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Attualità

I fattori che determinano l’altezza dei bambini

Bambino si misura altezza

Qual è l’altezza giusta per un bambino di 10 anni? Quanto diventerà alto mio figlio? È un po’ piccolino, come farlo crescere? Insieme allo svezzamento, l’altezza è uno degli argomenti più frequenti delle domande poste dai genitori alla nostra rubrica L’esperto risponde. Ma da che cosa dipende davvero l’altezza? Secondo una ricerca condotta da un consorzio internazionale su oltre 250mila persone in Europa, Stati Uniti, Australia e pubblicata di recente da Nature genetics, i geni contano per l’80%, mentre il restante 20% è determinato da fattori ambientali. Quali, però? Uno studio degli esperti dell’Università di Tel Aviv, pubblicato sul Journal of pediatrics, afferma invece che per diventare alti conti non solo avere genitori alti, ma anche – e almeno per il 50% –  l’ambiente in cui il bambino cresce nel primo anno di vita e il suo stile nutrizionale. Per toglierci ogni dubbio, ne parliamo con il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past president dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group.

Professor Vania, ma allora da che dipende l’altezza?
“È evidente che ci sia un contributo della genetica e questa non è una scoperta di oggi. Quello che sarebbe interessante capire – e credo che ci arriveremo presto – è se ci sia un contributo anche da parte dell’epigenetica. L’epigenetica è una branca relativamente nuova della genetica, secondo cui quello che succede a livello cellulare, soprattutto tra il concepimento e i primi anni di vita, modifica l’espressione dei geni, determinando quindi un fenotipo (l’insieme delle caratteristiche morfologiche e funzionali, ndr) diverso dal genotipo, cioè dal patrimonio ereditario. In tal senso, si stanno accumulando prove che il problema dell’obesità sia anche di natura epigenetica e possa dipendere, per esempio, dall’alimentazione della mamma durante la gravidanza. È possibile, quindi, che anche l’altezza sia determinata non solo dai geni, ma anche da fattori epigenetici”.

Che ruolo possono avere l’alimentazione e l’esercizio fisico?
“L’alimentazione, e le proteine in particolare, hanno un effetto certo. Da una trentina di anni abbiamo infatti capito come l’accelerazione del trend secolare dell’altezza, registrata nelle società del benessere nel corso del Novecento, sia stata determinata dalla maggior disponibilità e dal maggior consumo di proteine di alto valore biologico. Le proteine agiscono infatti su un gruppo di ormoni, gli Igf-1, che fanno crescere di più, tanto in altezza quanto di peso. Ma possono avere un peso anche le attività che si svolgono: per esempio, gli sport di elevazione come pallavolo e basket possono far guadagnare qualche punto di altezza, cosa che non avviene con il sollevamento dei pesi”.

Ma è possibile prevedere quanto diventerà alto un bambino?
“Generalmente funziona la formula di Tanner, pur se vecchia di 30 anni: alla somma dell’altezza dei genitori si aggiungono o si sottraggono 13 centimetri a seconda che il bambino sia maschio o femmina, quindi si divide per due. Il risultato dà il bersaglio genetico, che può avere un’approssimazione in eccesso o in difetto da 5 a 8,5 centimetri. Ci sono pareri diversi su quanti centimetri intorno al bersaglio vadano considerati: possiamo dire che più ci teniamo larghi più è possibile che ‘azzecchiamo’ la previsione”.

Spesso i più ansiosi sull’altezza dei loro figli sono i genitori dei bambini nati prematuri. Che si sente di dire per rassicurarli?
“I bambini prematuri hanno bisogno di più tempo per crescere e non vanno confrontati con i loro coetanei anagrafici. Almeno per il primo anno di vita – ma qualcuno sostiene anche nel secondo anno di vita – bisogna tenere infatti conto del periodo di prematurità nel valutare la crescita del bambino: un bambino di 6 mesi, se nato prematuro di 2, non può che avere uno sviluppo di un bambino di 4 mesi”.

Prof. Andrea Vania
Pediatra
Vania