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Attualità

Gli effetti dell’introduzione prematura del cibo solido

Bambina mangia cibo solido

Una corsa senza senso, che non porta alcun beneficio ai bambini. Eppure sembra che sia sempre più praticata: per introdurre il cibo solid nell’alimentazione dei bambini non si aspettano più i canonici 6 mesi, si inizia ben prima. Addirittura prima dei 4 mesi, come sostiene uno studio statunitense da poco pubblicato dal Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, secondo cui oltre il 54% dei bambini americani viene svezzato precocemente. Ma quali vantaggi possono esserci? E quali rischi si corrono? Lo chiediamo alla dottoressa Margherita Caroli, consulente dell’Unione europea e temporary advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Dottoressa, che effetti può avere un’introduzione anticipata di cibi solidi?
“Di sicuro non dà alcun vantaggio. Lo svezzamento serve per coprire le quantità di energia e di proteine che il latte materno non riesce a fornire, ma solo dopo i 6 mesi: introdurre altro cibo prima dei 6 mesi non ha alcun senso. Si è anche dimostrato che non serve neppure a prevenire allergie, come si riteneva fino a qualche anno fa. La gran parte dei bambini sotto i 6 mesi, inoltre, non è fisiologicamente pronta a ricevere cibo solido: non sa mangiare da sola, non riesce a star seduta e può affogarsi”.

Quali rischi si corrono?
“Una somministrazione di cibi solidi prima dei 6 mesi può portare all’obesità, specie se avviene prima dei 4 mesi. Può danneggiare i reni, che dovrebbero farsi carico dello smaltimento di un maggior carico di sostanze a cui non sono ancora pronti. Si modifica inoltre il microbiota, che ci protegge o ci predispone allo sviluppo di allergie e di malattie croniche. Ed è bene ricordare che più tempo si allatta, maggiore è la protezione per le mamme dal cancro al seno”.

E se invece si ritarda il momento delle pappe?
“Il bambino si impigrisce e avrà meno voglia di assaggiare e sperimentare gusti diversi: questo dal punto di vista comportamentale. Dal punto di vista nutrizionale, invece, andrà incontro a carenze di ferro, proteine e energia, con conseguenze negative sulla crescita”.

Quali sarebbero allora i tempi corretti per iniziare l’alimentazione complementare?
“Come l’Organizzazione mondiale della sanità sostiene oramai da 25 anni, si dovrebbero introdurre i cibi solidi dopo i 6 mesi, perché prima tutte le esigenze nutrizionali del bambino sono coperte dal latte materno. Sarebbe ora che questa indicazione venisse capita e rispettata da tutti”.

Ma a che cosa è dovuta allora questa corsa all’alimentazione complementare?
“I motivi sono di natura sociale e commerciale. Sociale perché le mamme dopo il parto devono tornare presto a lavorare – 3 mesi in Italia, 2 settimane negli Usa, quando invece nei Paesi scandinavi hanno tempo fino a un anno – e quindi, non potendo allattare sul lavoro, introducono prima del dovuto le pappe, anche se potrebbero ovviare dando il latte di formula o tirandosi il proprio latte. Il motivo commerciale è reso evidente dal gran battage pubblicitario, che mette inutilmente fretta nello svezzamento. Ci vorrebbe una legge europea che vietasse la dizione ‘Da 4 a 6 mesi’ sul baby food”.

Dott.ssa Margherita Caroli
Pediatra
Margherita Caroli