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Attualità

Il fumo di sigaretta nei ragazzi: epidemiologia, fattori di rischio e atteggiamento genitoriale

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Il fumo di sigaretta attivo, passivo o “di terza mano” è dannoso per la salute a partire dalla vita intrauterina. Nonostante ciò, una persona su cinque ancora fuma, anche se negli ultimi 15 anni si è osservato un calo della percentuale dal 24 al 20% dei fumatori di età superiore ai 14 anni di età.

Rispetto al numero delle donne fumatrici che in gravidanza sospendono il fumo, si è pure rilevato un positivo aumento dal 63 al 74%, che arriva all’89% nel caso di scolarizzazione superiore.

A fronte di questi miglioramenti, ancora 1 bambino su 2 nel secondo anno di vita è quotidianamente esposto a fumo passivo, circa 1 neonato su 5 ha una madre fumatrice (il rischio raddoppia nel caso di madri single) e nel 12% dei casi a fumare è anche il papà.

Come e quando si inizia a fumare? Secondo l’Istat il 23% dei ragazzi tra i 12 e i 14 anni fa uso di sigarette (tale percentuale è aumentata di 3 punti negli ultimi 5 anni), con un rapporto maschi/femmine di quasi 2 a 1.                 Il dramma è che il 47% dei ragazzi fumatori è perfettamente consapevole dei danni causati dal fumo e 4 su 10 vorrebbero già smettere e non riescono. Pertanto i divieti di vendita ai minori così come le campagne informative o le foto terrificanti sui pacchetti relative agli effetti di questa pratica sembrano non dissuadere proprio i più giovani. Da ciò si deriva che altri fattori rivestano un ruolo potente nella determinazione di questa dannosa abitudine.

I sintomi da dipendenza da nicotina si manifestano molto rapidamente e contribuiscono al mantenimento del fumo; ma perché si inizia?

Esistono alcuni fattori di rischio e altri protettivi. Tra i primi spiccano sicuramente la presenza di un fumatore il casa, la perdita o la lontananza di un genitore, ma anche, su un piano psicologico-comportamentale, la scarsa autostima, il basso rendimento scolastico, la ricerca di sensazioni estreme e la voglia di ribellione.

Di contro il monitoraggio genitoriale stretto e una comunicazione chiara ed esplicita abbinati ad una alta autostima del giovane sembrano ridurre notevolmente la tendenza al fumo. Con il termine “monitoraggio” si fa riferimento ad una attenzione, da parte dei genitori, a segnali quali l’odore di fumo su abiti e capelli, una tosse inconsueta o la maggiore richiesta di soldi. Una volta emerso il problema, mantenendo la calma, si potrà aprire un dialogo costruttivo, rinforzando i pregi del ragazzo piuttosto che gli errori e le fragilità, manifestando interesse rispetto alla sua opinione e alle ragioni soggettive che lo hanno condotto verso le sigarette. Sarà importante definire delle regole chiare sul divieto del fumo concentrandosi non tanto sulla nocività in termini di salute (tema quasi mai rilevante dal punto di vista di un adolescente onnipotente), quanto piuttosto sul cattivo odore di fumo degli indumenti e dell’alito, l’ingiallimento dei denti o la diminuzione della performance atletica. Nel caso di genitori fumatori, meno credibili, si consiglia di manifestare le proprie difficoltà nello smettere di fumare e il desiderio di non aver mai iniziato focalizzando l’attenzione sul tema della dipendenza.

In conclusione, anche rispetto al fumo, attenzione, affetto, dialogo uniti a regole chiare continuano a risultare vincenti come protocollo educativo.

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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