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Attualità

La Befana fra ricordi e storia

befana

Guardando le varie pubblicità in televisione che vedono come protagonista la Befana, mi è venuta una grande nostalgia delle mie Epifanie vissute da piccola e che certamente i miei figli, come la maggior parte dei bambini italiani, non vivranno mai.

La mia Epifania iniziava con l’emozione di correre giù dalla nonna per scoprire se la Befana avesse lasciato qualcosa vicino al suo caminetto. E non c’era freddo che potesse trattenermi… Ovviamente sapevo che la Befana non esisteva e che era la mia cara nonna a occuparsi della calza, ma proprio per questo mi sentivo emozionata e importante.

Guardo le Befane in televisione e proprio non le riconosco… C’è una Befana cicciottella che si preoccupa di fare colazione anche se si è svegliata tardi. Ce n’è un’altra che con voce gracchiante dice che è triste perché non vuole separarsi dal suo dolcetto preferito e minaccia di tenerlo per lei, diventando così felice e cattiva.

La befana che ho nei miei ricordi, invece, è quella della vecchia filastrocca che mi hanno insegnato mia nonna e mia madre:

«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana
Viva, Viva La Befana!».

La mia befana immaginaria è una vecchietta brutta e povera, che nonostante la sua povertà fa dono di dolciumi ai bambini. Ha uno sguardo burbero, perché è lei che decide se un bimbo è stato buono oppure no. La mia Befana “vera” ha le mani grinzose di mia nonna che hanno riempito un sacchetto di plastica di pasta vuoto perché non aveva trovato un calzino che non servisse. Ha il sorriso un po’ imbarazzato di chi non è abituato a esprimere il suo affetto. Ha gli occhi sorridenti e divertiti di fronte al timore dei suoi nipoti di trovare carbone nella calza. La Befana dei miei ricordi assomiglia molto alla vecchietta della leggenda cristiana. A quella signora anziana che si sente in colpa per non aver accompagnato i re Magi da Gesù e che esce di casa carica di doni per lasciarli ai bambini che incontra, con la speranza di incontrare anche Gesù Bambino. È una vecchietta, quindi, buona e generosa, che si priva di qualcosa di prezioso per farne dono. E i bambini cosa facevano? La leggenda racconta che lasciassero sull’uscio della porta calze e scarponcini nel caso servissero alla povera vecchietta errante che, invece, li riempiva pieni di doni.

Nulla a che fare con le befane dispettose o sbadate di oggi!

Ancora più indietro nel tempo, quella che poi è diventata la nostra befana, era vista come una dea (forse Diana, la dea della caccia e della Luna, o Sàtia, la dea della sazietà, o Abùndia, la dea dell’abbondanza) che volava la notte del dodicesimo giorno dopo il solstizio invernale per propiziare la fertilità dei raccolti. Era questa una notte “magica” in cui gli antichi romani celebravano la morte e la rinascita della natura.

Ed è questo che dovrebbe rappresentare la calza che stiamo per riempire ai nostri bambini. Un augurio di abbondanza, non di caramelle e snack confezionati, ma di salute e di buoni sentimenti per crescere bene in questo anno appena cominciato.

Potremmo riempirla con dei cioccolatini di buona qualità, delle gommose alla frutta, un piccolo gioco e una nostra letterina dove parlare di loro, per ringraziarli dell’affetto di tutti i giorni ed esprimere i nostri sogni perché crescano buoni e altruisti. Mentre apriranno la loro calza raccontiamo come l’abbiamo vissuta noi da piccoli… A dispetto di ciò che vuole il mercato oggi, i nostri figli meritano tanti bei ricordi da raccontare e non una calza commerciale riempita da mani sconosciute.

Vi auguro che questa Epifania 2016 sia speciale, con una calza diversa, fatta senza fretta, con amore, carica di ricordi e buoni auspici e piena di “dolcezza” e speranze per i nostri piccoli.

Dott.ssa Maria Anna Tomaselli
Dietista
Tomaselli