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Attualità

Mamme a tempo pieno?

mamma

Sono molte le lettere che ci arrivano dalle mamme che lavorano e che esprimono il loro dispiacere, la loro confusione e a tratti la loro angoscia chiedendoci se per seguire i loro figli non farebbero meglio a lasciare il lavoro. Avvertono nel distacco forzato dei primi mesi un comportamento non consono al ruolo che la società chiede loro di svolgere in quel momento e cioè l’accudimento dei figli. Scrutano i loro piccoli cercando di individuare ogni comportamento diverso che possa dipendere da questo allontanamento e avvertono un profondo malessere pensando di esserne la causa. In pratica vivono con un profondo senso di colpa l’aver messo i bambini al nido, l’essersi affidati a una babysitter o ai nonni, il non trovarsi al loro capezzale al risveglio o l’essere sostituite nel somministrare loro la pappa. Quasi tutte le donne/madri hanno di questi pensieri almeno per una volta nella loro vita e spesso restano da sole a cercare una risposta che in alcuni casi non è mai arrivata e che ha rovinato la loro serenità ed il loro rapporto con i figli.

Io credo invece che ci siano delle ottime motivazioni da ambo le parti perché una donna, soprattutto se ama il suo lavoro, non debba lasciarlo per dedicarsi alla cura esclusiva dei figli.

Infatti, visto dalla parte delle donne, lasciare il lavoro potrebbe voler dire:

  • Fare a meno di un ambiente di relazione e realizzazione che arricchisce la persona e la rende in grado di interagire con i figli con maggiore serenità.
  • Perdere la propria autonomia economica che stabilizza i rapporti, anche quello con il partner.
  • Indebolire la propria sicurezza con il rischio di non essere più in grado di sostenere e alimentare la sicurezza dei figli.
  • Maturare in futuro atteggiamenti incontrollati di rivalsa del genere “io ho fatto tanto per te e tu mi ripaghi così “.
  • Non avere più la globalità delle esperienze che rendono unica una persona.

Invece, guardato dalla parte dei figli, se la mamma lasciasse il lavoro potrebbero rischiare di:

  • Avere ogni giorno a fianco una persona felice per la sua maternità ma profondamente delusa della sua realizzazione.
  • Non sperimentare la relazione con altre persone, che, per quanto meno motivate di una mamma, possono sempre essere arricchenti e utili nella loro crescita.
  • Ignorare piccoli dispiaceri e dolorosi distacchi che però fanno parte della vita reale di ognuno e che quindi sono indispensabili e costruttivi.
  • Non vivere il piacere infinito di rivedere la mamma e stabilire una relazione sempre più forte con lei grazie anche al distacco (le cose che desideriamo di più sono le più preziose).
  • Imparare a gestire il proprio tempo e soprattutto le assenze della mamma in modo indipendente e creativo.

Sembra strano dover parlare di questi argomenti quando per molte donne il lavoro non è una scelta ma un bisogno o al contrario è parte indissolubile della loro realizzazione, ma il nostro compito è sostenere in un caso o nell’altro coloro che vivono come una colpa l’allontanamento dai figli. Ciò che a molti sfugge è che non è importante il tempo che si passa con i figli ma la sua qualità: stare ore a casa con il piccolo “parcheggiato” davanti alla TV non è utile a nessuno. Inoltre spesso le donne che lavorano imparano prima a gestire con più razionalità ed efficacia il loro tempo con i figli. Quest’ultimo deve essere anche un tempo di ozio, non è necessario scorrazzare per forza i bambini di qua e di là, da attività ad attività, ma dare loro il senso del focolare domestico con piccole attività condivise. Deve essere un tempo di coccole, di intimità e complicità che si ripetono quotidianamente per fornire ai bambini un ritmo rassicurante e stabile (esempio la mamma torna dal lavoro e insieme facciamo merenda o andiamo a giocare al parchetto o controlliamo i compiti e sorseggiamo una cioccolata …). Stare insieme dev’essere il tempo della condivisione. I bambini avranno così una visione più reale della vita e le loro madri avranno cresciuto dei piccoli uomini e donne che un giorno prenderanno serenamente il loro posto con i figli. Ogni equilibrio è difficile da ottenere quando nel subconscio si pensa di stare facendo male, di non essere all’altezza del proprio ruolo o di fare soffrire qualcuno.

Una mamma soddisfatta del suo lavoro è disposta a dedicare più tempo utile al suo bambino, di focalizzarsi su di lui. Non ha bisogno di riempire il figlio/a di piccoli doni per farsi perdonare le assenze perché non ha sensi di colpa nel vivere la propria vita così come l’aveva sognata anche prima che loro arrivassero, semmai potrà avere quel naturale velo di tristezza di chi vorrebbe non perdersi i primissimi passi, le prime parole, tutte le primizie di quel meraviglioso universo in vulcanico tumulto… ma questa è un’altra storia.

Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
marina cammisa