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Attualità

Expo Milano ed ecosostenibilità: tanti consigli per fare la nostra parte

Expo2015

Da pochi giorni è iniziato in Italia un evento di portata e importanza internazionale che ha posto il nostro paese sotto gli occhi di tutto il mondo: l’Expo 2015. Come si legge dal sito ufficiale “sarà il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri”.

A prescindere dalle personali opinioni su quanto sia stato giusto e/o costoso per il nostro paese creare e mantenere una tale struttura organizzativa, non si può, a mio avviso, non ammettere che il tema dell’alimentazione e soprattutto il problema dell’alimentazione sostenibile, acquisisce giorno dopo giorno un’importanza essenziale per garantire il nostro futuro e quello dell’intero pianeta.

Detto così sembra tutto molto lontano dalla nostra vita e da quella dei nostri figli, ma in realtà basta pensare che fino agli anni ‘80 il concetto di ecosostenibilità era per lo più sconosciuto. Tale concetto nasce infatti con il rapporto Bruntland delle Nazioni Unite del 1987 in cui viene affermato che: “lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che soddisfa i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Sono circa 100 anni che il genere umano ha iniziato a interferire in maniera importante con la terra e cambiamenti che nel passato si instauravano in millenni oggi avvengono in decenni. Tutti questi cambiamenti hanno un unico e giustissimo scopo, ovvero garantire il soddisfacimento dei bisogni collettivi e individuali, ma nella realtà pratica, come ben sappiamo, non è così: infatti la coltivazione intensiva e l’eccessivo sfruttamento delle risorse idriche non hanno garantito il superamento della fame e della sete nel mondo, ma hanno anzi solo incrementato il divario tra i paesi poveri e quelli ricchi.

L’uomo agisce deforestando, praticando l’agricoltura intensiva, utilizzando fertilizzanti, selezionando coltivazioni, praticando la pesca intensiva e introducendo specie non autoctone, usa combustibili, svolge attività industriali e crea così cambiamenti importanti nella terra e nell’atmosfera.

Mi piace in ogni caso ricordare che proprio l’agricoltura e la pastorizia sono la principale fonte di sostentamento per l’uomo e questo da circa 10.000 anni. Il punto è che lo sfruttamento cieco ha portato a un impoverimento che potrebbe risultare irreversibile e potenzialmente fatale.

Di sicuro, un così grande problema non si risolve con l’impegno del singolo, ma ci deve essere un’intenzione generale di cambiare le cose. D’altronde, è inutile pensare a ciò che dovrebbero fare gli altri (politici, grandi aziende agricole, allevatori, ecc.), pensiamo piuttosto a cosa possiamo fare noi.

Come spesso accade le cose più semplici sono anche le più efficaci, ecco quindi qualche piccolo consiglio:

  • Mangiamo frutta e verdura di stagione invece di cercare fragole e peperoni in Dicembre (che tra l’altro mediamente non hanno sapore); evitiamo insomma i prodotti coltivati in serre surriscaldate o refrigerati per conservarli durante i lunghi viaggi da terre lontane;
  • Cerchiamo di comprare prodotti sfusi e con meno imballaggi, innanzitutto facciamo meno fatica nel trasportarli e in secondo luogo produciamo meno immondizia da dover smaltire;
  • Ricordiamo che la coltivazione delle verdure implica mediamente un risparmio di circa 1,5 kg di anidride carbonica e di acqua pari a 18 docce rispetto alla produzione di carne o formaggio, oltre al fatto che non contengono grassi e sono invece ricche di vitamine e minerali;
  • Cerchiamo di muoverci il più possibile a piedi, in bici o con i mezzi pubblici, oltre a fare bene alla salute e al portafoglio ci permette di evitare la produzione di grandi quantità di anidride carbonica;
  • Cerchiamo di rinunciare ai prodotti  provenienti da zone lontane favorendo il km 0;
  • Facciamo tutto il possibile per ridurre i rifiuti di tutti i tipi, in special modo quelli alimentari e ricordiamoci la raccolta differenziata;
  • Compriamo quello che veramente ci serve e che siamo sicuri di consumare: eviteremo di buttar via cibo e soldi;
  • Cerchiamo di ridurre il consumo di energia a casa (cottura, frigorifero, spegniamo la luce e i led, ecc.)

E’ di assoluta importanza che tutto ciò entri nella nostra cultura e di conseguenza in quella dei nostri figli, perché saranno proprio loro i primi a essere da una parte a rischio delle conseguenze delle scelte cieche nostre e dei nostri padri e dall’altra i possibili risolutori di una situazione ormai quasi intollerabile.

Così come insegniamo ai nostri bimbi ad avere rispetto per se stessi e per gli altri, dobbiamo anche insegnargli il rispetto per l’ambiente.

Dott.ssa Alessandra Piedimonte
Medico Chirurgo esperta in Nutrizione Pediatrica
Alessandra Piedimonte