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L'esperto risponde

Consumo di fegato nel divezzamento

Nome: rachele
Età del bambino: 8 mesi
Sesso: maschio
Comune: palermo
Area tematica: Allattamento e divezzamento
Domanda: Gentile dottore, lavoro per una tv giapponese e sto preparando un documentario sulle alimentazioni a base di carne per i bambini in Italia, ossia gli omogeneizzati. Avrei delle domande:E' vero che ci sono degli omogeneizzati che si possono dare ai bambini dai 5 mesi ai 7 mesi (coniglio, agnello, tacchino) e alcuni che è meglio dare dopo gli 8 mesi (vitello, pollo, manzo)?Se si, perchè? Dipende dalla digestione?Per i giapponesi dare tanti tipi di carne diversa ai bambini è una cosa nuova e interessante, per questo motivo vorrebbero approfondire la realtà degli omogeneizzati a base di carne in Italia. Inoltre, la produzione mi chiede anche che ci sono degli omogeneizzati a base di fegato che si possono dare ai bambini dai 9 agli 11 mesi, è vero? Perché non si possono dare a quelli di 5 mesi? Per quale motivo? Si da il fegato di che tipo di animale? Sarei molto grata se mi potesse aiutare a capire queste cose.La ringrazio di cuore.
dott. federico mordenti pediatra - alimentazione bambini by coop

Dott. Federico Mordenti

Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Cara Ester, questo sito è dedicato ai genitori per aiutarli nelle problematiche nutrizionali dei loro bambini, ma in questo caso utilizzeremo la sua domanda per fare chiarezza sulla tipologia di carni nello svezzamento. Dunque le carni che lei cita, ovvero coniglio, tacchino e agnello sono state proposte per anni per iniziare il divezzamento, non tanto per questioni di digeribilità quanto per ragioni allergologiche. Infatti si attribuiva a questa scelta un potere “protettivo” nei confronti di evoluzioni allergiche nel divezzo. Di fatto, la moderna ricerca medica in campo allergologico ha sconfessato questa tesi; la scelta delle carni introdotte è infatti neutra sul rischio di evolvere allergia nel bambini. Pertanto qualsiasi carne va bene, seppure rimane invariato il consiglio di inserirle nelle giuste porzioni (piccole, all’incirca mezzo vasetto di omogeneizzato da 80 g, corrispondente – quanto al contenuto reale in carne – a circa 15 g) e gradualmente, senza mischiarle e quindi accavallare diversi inserimenti, per garantire la possibilità di individuare eventuali reazioni nel bambino, non necessariamente di tipo allergico, anche solo di gradimento. Per quanto attiene al fegato (solitamente parliamo di fegato di vitello) non mi pare vi sia una produzione di omogeneizzati di fegato, carne di per sé valida dal punto di vista nutrizionale in quanto ricchissima in vitamina D, vitamine del gruppo B e ferro, ma che si ritiene non particolarmente adatta alle prime fasi del divezzamento per digeribilità. C’è poi la questione, di interesse a dire il vero crescente, inerente la funzione di “filtro” che ha il fegato e che lo vede pertanto potenziale fonte di farmaci e sostanze tossiche, la cui capacità di gestione da parte dei meccanismi di “detossificazione” del fegato del bambino è inversamente proporzionale all’età: tanto più il bambino è piccolo, tanto meno sarà in grado di gestire questi “xenobiotici”. Evidentemente, peraltro, il rischio che il fegato animale sia portatore di sostanze indesiderate dipende strettamente da come è stato allevato il bovino in questione. In questa ottica anche nell’utilizzo del fegato in età successiva farei riferimento a prodotti biologici.

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