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Attualità

Lo sviluppo di un sano microbiota

Microbiome

Il microbiota intestinale è rappresentato da diverse migliaia di miliardi di microorganismi che contengono un patrimonio genetico di 3 milioni di geni (150 volte quello umano) definito microbioma. Gli studi su questo “organo acquisito”, che arriva a pesare 2 kg, si sono moltiplicati negli ultimi anni in quanto si è iniziato a capire che esso gioca un ruolo importante, ma ancora solo parzialmente conosciuto, in termini nutrizionali (v. produzione di vitamina K e B e sostentamento delle cellule dell’intestino), immunologici, endocrino-metabolici e di prevenzione o genesi di malattia.

Differenti composizioni del bioma sono, infatti, state associate all’obesità, all’asma, al diabete, alla rettocolite ulcerosa e ai disturbi dello spettro autistico.

Come garantire che il microbiota cresca con modalità mutualmente vantaggiosa per sé e l’ospite? I primi giorni di vita sono particolarmente importanti, in quanto l’intestino del neonato – sterile alla nascita – è rapidamente colonizzato in funzione del tipo di parto, del contatto con la mamma, dell’allattamento. Successivamente e nell’arco dei primi 3 anni di vita, la composizione dei microrganismi si andrà stabilizzando e sarà simile a quella degli adulti con cui il bambino vive e di cui condivide stili di alimentazione e di vita.

Dovremmo pertanto cercare di garantire l’attuazione delle seguenti condizioni:

  • Il parto vaginale, che consente una più salubre e immediata colonizzazione batterica; nei nati da parto cesareo si rileva una minore presenza dei benèfici bificobatteri e bacteroides sin dai primi giorni e questa condizione si riconferma anche a 2 anni di età. Purtroppo l’Italia è prima in Europa per parti cesarei, intorno al 35% sul totale, ben lontana dal 15% auspicato dall’OMS e considerato fisiologico.

  • L’allattamento materno esclusivo dai primissimi momenti di vita, che conduce a un microbiota più sano, in quanto il latte materno contiene più di 200 differenti oligosaccaridi che fungono da prebiotici e facilitano la crescita dei bifidobatteri e altre specie batteriche benefiche con riduzione dell’incidenza di diarrea neonatale ed enterocolite necrotizzante.

  • L’alimentazione complementare del bambino, e ovviamente quella successiva, che dovrebbero prevedere sempre un’ampia varietà di frutta, verdura, cereali e legumi per nutrire i microbi e ottenere un bioma più versatile, in grado di garantire l’assorbimento di substrati vari e proteggere l’intestino dalla crescita di germi patogeni.

  • La riduzione nell’utilizzo degli antibiotici, che andrebbero limitati ai casi di assoluta necessità; anche l’assunzione per pochi giorni riduce la biodiversità microbica e il recupero della composizione batterica precedente è molto difficile e lungo. Antibiotico-terapie ripetute peraltro non solo aumentano l’antibiotico-resistenza, come effetto più diretto, ma sembrano influenzare la reattività del sistema immunitario con l’aumento del rischio di patologia autoimmunitaria proprio a causa dell’alterazione del microbioma.

  • La riduzione nel consumo di carboidrati raffinati, in quanto promuovono la crescita di batteri nocivi che vanno a competere con quelli benefici.

  • La limitazione nell’utilizzo di saponi antibatterici, come consigliato dalla FDA statunitense a settembre dello scorso anno, per limitare l’insorgenza di antibiotico-resistenza.

  • La presenza in casa di cani e gatti, che aumenta la diversità dei batteri cui i bambini sono esposti con positiva modulazione della composizione del microbiota.

Evidentemente non tutte queste indicazioni possono essere soddisfatte per il singolo bambino ma, alla luce di tutti i benefici correlati alla salute di questo “organo acquisito” ma fondamentale, è importante che si diffonda una nuova consapevolezza su questo tema.

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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