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Olio di palma: perché è meglio dire no

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Da alimento quasi sconosciuto, oggi l’olio di palma può essere presente in moltissimi prodotti: biscotti e fette biscottate, creme spalmabili, merendine, grissini e cracker, barrette dolci e salate, patatine fritte e gelati, salse e persino latte in polvere per neonati. Per l’Istituto italiano di sanità e l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, l’olio di palma può avere però effetti nocivi. Il ministero dell’Agricoltura invece lo difende. Alcune industrie alimentari – qualcuna come la Coop per una scelta consapevole, altre per precauzione, altre ancora per ragioni di opportunità – l’hanno messo al bando. Ma c’è anche chi – soprattutto per motivi economici – continua a utilizzarlo, nonostante le polemiche e i possibili rischi per la salute. Per orientarci tra favorevoli e contrari all’olio di palma e sapere come comportarci quando facciamo la spesa, abbiamo chiesto un parere alla dottoressa Margherita Caroli, consulente dell’Unione europea e temporary advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Dottoressa Caroli, domanda secca: olio di palma sì o no?
“Per me è un no. E non solo per questioni ambientali, ma anche per ragioni di salute. L’olio di palma, nella formula con cui viene utilizzato dalle industrie alimentari, cioè raffinato attraverso metodi fisici o chimici, non fa bene alla salute”.

Qual è il principale aspetto critico?
“È la ricchezza di acidi grassi saturi, in particolare l’acido palmitico. L’acido palmitico ha infatti un notevole potere aterogeno, ovvero favorisce il deposito di grassi sulle arterie. Il rischio è quindi l’insorgere di malattie cardiovascolari, oltre all’obesità”.

Ma gli acidi grassi saturi si trovano solo nell’olio di palma?
“No, nel burro, per esempio, c’è l’acido stearico, che ha invece un potere aterogeno molto più basso e viene facilmente trasformato in acido oleico, lo stesso dell’olio di oliva. Ma ciò che fa male degli acidi grassi saturi non sono solo i grassi saturi in sé, ma la loro assunzione eccessiva e continua: quando un bambino a colazione mangia un biscotto con olio di palma, a metà mattina una merendina con olio di palma, a pranzo un secondo preconfezionato con ancora olio di palma e di pomeriggio magari un’altra merendina o delle patatine con olio di palma, supera di molto i limiti giornalieri raccomandati. E oltre agli aspetti quantitativi ci sono anche quelli qualitativi…”.

Prego, ci dica.
“Gli acidi grassi saturi si trovano anche negli alimenti naturali, non solo in quelli trasformati. Per esempio ci sono nella carne e nel formaggio, anche se in misura minore. Carne o formaggio, però, contengono anche elementi nutrizionali importanti, come le proteine o il calcio. Questi mancano in quantità serie nei prodotti industriali, che invece sono ricchi oltre che di grassi saturi anche di zucchero o di sale, la cui assunzione deve essere minima”.

Quindi quale sarebbe la migliore alternativa all’olio di palma?
“La Coop, che ha bandito gli oli tropicali dai prodotti per bambini già nel 2009 e ora li ha eliminati in tutte le sue linee, usa oli monosemi, come olio di mais, di girasole e addirittura olio di oliva ed extravergine. Tutte le industrie alimentari dovrebbero seguirla, perché la salute dei consumatori dev’essere più importante delle economie. In conclusione: o le aziende accettano che le persone consumino meno i loro prodotti oppure devono migliorare la qualità dei grassi e ridurne la quantità. È così che possiamo tutti vivere felici e contenti”.

Dott.ssa Margherita Caroli
Pediatra
Margherita Caroli