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Obesità infantile: merendine assolte?

Obesità infantile: merendine assolte?

Merendine sì o merendine no? Ha fatto parlare un’indagine che sembrerebbe scagionare le merendine tra le cause dell’obesità infantile. Lo studio – promosso da Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiana – incrocia i dati dell’ultima indagine Okkio alla salute, con quelli legati al consumo di snack in Italia. Ebbene, il risultato sarebbe che i chili di troppo nei bambini non sarebbero causati tanto dalle merendine, quanto da stili di vita sbagliati, basso consumo di frutta e verdura e scarsa attività fisica. Ma è davvero così? Lo chiediamo alla dottoressa Margherita Caroli, consulente dell’Unione europea, temporary advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità, nonché former president dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group.

Dottoressa Caroli, quindi le merendine non centrano nulla con l’obesità infantile?
“No, non è esattamente così. Certamente l’obesità infantile, così come quella adulta, è una malattia multifattoriale, per cui nessuno che ha un minimo di intelligenza può sostenere che sia causata da un solo elemento, quali possono essere le merendine. Ma detto questo, l’indagine dell’Aidepi ha delle problematiche metodologiche enormi, dal momento che confronta la percentuale di obesità infantile nelle regioni italiane con i dati complessivi di vendita delle merendine in quelle stesse regioni, e non con quelli relativi al consumo di merendine da parte dei soli bambini. Associare due dati non uniformi non è statisticamente corretto e fa cadere tutte le rassicurazioni sulle merendine”.

Ci sono merendine e merendine, però…
“Sì, e infatti mi lascia perplessa anche il fatto che l’indagine si limiti a parlare solo di quantità e non della qualità e del tipo di merendine che vengono consumate dai bambini. Un prodotto troppo ricco di grassi e di zuccheri non può infatti mai fare bene alla salute e quindi può essere di sicuro causa, insieme ad altri fattori, dell’obesità”.

Al bando gli snack, quindi?
“Se nella piramide alimentare dolci, bevande zuccherate e sale sono posizionati all’apice, un motivo c’è, no? Tutti i prodotti ricchi di questi elementi andrebbero infatti consumati solo in piccole quantità e non quotidianamente, anche perché l’eccesso di zucchero e di sale può favorire pure lo sviluppo del diabete e di malattie cardiovascolari”.

Allora non è vero che non ci sono cibi buoni e cibi cattivi, come qualcuno è arrivato a sostenere?
“L’alimentazione non è come la matematica, per cui la somma di due numeri dispari dà un numero pari: due cibi cattivi non fanno un alimento buono! Si parla tanto di educazione alimentare, ma la vera educazione alimentare è abituare i bambini ad apprezzare la frutta e la verdura e a consumare i dolci solo una volta ogni tanto. I dolci vengono invece considerati troppo spesso come cibo consolatorio, quando per fare davvero del bene ai bambini basterebbe dare loro coccole, stare e giocare insieme”.

Ma se l’obesità è causata anche da scarsa attività fisica, non basterebbe che i bambini facessero un po’ di movimento per smaltire gli snack più calorici?
“Sì, ma per consumare anche solo 150 calorie il bambino deve muoversi non solo un po’, ma parecchio! Il bilancio va fatto per bene tra le calorie che si assumono e quelle che si consumano. Inoltre spesso sulle etichette è riportato il rapporto fra le calorie date da una merendina al fabbisogno di un adulto, sottostimando, e anche di molto, il reale apporto di uno snack nella dieta giornaliera di un bambino”.

Che cosa dovrebbero allora mangiare i bambini a merenda?
“Pane e pomodoro, uno yogurt, un frutto, delle fette biscottate, un pacchetto di crackers. Qualcuno obietterà: sì, ma le merendine sono comode. Ma perché, non lo è anche la frutta o una fetta di pane e marmellata? E, poi, dove è scritto che crescere un bambino è comodo? Avere un figlio è la cosa più bella del mondo e, come tutte le cose belle, richiede impegno”.

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