisiologico dell’accrescimento,  specie gli allattati al seno, per cui non è assolutamente necessario aggiungere nuovi alimenti.
  • Cominciare il divezzamento esclusivamente con la crema di riso. Questo è legato all’idea che posticipare l’introduzione del glutine (7-8 mesi) sia meglio, soprattutto nel caso di familiarità per celiachia. Oggi ciò non si ritiene più valido, in quanto, se vi fosse una intolleranza al glutine sarebbe meglio che insorgesse precocemente in modo da individuarla subito e comportarsi di conseguenza.
  • Introdurre solo intorno all’anno alimenti allergizzanti come pomodoro, uovo e pesce. Molti studi dimostrano che quelle popolazioni che introducono più precocemente un alimento sono percentualmente meno a rischio di essere allergici allo stesso. Un esempio ne è il burro di arachidi che in Israele viene somministrato nei primi mesi e ha un numero considerevolmente minore di soggetti allergici agli arachidi rispetto all’America, dove l’introduzione è più tardiva.
  • Aggiungere zucchero o sale rispettivamente alle farinate o alle minestrine. Anche se l’introduzione del sale sembra direttamente correlata con l’insorgenza  dell’ipertensione dell’adulto solo in soggetti geneticamente predisposti, il sale è anche uno dei fattori che accelerano e anticipano la comparsa dell’arteriosclerosi. Inoltre, gli alimenti diversi dal latte materno o dalle formule contengono di per sé quantità di sale più che sufficienti, e perfino troppo nel caso del parmigiano o del grana, per cui evitare il sale aggiunto, se possibile per i primi due anni ma certamente per tutto il primo anno è consigliabile.
  • Seguire uno schema troppo rigido, come se divezzare equivalesse a una medicalizzazione. Questo atteggiamento è legato in parte alla necessità che il pediatra dedichi più tempo per spiegare la fisiologia del momento ed in parte al terrore ingiustificato dei genitori e alla loro paura di sbagliare. Il divezzamento é un momento fisiologico e imprescindibile che tutti i bambini, di tutte le culture, di tutte le latitudini, di tutti i ceti sociali affrontano e spesso in modo molto diverso.
  • Tenere troppo tempo i bambini lontani dalla tavola dei grandi, coi piccoli che mangiano sempre prima o dopo degli altri. È opportuno invece farli partecipare ai pasti della famiglia già dal momento in cui cominciano a mantenere la schiena dritta nel seggiolone, permette loro di condividere i profumi, i colori, gli umori della cucina che è sempre la culla della cultura e delle tradizioni alimentari familiari. I piccoli cominciano così a sentirsi parte di un tutt’uno e si abituano con meno sforzo e progressivamente alla tavola dei grandi della quale diventeranno parte attiva non più tardi dei 18-24 mesi.

Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
marina cammisa