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Educazione bambini: ci vuole autorevolezza

Educazione bambini: ci vuole autorevolezza

Come vanno educati i bambini, con severità o con indulgenza? È la domanda che si fanno tutti i genitori, soprattutto quelli alle prese con il primo figlio. Non esiste però una formula perfetta, perché ogni bambino è diverso da un altro, così come lo sono ogni mamma e ogni papà. “Ma è fondamentale dare delle regole, che devono essere chiare e coerenti” spiega il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e presidente dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group. Un consiglio ai genitori? “Comportarsi come una coppia, essere autorevoli e mantenere la propria posizione, perché altrimenti il bambino se ne approfitta”.

Professor Vania, secondo i ricercatori di Plymouth, un’educazione fatta di minacce e di punizioni mette a rischio la salute dei bambini perché li rende più soggetti a malattie croniche, in particolare asma, disturbi cardiaci e tumore. Come è possibile?
“Che il sistema immunitario sia influenzato dalla psiche è certo e provato da anni: stati di depressione rendono più fragili, mentre stati di benessere psichico aiutano a stare meglio, tanto che anche in oncologia si tiene in grande considerazione l’umore del paziente. Detto ciò, il rischio di queste ricerche è che passi alle famiglie un messaggio troppo semplificato, ovvero che non bisogna mai essere severi. Le regole invece ci vogliono, e ci vogliono le punizioni, ma che siano proporzionate, perché i bambini devono sapere quali sono i limiti che non possono superare. Certo, in famiglia non ci può essere un’atmosfera da campo di concentramento e le regole devono essere chiare, coerenti e, soprattutto, devono essere rispettate in primis da chi le pone”.

E quando i limiti vengono superati come devono comportarsi i genitori? Punizioni fisiche sì o no?
“La violenza non può essere mai la risposta. Non è con l’autoritarismo che si educano i bambini, ma con l’autorevolezza. I genitori devono imparare a comportarsi da genitori e ci sono mille modi per punire un figlio senza ricorrere alle maniere forti, per esempio vietando ciò che più gli interessa. Ma i genitori devono saper portare fino in fondo le proprie decisioni: di fronte a un comportamento scorretto da parte del bambino, minacciarlo senza poi punirlo li renderebbe poco autorevoli”.

Per alcuni psicologi Usa, invece, le punizioni rendono i bambini aggressivi e sono anche sostanzialmente inutili. Il loro consiglio è di non arrabbiarsi per i comportamenti sbagliati e di elogiare, invece, quelli buoni, accompagnandoli da coccole e abbracci. Che ne pensa?
“Penso che non si possano sempre sottacere i comportamenti sbagliati. Nell’educazione ci vuole equilibrio nel valutare quando un bambino va elogiato e quando, invece, sgridato ed eventualmente punito. L’equilibrio, insieme alla coerenza, aumenta l’autorevolezza dei genitori e rende al bambino le regole più chiare”.

Ma esiste la formula perfetta per educare i bambini?
“No, perché ogni famiglia è diversa ed è diverso ogni bambino. Gli psicologi consigliano però ai genitori di comportarsi sempre come una coppia, anche dopo una separazione quando non esiste più il legame affettivo. Ciò significa che, almeno di fronte al bambino, le mamme e i papà devono essere d’accordo sulla posizione da tenere, perché è solo così che possono essere autorevoli. Devono rappresentare un muro compatto, perché altrimenti i bambini sono bravissimi nell’individuare i punti deboli e su di essi farebbero leva”.

E se il bambino è una piccola peste?
“Bisogna intanto chiedersi quale possano esserne i motivi. Salvo i pochissimi casi in cui si è di fronte a una sindrome da deficit di attenzione e da iperattività, l’irrequietezza è sintomo di un disagio, di un problema relazionale o affettivo all’interno della famiglia. Prima di passare alle punizioni, i genitori devono quindi chiedersi quale sia la qualità della vita familiare che offrono al loro figlio e se per caso non abbiano avuto uno stile educativo troppo blando. Perché senza un sistema coerente di regole il bambino cresce allo stato brado”.

Prof. Andrea Vania
Pediatra
Prof. Andrea Vania