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Plasmare gusti e preferenze alimentari dei bambini

Plasmare gusti e preferenze alimentari dei bambini

In un ambulatorio di nutrizione pediatrica il problema prevalentemente che viene riferito quale ostacolo a una sana alimentazione è la selettività dei bambini, specialmente nei confronti delle verdure e in favore di cibi ricchi in sale o zuccheri semplici. Di fatto la preferenza verso il gusto dolce e, in fase successiva, verso il salato è innata, così come innata è l’avversione per l’amaro (geneticamente determinata). Paradossalmente quindi la nostra biologia non ci predispone alla sana alimentazione bassa in zuccheri e sodio e ricca in verdure (spesso amare) ma al contrario verso una dieta decisamente obesogena. A questo punto ci viene in soccorso la scienza che ha dimostrato come esperienze sensoriali precoci, finanche uterine, possono plasmare gusti e preferenze in direzioni più salutistiche.

Una grande varietà di sostanze assunte (frutta, verdura o spezie) o inalate (tabacco o profumi) dalla gestante si trasmettono al liquido amniotico bevuto dal feto e nel latte materno. Grazie a questo processo, nella vita intrauterina e durante l’allattamento viene attivata neurologicamente l’identificazione di questi odori/sapori come “conosciuti”. Nelle età successive si osserverà una accettazione facilitata secondo il paradigma: “quello che mangiava mamma è giusto”. Ovviamente nelle fasi successive dovrà essere mantenuta una buona varietà che andrà condivisa in seno alla famiglia a garanzia di un rinforzo per imitazione.

L’allattamento materno può conferire una migliore accettazione di cibi sani (frutta e verdura) quando questi fanno parte della dieta materna e ciò giustificherebbe il fatto che i bambini allattati al seno sono meno selettivi e meglio disposti verso cibi nuovi durante l’infanzia. Decadono quindi le vecchie raccomandazioni, ancora molto diffuse, di limitare il consumo di alimenti con sapori forti quali aglio, broccolo o cipolla nella mamma che allatta.

Al contrario i latti formulati sono sensorialmente monotoni, sebbene gli aromi varino a seconda della marca e del tipo. Interessante e coerente con il discorso precedente, è che bambini allattati artificialmente possono, al contrario, essere attratti da alimenti estranei alla dieta materna in quanto appunto presenti come aromi nel latte formulato.

Durante il primo anno di vita il bambino attua una transizione impegnativa da un dieta esclusivamente liquida e monotona a un’alimentazione mista composta da latte e alimenti solidi con consistenze e sapori variegati. La strutturazione di una alimentazione complementare dovrà avvenire in modo graduale e la sua adeguatezza dipenderà anche da come verranno gestite le successive esposizioni ai nuovi cibi sia in termini di sapore che di consistenza. Anche quest’ultima, infatti, può rappresentare un elemento di difficoltà come spesso ci raccontano le madri sul nostro sito lamentando i problemi incontrati nell’abbandonare le creme e gli omogeneizzati. A questo proposito uno studio su bambini di 7 anni evidenzia una dieta meno selettiva in quelli che hanno conosciuto consistenze granulose tra i 6 e i 9 mesi rispetto ai bambini che hanno conosciuto tali consistenze dopo i 9 mesi. Pertanto la consistenza meno liquida a età più precoci sembra anch’essa correlata a una maggiore varietà alimentare in età successive.

Infine, per chi ormai si trova con un ragazzino preadolescente selettivo, non potendo più lavorare sulla prevenzione, consiglio innanzi tutto di mantenere una pazienza ascetica continuando a riproporre alimenti non graditi a cadenza settimanale nella consapevolezza scientifica che l’accettazione si può ottenere dopo 10-12 tentativi e, più facilmente, se si accosta l’alimento nuovo a uno cui il bambino è abituato e che gradisce.

Dott. Federico Mordenti
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
dott. federico mordenti pediatra - alimentazione bambini by coop