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Pesce…e inquinanti: pro e contro, verità contrastanti

Pesce…e inquinanti: pro e contro, verità contrastanti

Recentemente mi sono imbattuta in uno di quei video ironici che girano in internet, dove si dice che secondo una ricerca “mangiare la carne fa bene al cervello e ai muscoli” ma “potrebbe causare il cancro”, un’altra ricerca afferma che “una mela al giorno toglie il medico di torno, ma senza buccia se no è cancerogena”, etc… insomma sarebbe vero tutto e il contrario di tutto.

La cosa paradossale è che in realtà è esattamente così, vale a dire che, dal punto di vista scientifico, in medicina non sempre 2+2 fa 4, purtroppo! O magari fa 4 oggi, ma domani, alla luce di nuove evidenze, risulta che in realtà è 3, sempreché dopodomani non sia 5…

Noi medici siamo abbastanza abituati a questi cambiamenti, che in realtà fanno parte integrante della scienza e del processo scientifico (la scienza ha orrore dei dogmi, e ogni affermazione è lì proprio in attesa di essere sconfessata), ma è comprensibile che questi cambi di rotta sempre più frenetici disorientino il pubblico: fino a qualche secolo fa le ipotesi scientifiche e le loro dimostrazioni resistevano decenni e decenni, ora è un miracolo se durano più di qualche giorno!

Trasportando il ragionamento nel campo che più ci interessa, quello dell’alimentazione, rimane giusto e sacrosanto lodare gli aspetti benefici degli alimenti, ma è anche necessario, quando ne veniamo a conoscenza, informare il pubblico, voi che ci leggete, su quelli che potrebbero essere gli aspetti dannosi o negativi legati a quegli stessi alimenti che abbiamo lodato poco prima.

Ma anche questo è, in qualche modo, normale: in natura difficilmente esiste qualcosa che sia solo bianco o solo nero, gli aspetti positivi e quelli negativi fanno entrambi parte di ogni fenomeno, e l’alimentazione non si sottrae a questo gioco.

Così, oggi vi vorrei informare sul pesce, o meglio su un inquinante, il metilmercurio, contenuto nel pesce. Molti di voi già sapranno di cosa sto parlando, ma per chi non ne è ancora informato farò un breve riassunto.

Il metilmercurio deriva dal mercurio inorganico, che deriva a sua volta dai processi di combustione industriali, su cui agiscono dei batteri presenti nell’acqua che lo trasformano appunto in metilmercurio (molto tossico!). Il punto è che questo “birbone” vive molto a lungo, cioè entrato in un organismo rimane lì nel suo sangue, nei suoi tessuti etc… per circa 72 giorni. Così succede che pesce medio mangia pesce piccolo e pesce grande mangia pesce medio e pesce grandissimo mangia pesce grande e quindi i pesci in cima alla catena alimentare marina contengono più metilmercurio di tutti, ovvero sono più “inquinati” (per vostra conoscenza, il processo si chiama “biomagnificazione dell’inquinamento”).

Ora, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a gennaio 2015 ha emesso un parere su questo composto tossico, e dato che l’esposizione nel mondo è difficilmente studiabile nella pratica poiché nei vari paesi esistono differenze importanti che riguardano quanti consumano il pesce, quali pesci vengono consumati più spesso e in che quantità, sono stati creati dei modelli per standardizzare la situazione. Di qui alcune raccomandazioni per cercare di far sì che i benefici del consumo del pesce siano maggiori rispetto al rischio di esposizione a questo contaminante. (https://www.efsa.europa.eu/it/press/news/150122)

Secondo l’EFSA le specie di pesce che rappresentano le principali fonti di esposizione sono il tonno di grandi dimensioni, il pesce spada, il merluzzo (di grandi dimensioni), il luccio, il marlin, e il nasello nei bambini. Il consiglio per non superare la dose tollerabile di metilmercurio è quella di non mangiare più di una porzione (<100 g) a settimana di questi predatori e di preferire pesci di piccole dimensioni come alici, sarde, orate, spigole, trote, etc. Una piccola annotazione: i tonni in scatola sono tendenzialmente più sicuri poiché in genere di qualità pinna gialla e dunque più piccoli. Per fortuna in Italia la sorveglianza nutrizionale è tra le migliori in Europa e già dal 2006 con un Regolamento Europeo (Regolamento CE 1881/2006) è stato stabilito il valore massimo di contaminante tollerabile in ogni alimento. Gli alimenti non adeguati non possono e non vengono commercializzati.

A proposito di quanto detto all’inizio, sugli aspetti positivi e negativi che tendono a coesistere nello stesso alimento, vorrei terminare ricordando che per superare la dose settimanale tollerabile di metilmercurio bisognerebbe consumare almeno 1 kg di pesce a settimana… obiettivo per tanti altri versi perfino quasi auspicabile, ma che nessuno raggiunge!

Allora non lasciamoci spaventare da queste informazioni in negativo, continuiamo a consumare pesce almeno 3-4 volte/settimana, ma cerchiamo di scegliere e di variare con attenzione, perché nella varietà e nella moderazione – ci avreste mai scommesso? – sta la miglior protezione anche verso gli aspetti meno simpatici che un alimento qualsiasi può portare con sé.

Dott.ssa Alessandra Piedimonte
Medico Chirurgo esperta in Nutrizione Pediatrica
Dott.ssa Alessandra Piedimonte