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Per i nostri bambini, meglio la mensa scolastica o il pasto da casa?

Per i nostri bambini, meglio la mensa scolastica o il pasto da casa?

Tra il menù della mensa scolastica e il panino portato da casa, cos’è meglio per i bambini? Domanda lecita a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, che vedrà per la prima volta i bambini delle scuole torinesi liberi di scegliere che cosa mangiare. La novità arriva a conclusione di una vicenda iniziata con la protesta dei genitori per la scarsa qualità del cibo e il caro-mensa: con 7,20 euro di spesa, i pranzi delle scuole torinesi si attestano tra i più costosi d’Italia. Il 22 giugno c’è stata una sentenza dei giudici della Corte d’Appello, che ha decretato il diritto dei piccoli di consumare nel refettorio il pasto preparato a casa. A inizio settembre, ecco poi il consenso definitivo dell’Ufficio scolastico della regione Piemonte. Un provvedimento, però, che ha suscitato critiche, anche tra gli esperti di alimentazione infantile. “È una decisione palliativa, come dare il paracetamolo a chi ha la febbre”, commenta la dottoressa Margherita Caroli, consulente dell’Unione europea e temporary advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Dottoressa Caroli, cosa ne pensa allora di questa battaglia vinta dai genitori torinesi?
“Sarà anche una vittoria per i genitori, ma si tratta di una sconfitta per i bambini e per l’opera di promozione della salute che si dovrebbe fare nelle scuole. Se i genitori hanno portato avanti questa battaglia perché i loro figli non mangiavano, avrebbero dovuto prima capire quali fossero le cause di questa resistenza al cibo offerto nelle mense”.

E quali potrebbero essere, secondo lei?
“Una tra tutti, la fascia d’età coinvolta. Ad esempio: nei ragazzini più grandi, con gusti alimentari già definiti, è più facile incontrare resistenze. Oppure si sarebbe dovuto verificare se lo scontento si riscontrava solo in alcune scuole o alcune classi”.

Il problema potrebbe essere effettivamente il menù?
“Il menù delle mense di Torino è buono, è vario, e rispetta i principi della dieta mediterranea. Intelligentemente erano stati inseriti alcuni piatti proposti dagli stessi bambini. Se il cibo fosse stato immangiabile dal punto di vista organolettico, se il pasto fosse arrivato sempre freddo, il Comune avrebbe avuto tutti gli strumenti per sanzionare economicamente le ditte, che si sarebbero dovute adeguare alle richieste”.

D’altro canto la protesta dei genitori era rivolta anche contro il caro-mensa.
“Sì, 7,20 euro sono effettivamente un po’ troppi, circa 2 in più rispetto alla media nazionale”.

Quindi è possibile che ora alcuni genitori, per risparmiare sul costo degli alimenti, finiscano per trascurare l’aspetto nutrizionale del pasto?

“Certo, la possibilità c’è. I bambini dovrebbero mangiare un primo, un secondo leggero, ma soprattutto tanta frutta, verdura e legumi: un pasto coordinato secondo i principi della dieta mediterranea. Ma diventa difficile portare tutto questo da casa”.

E ora cosa cambierà dal punto di vista educativo per i bambini?
“Le conseguenze educative saranno certamente negative. Le scuole praticano educazione alimentare: questo significa indirizzare il gusto dei bambini verso alimenti sani. La mensa, infatti, non è un momento in cui i bambini si devono sfamare e basta, o trovare solo alimenti di loro gradimento. Secondo le indicazioni del Ministero della Salute e dell’Istruzione si tratta di un momento istruttivo esattamente come tutti gli altri. In questo modo viene a mancare il diritto dei bambini a essere educati e in maniera uguale per tutti”.

Quindi aumenteranno le diseguaglianze?
“Certamente, in questo modo le diseguaglianze sociali aumenteranno in maniera esagerata: da un lato ci sarà chi non potrà permettersi di spendere molto e opterà per il panino con la mortadella, mentre dall’altro ci sarà chi mangia il pasto completo della mensa o portato da casa. In entrambi i casi ci troveremmo ad affrontare una disparità di trattamento”.

Si potrebbero presentare anche problemi di natura igienico-sanitaria?
“Ci sono numerosi bambini che hanno la necessità di mangiare in maniera diversa per disturbi alimentari come la celiachia o allergie. Vedendo quello che porta il compagno di classe da casa, i bambini potrebbero assaggiarle e questo comportamento rischierebbe di essere molto pericoloso”.

Dott.ssa Margherita Caroli
Pediatra
Dott.ssa Margherita Caroli