L'impegno di Coop Equipe Medica
×

Attualità

I vantaggi del latte materno, l’alimento migliore per il neonato

Mamma allatta il figlio

Completo, salutare, naturale, il latte materno dovrebbe essere l’alimento esclusivo almeno fino ai 6 mesi di vita dei bambini. Senza pari dal punto di vista nutrizionale, secondo la Società italiana di neonatologia, riduce del 36% il rischio di Sids (sindrome da morte improvvisa del lattante) e del 52% le possibilità che il bambino sviluppi la celiachia. E non mancano i vantaggi anche per la mamma, come ci spiega il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past president dell’ECOG, l’European Childhood Obesity Group.

Professor Vania, che cosa rende unico il latte materno?
“È l’alimento dinamico per antonomasia. Anche il vino, l’aceto o la frutta cambiano nel tempo, ma non lo fanno tanto quanto il latte materno, che cambia da quando il bambino nasce fino alla fine dell’allattamento, cambia persino nel corso della giornata e cambia anche all’interno della stessa poppata. Nessun latte di formula può avere le stesse caratteristiche”.

Quali sono i principali benefici sulla salute del neonato?
“Il latte materno è ricco di elementi che rafforzano il sistema immunitario e proteggono dalle infezioni. Aiuta nello sviluppo della flora batterica, che migliora il funzionamento dell’intestino. Riduce il rischio di manifestazioni più gravi della celiachia. Ma di benefici ce ne sono molti altri. Per esempio, molto probabilmente – anche se ancora non c’è la completa certezza – evita l’insorgere di allergie alimentari, per lo meno per tutto il tempo che dura l’allattamento”.

Ci sono effetti a lungo termine?
“Se l’allattamento è condotto rispettando i ritmi e le necessità del poppante, aiuta a sviluppare stili alimentari corretti: il bambino impara infatti a mangiare quando ha fame e fino a quando è sazio. Inoltre, i bambini allattati al seno hanno, per tutta la vita, livelli più bassi di colesterolo nel sangue”.

L’allattamento al seno fa bene anche alla mamma?
“Sì, è protettivo verso il cancro al seno e aiuta a recuperare il peso pre-gravidanza, dal momento che produrre il latte costa energia, che viene in gran parte dai depositi di grasso. Dal punto di vista psicologico, il contatto bocca-seno rafforza la diade madre-bambino. L’allattamento funziona, fino a un certo punto, anche da anticoncezionale e non solo perché riduce nella donna il desiderio sessuale, ma perché contrasta l’impianto di embrioni nell’utero. Non è vero, invece, che provochi un peggioramento della vista: è solo un fenomeno fisiologico e passeggero dovuto alla disidratazione, così come lo è il fatto che cadano più capelli”.

Cosa si dovrebbe fare per estendere ulteriormente la pratica dell’allattamento al seno?
“Anche se va meglio rispetto a una ventina di anni fa, c’è ancora molto da fare, in particolare per evitare che l’allattamento venga interrotto dopo i primi mesi. Escludendo i casi di agalattia e ipogalattia, ovvero di assenza o insufficienza della secrezione lattea, il vero ostacolo non è la mancanza di volontà, quanto le difficoltà oggettive. La legge tutela solo le mamme che hanno un contratto a tempo indeterminato, per tutte le altre spesso la scelta è tra allattare o perdere il lavoro. Però ci si può organizzare, anche se è impegnativo: se la mamma produce latte in abbondanza lo può congelare – si mantiene fino a 6 mesi –, ma poi ci dev’essere la collaborazione dei familiari e dell’asilo nido”.

Prof. Andrea Vania
Pediatra
Vania