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Attualità

Tassa sul junk food? Ok, ma non basta per dire stop all’obesità

Tassa sul junk food? Ok, ma non basta per dire stop all’obesità

Altolà al junk food? Alcuni mesi fa, ad ottobre 2011, in Danimarca, un Paese sereno nel quale la salute dei cittadini sta molto a cuore al governanti e in cui la percentuale di popolazione obesa è ben più bassa della media europea, essendo inferiore al 10%, è entrata in vigore una “fat tax” cioè una tassa sui grassi saturi presenti negli alimenti. E dunque da quel giorno i danesi andando a fare la spesa hanno visto aumentare il costo degli alimenti in misura del loro contenuto di grassi saturi.

In Francia tassa sulle bibite. La scelta della Danimarca non è rimasta isolata ma, al fine di proteggere la salute dei cittadini e di rimpinguare le esanimi casse dello Stato, è stata seguita da numerosi altri Stati. Ecco che in Francia all’inizio del 2012 è aumentata la tassa sulle bevande zuccherate ritenute responsabili dell’aumento dell’obesità, stessa cosa anche in Ungheria, dove invece si è deciso di introdurre una tassa contro l’obesità, mettendo un tributo addizionale sugli alimenti industriali ad alto contenuto di sale e zuccheri.

Più caro il “cibo spazzatura”. In Italia la tassa sul junk food, ovvero la tassa sul “cibo spazzatura”, è soltanto ancora un’ipotesi, che il Ministro della salute Renato Balduzzi ha proposto alle Regioni. I proventi potrebbero andare a sostenere la nostra sanità così tanto “malata” di deficit. Dunque, se questa proposta dovesse diventare legge pagheremmo un po’ di più tutto ciò che, ormai da diverso tempo, chiamiamo “schifezze”:

  • le bibite zuccherate;
  • gli snack dolci e salati che sono eccessivamente ricchi di grassi saturi, zuccheri e sale;
  • il cibo da fast-food che è molto lontano da quella che è la nostra tradizione: la dieta mediterranea.

Diminuire il costo di frutta e verdura. Sicuramente è importante tenere alta l’attenzione di tutti noi sull’importanza di non esagerare con questo tipo di alimenti grassi, e forse in periodi di crisi economica come questo aumentare il prezzo potrà dare buoni risultati. A patto che però si renda di contro più accessibile il costo di frutta e verdure, che tutti noi indichiamo come alimenti importanti e sani, da consumare giornalmente e che invece molte famiglie non riescono ad acquistare regolarmente a causa dei prezzi elevati al consumatore.

L’idea di un aumento dei costi per gli alimenti “non sani” è sicuramente buona, ma senza una adeguata campagna educativa non si corre forse il rischio che i consumatori – e soprattutto i piccoli consumatori – siano esposti al consumo di merci più scadenti ma a più basso costo, dunque più abbordabili dalle famiglie a basso reddito e dagli adolescenti?

Non è solo colpa del junk food. E inoltre non si rischia di identificare il “cibo spazzatura” come l’unico responsabile dell’obesità in età pediatrica, dimenticandoci che l’obesità è un malattia ad eziologia multifattoriale nella quale tutto l’ambiente (famiglia, scuola, città, attività motoria…) gioca un ruolo fondamentale? Diversi anni di esperienza come nutrizionista pediatrica mi hanno insegnato che sovente non è colpa della merendina o della famosa bibita gassata e scura, perché il genitore a quelli fa attenzione: basti pensare che le chiamano proprio “schifezze”, dunque sono rari i casi in cui, facendo un’anamnesi alimentare, ne ho riscontrato un eccessivo consumo o una mancanza di conoscenza della loro reale non salubrità.

Giuste quantità. Quello che invece è più frequente è la non adeguata conoscenza dell’importanza delle giuste quantità e il fornire ai nostri bambini porzioni esagerate per la loro età: ad esempio, a Roma la merenda scolastica di un bambino è spesso un abbondante pezzo di pizza o un panino farcito con prosciutto e formaggio associato a una bibita zuccherata, cui seguirà – a distanza di 2-3 ore – un lauto pasto.

Più movimento. A ciò occorre aggiungere la sedentarietà: quel tipo di merenda potrebbe andare bene se i nostri bimbi si muovessero tanto e stessero l’intero pomeriggio al parco o in cortile a giocare. Invece la loro giornata è strutturata in modo che dopo otto ore di scuola, nelle quali è previsto pochissimo movimento, tornano a casa in macchina e via seduti a fare i compiti o a giocare ai videogame, quindi cena e tutti a nanna.

Dunque, ben venga la tassa su alimenti che non sono così fondamentali e sono in più così poco sani. Ma per raggiungere l’obiettivo della lotta contro l’obesità, bisognerebbe supportarla insegnando che il problema si risolve anche mangiando giuste quantità di cibo sano e imparando (e insegnando ai nostri piccolini) che più movimento al giorno ci fa rimanere o ritornare al giusto rapporto tra peso e altezza.

Dott.ssa Assunta Martina Caiazzo
Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione
Dott.ssa Assunta Martina Caiazzo