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Le zecche: cosa fare in caso di morso e come prevenirlo

Le zecche: cosa fare in caso di morso e come prevenirlo

La primavera è sicuramente una delle stagioni più amate per il suo clima mite, perché le giornate sembrano più lunghe grazie al fatto che ci sono più ore di luce e tutto in natura sembra rinascere. Ma come piace a noi esseri umani questa stagione piace particolarmente anche agli animali amabili e meno come le zecche. Infatti proprio in primavera (e poi in autunno) si ha la massima attività di questi animaletti piuttosto antipatici, non tanto per il loro aspetto fisico, che pure lascia a desiderare, ma piuttosto per le patologie che possono trasmettere (alcune anche molto gravi). Nel periodo cha va tra aprile e ottobre infatti questi piccoli animaletti escono dal letargo e vanno alla ricerca di un ospite. Le zecche sono degli artropodi che necessitano di sangue per cibarsi (un po’ come piccoli vampiri) per completare il loro sviluppo e il loro ciclo riproduttivo. La zecca generalmente si attacca a livello del cuoio capelluto, dei vestiti, dei peli e aspetta il riposo dell’ospite per raggiungere la cute e pungere. In maniera più appropriata bisognerebbe parlare di “morso” della zecca e non di puntura, ma in sostanza il problema non è il morso di per sé, ma proprio le patologie che questi animaletti possono trasmettere all’uomo come la Rickettiosi, la Borreliosi di Lyme, la Febbre ricorrente da zecche, la Tularemia. Tendenzialmente tali patologie sono tutte curabili se identificate nelle fasi precoci, ma in un 5% di soggetti (soprattutto anziani e bambini) possono risultare molto gravi, in parte per le minori difese immunitarie, situazione fisiologica in queste categorie, ma anche per la difficoltà a volte di stabilire il sito di puntura della zecca. In genere il morso della zecca è infatti asintomatico, spesso lascai solo in situ una reazione locale con formazione di una specie di bollicina solida (papula) o di una zona arrossata con una zona centrale più bassa che si trasforma in una piccola crosticina. Proprio a causa delle gravi patologie che possono essere trasmesse da questo artropode è bene in ogni caso attuare un periodo di osservazione di almeno 30-40 giorni e soprattutto recarsi prontamente dal proprio medico se si ha il sospetto di un morso di zecca o alla comparsa di febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni e aumento delle dimensioni dei linfonodi.

Ma cosa si può fare per prevenire il morso della zecca? Alcuni consigli possono essere quelli di:

  • Vestirsi con abiti di colore chiaro per visualizzare prontamente la presenza del parassita;
  • Non addentrarsi in zona con erba alta (infatti non è solo il nostro amico cane il trasportatore della fonte di contagio, cioè la zecca);
  • Trattare gli animali domestici con sostanze acaro-repellenti;
  • Spazzolare gli abiti prima di entrare in casa;
  • Ispezionare accuratamente tutta la pelle del bambino prima di fare la doccia

Ma cosa si deve fare in caso di morso?

Innanzitutto è bene rimuovere la zecca con una pinzetta o con un filo di cotone ben avvolto intorno al parassita vicino alla pelle. E’ importante non toccare la zecca a mani nude e schiacciarla subito dopo averla rimossa. Lavare sempre la cute e le mani con acqua e sapone e disinfettare abbondantemente la zona di pelle dopo la rimozione del parassita. E’ comunque bene recarsi dal proprio medico o al Pronto Soccorso poiché spesso parte del parassita può rimanere nella pelle e va quindi tolta con un ago sterile. Un ultimo consiglio è quello di non utilizzare sostanze come alcol, benzina, trielina, acetone, ammoniaca per rimuovere la zecca: questa infatti sentendosi asfissiare potrebbe andare in sofferenza e rigurgitare materiale infetto.

In ogni caso la paura di questo tipo di incidenti non deve scoraggiarci dalle belle passeggiate primaverili, ma sempre con un occhio vigile cercando inoltre di spingere i nostri amministratori comunali ad attuare adeguate campagne di pulizia di parchi e giardini, ma anche dei semplici marciapiedi e vialetti, perché la colpa il più delle volte non è dei cani.

Dott.ssa Alessandra Piedimonte
Medico Chirurgo esperta in Nutrizione Pediatrica
Dott.ssa Alessandra Piedimonte