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Attualità

Il bravo genitore: decalogo di comportamenti da evitare

33514863 - multi generation family eating lunch at kitchen table

Esiste “il” modo giusto di essere genitore? Probabilmente no.

Ogni situazione può essere affrontata in modo diverso, ogni imprevisto comporta un riaggiustamento delle posizioni precedenti, un adattamento di convinzioni, gusti e pregiudizi. Questa è la storia di ogni famiglia, soprattutto quando i figli cominciano a occupare quell’infinito spazio di affetto, attenzioni, paure, speranze che va dall’oggi al giorno che non ci saremo più. Sbagliano coloro che vogliono imporre delle regole universali, ma sbagliano anche coloro che non ne vogliono dare. Nella formazione dei genitori, passato, presente e futuro si intrecciano in un vortice di cui è difficile trovare la trama. E ogni anno è diverso da quello precedente, e ogni cambiamento richiede le dinamiche famigliari già adottate vengano ritarate. Quello che non deve essere mai perso di vista è l’armonia familiare, l’equilibrio tra ciò che reputiamo giusto fare e ciò che facciamo quotidianamente, tra ciò che ci consigliano di fare e ciò che ci sentiamo di fare.

Questo è l’unico modo che conosco di essere “genitore”.

 

Proprio per questo, il compito del nostro sito, attraverso queste pagine, è quello di suggerire alcune regole, cioè di indicare comportamenti alimentari (ma non solo!) corretti che ogni genitore, secondo noi, dovrebbe adottare, ma che sarà libero di seguire o adattare a suo piacimento per salvaguardare la serenità della propria famiglia. Infatti tutti i giorni abbiamo a che fare con accorate richieste di aiuto da parte di genitori che sono disorientati tra quello che fanno e quello che dovrebbero fare, tra la teoria che conoscono e la pratica quotidiana. Troppe lettere raccontano di questo equilibrio saltato, della difficoltà nella “somministrazione” quotidiana del cibo, del rifiuto ostinato e incomprensibile dei bambini ad accettare alcuni alimenti, della sofferenza dei genitori.

Noi siamo qui apposta per sostenere quei genitori decisi a fare delle scelte diverse, che sono stanchi di disperazione inutile, quanto dannosa, e decidono di fare una virata al loro attuale comportamento alimentare. Vorrei ricordare che mangiamo più volte al giorno e tutti i giorni, questo vuol dire che molto della serenità familiare è legata all’intesa alimentare.

 

Se sei tra quei genitori che dice il “BAMBINO/A NON MI VUOLE MANGIARE!”, e tu:

  1. Prepari solo quello che lui vuole: sbagli, perché penserà alla casa come a un freddo ristorante.
  2. Non lo fai mangiare a tavola con la sua famiglia: sbagli, perché non imparerà l’aspetto divertente dello stare insieme.
  3. Vivi il pranzo con terrore: sbagli, perché l’unica vera paura che dovresti avere è quella di non avere nulla da offrirgli.
  4. Non riesci a inserire cibi nuovi per paura del rifiuto: sbagli, perché non conoscerà nulla di diverso.
  5. Pensi che vada bene tutto, purché mangi: sbagli, perché nessun bambino si è mai lasciato morire volontariamente di fame solo perché non ha ciò che vuole.
  6. Non pensi a una corretta alimentazione: sbagli, perché questo è l’unico modo che hai per dargli salute.
  7. Non hai tempo per pensare al pranzo come un momento di condivisione: sbagli, perché, in una società caotica come la nostra, la tavola spesso rappresenta l’unico momento in cui si sta insieme.
  8. Prepari una cosa diversa per ogni componente della famiglia, purché mangino: sbagli due volte, prima perché non è giusto per te occupare tutto il tuo tempo e poi perché loro non capiranno mai la condivisione e la capacità di adattarsi a ogni nuova situazione.
  9. Accendi la TV durante il pranzo per distrarlo: sbagli, perché bisogna dare a ognuno dei momenti della giornata il loro giusto posto, senza fare confusione.
  10. Non fai mangiare tuo figlio alla mensa scolastica perché temi che non mangi: sbagli, perché attraverso l’esempio dei compagni e il gioco i bambini acquistano familiarità con il cibo.

 

Se ti riconosci in questo decalogo di comportamenti, caro genitore, vuol dire che sei tra quelli che non fa scelte alimentari precise, finalizzate alla buona salute dei bambini, e li fa vivere di riflesso in un clima poco sereno.

I bambini non hanno bisogno di despoti feroci che li obblighino a fare ciò che vogliono, ma neanche di genitori che non indichino loro una strada, che demandino al caso la loro educazione alimentare, come fosse meno importante.

Caro genitore, forse è giunto il momento di rivedere le scelte alimentari da perseguire, di soffermarsi sui 10 punti messi in evidenza.  Del resto il rapporto con il cibo rispecchia anche il modo di concepire l’educazione globale dei propri figli e la possibilità di farli crescere più sicuri.

Qualche rifiuto iniziale non deve spaventare, soprattutto intorno ai due anni quando i piccoli sono temporaneamente più negativi nei confronti del cibo, o in adolescenza, quando succede lo stesso, sia pure per motivi diversi.

La perseveranza, l’esempio, la convinzione che mangiare deve essere un modo per donare loro salute, vi deve sostenere in questo compito difficile che però renderà la famiglia felice.

Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
marina cammisa