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Attualità

Obesità infantile e perdita di peso: il mantenimento è la vera sfida!

32333915 - the size of stomach of children with overweight.

Gli studi ci mostrano come sovrappeso e obesità infantile siano il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici e ambientali anche prenatali.

Dalla moltitudine di elementi che influenzano il rischio di obesità, dal peso alla nascita, alla costituzione dei genitori, alla pratica dell’allattamento al seno, all’aumento di peso nel primo anno di vita e molti altri, si deriva quanto sia complicato fare prevenzione e, ancor più, cura.

Nel nostro sito spesso abbiamo parlato dei comportamenti finalizzati ad accompagnare il bambino in un accrescimento armonico (vd. come e quando divezzare o inserire il latte vaccino) e molto ancora si è scritto su cosa fare nel caso di un bambino ormai in sovrappeso. Al contrario, poco sappiamo su come garantire che il nostro approccio sia vincente a lungo termine. Esiste infatti un problema nella gestione del sovrappeso in età pediatrica definito come “rebound” ovvero la tendenza al recupero del peso iniziale entro un anno dall’inizio del processo di dimagramento. Questo fenomeno, presente anche negli adulti, spesso a più ripetizioni, configurandosi nella cosiddetta “sindrome dello yo-yo”, ha nei bambini un effetto estremamente diseducativo e allontana dalla reale possibilità di fare di un bambino obeso un adolescente normopeso, e tantomeno un adulto.

Rispetto a tentativi autogestiti delle famiglie abbiamo poche informazioni sebbene dall’esperienza clinica emerga come ogni famiglia, prima di arrivare a consultare uno specialista abbia tentato, con impegno o successi alterni, di modificare certi comportamenti, prevalentemente alimentari, al fine di ridurre il peso.

Nell’intervento medico-nutrizionale finalizzato al calo di peso, è fondamentale l’identificazione delle caratteristiche endocrino-metaboliche del bambino. Va abbandonato il mero criterio calorico per una gestione basata sugli equilibri tra nutrienti (i bambini non sono adulti di taglia piccola) così come va considerata la vita reale della famiglia su cui si vuole intervenire.

Nel mantenimento, poi, l’attività fisica praticata acquista un valore ancora superiore rispetto alla dieta. È fondamentale aumentare il dispendio energetico e ancor più formare e mantenere una massa muscolare capace di incrementare il metabolismo basale, ridotto dal dimagramento stesso.  È stato infatti dimostrato che, come da sempre dichiarano molte madri rimanendo non credute, molti bambini ex-obesi tendono a recuperare peso se mangiano come i loro pari normopeso (pur senza tornare agli eccessi o agli errori alimentari precedenti al calo ponderale). In generale, più precoce è l’obesità, più facilmente in adolescenza dovranno mangiare meno dei loro amici magri per evitare di ingrassare. Dimentichiamo definitivamente quindi l’idea che “si dimagrisce con lo sviluppo” perché tanto più tardiamo nel prenderci cura del problema, tanto maggiori saranno le difficoltà nelle età successive.

C’è da dire poi che i bambini che non hanno problemi di peso sono in media molto più attivi ed evolvono quindi naturalmente un equilibrio tra entrate ed uscite energetiche. Nel bambino con un passato di obesità invece questo equilibrio non c’è mai stato e va costruito con attenzione e gradualità accettando una fragilità di base da recuperare con una regolare attivazione fisica.

Pertanto possiamo asserire che il processo di dimagramento si attua con dei sani comportamenti alimentari ritagliati sulle esigenze nutrizionali, caratteriali e familiari del bambino, ed è in questo stesso periodo che vanno poste le basi a garanzia del mantenimento successivo. In particolare è fondamentale attuare i seguenti comportamenti:

  • Mantenere un ambiente alimentare “pulito”, senza cedere alla voglia di comprare alimenti ad alto valore energetico prima esclusi (v. bevande gassate).
  • Tutti in casa mangiano le stesse cose, cercando di condividere i pasti, con attenzione alle porzioni e alla presenza di verdura e frutta.
  • Durante l’estate si decide che attività fisica fare da settembre, con cadenza minima di 3 volte a settimana.
  • Si programma ogni possibile spostamento effettuabile a piedi nel corso dell’anno scolastico (scuola, sport, parrocchia etc.).
  • In estate si praticano quotidianamente per almeno 2 ore gli sport all’aperto preferiti, e se non ve ne sono bisognerà scoprirli (non dimentichiamo i pattini, lo skate, la bici o la corsa, oltre alle varie attività con il pallone).

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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