L'impegno di Coop Equipe Medica
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L'esperto risponde

La scuola e soprattutto la famiglia devono mantenere un fondamentale ruolo educativo

Nome:
Età del bambino:
Sesso:
Comune: Frosinone
Area tematica: Altro
Domanda: Buonasera, sono insegante di scuola dell'infanzia e ogni giorno affronto problematiche legate alla mensa scolastica. Bambini inappetenti, che mangiano solo determinati alimenti o semplicemente capricciosi... e noi insegnanti siamo sovraccaricate di responsabilità e, spesso, si pretende da parte di alcuni genitori, che ci si possa sostituire a loro trasformando la mensa scolastica in un casa privata per poter accontentare i bambini... purché mangino! La mensa scolastica segue un menù redatto da un nutrizionista e approvato dalla ASL, le insegnanti e il personale preposto sono tenuti a rispettarlo a meno che non ci sia una certificazione medica che prescriva diversamente per alcuni casi specifici. Ma mi chiedo alcune volte (e solo da un punto di vista "umano" come sostengono alcuni genitori) se la legge consentisse di poter modificare (senza alcuna certificazione) a seconda delle esigenze il menu per un bambino che non mangia quel tipo di alimento, se questo potrebbe essere un comportamento educativo da parte dell'insegnante verso quel bambino e anche dell'intera sezione. Ho bisogno di un parere per poter chiarire questo dubbio ed essere più in grado di gestire il problema dando anche una risposta soddisfacente ai genitori che riescono a farmi sentire in colpa! Grazie
Alessandra Piedimonte

Dott.ssa Alessandra Piedimonte

Medico Chirurgo esperta in Nutrizione Pediatrica

Cara maestra, innanzitutto grazie per averci scritto, la sua domanda è dal punto di vista “umano” assolutamente legittima, ma la risposta è una serie di NO. Non si può pensare neanche lontanamente di trasformare la mensa scolastica in un ristorante, così come ci battiamo da anni su questo sito e altrove per far passare il concetto che neppure il pasto in casa può diventare un pasto al ristorante, consentendo ai bambini (soprattutto nell’età da Lei indicata: 3-8 anni) di decidere autonomamente cosa vogliano o non vogliano mangiare. Ovviamente vanno escluse da questo mio discorso tutte le problematiche mediche che giustifichino una alimentazione diversa, ma quanti sono realmente questi bambini? Sicuramente e fortunatamente pochi e mi creda il più delle volte, chi per necessità deve avere un’alimentazione differente è proprio colui che vorrebbe mangiare come gli altri. Il discorso della sana alimentazione è un discorso in primis basato su quelle che sono le necessità di soggetti in crescita, che quindi appunto hanno bisogno di determinate quantità e qualità di nutrienti per crescere sani. Un secondo aspetto, non meno importante del primo, è un discorso educazionale; è infatti importante SEMPRE tenere a mente chi è l’adulto (e quindi decide, perché in teoria più consapevole) e chi è il bambino. Permettere ad un bambino di 3-6 o anche 10 anni di decidere autonomamente di sé stesso e quindi anche della sua alimentazione equivarrebbe ad esempio a permettergli di decidere se imparare l’italiano o la matematica, se andare a letto alle 21 o alle 2 di notte, se stare seduto in classe e ascoltare l’insegnante o restare tutto il tempo in piedi o a giocare, se andare o meno a scuola e così via. Ovvio che questo non è pensabile e allo stesso modo non è pensabile che egli stesso stabilisca cosa mangiare. Ai genitori può e anzi la prego di fare leggere queste mie considerazioni e rassicurarli sul fatto che nessuno dei loro bambini morirà di fame perché non ha mangiato nulla di ciò che propone la mensa; anzi, tanto è vero questo che i genitori farebbero bene a sostenere la scuola in questa attività educativa, e non a contrastarla, ad esempio dando merende più abbondanti “perché il povero piccino non ha mangiato niente a pranzo” (e ancor più manterrà questo atteggiamento, sapendo che comunque poi a merenda mangerà un quasi-pranzo di quel che vuole!). Mi permetto di riprendere un discorso più generale che tante volte abbiamo già fatto qui sopra, anche se lei ne è ben consapevole, ne sono certa: il bambino che non mangia certe cose o anche nulla a scuola, non mangia perché “sceglie” di non mangiare, non perché viene tenuto a digiuno da Mr. Scrooge… e le scelte hanno sempre delle conseguenze, indipendentemente dall’età. Qui la conseguenza è un po’ di fame? Va bene, significa che dopo qualche giorno il piccolo imparerà che se non vuole soffrirla sarà meglio che mangi ciò che la mensa scolastica propone. Tante volte mi chiedo perché sia caduto così nel dimenticatoio il vecchio e saggio detto “o mangi questa minestra o salti dalla finestra”!

È certo che ogni genitore vorrebbe vedere il suo bambino sempre e costantemente felice e contento, ma a volte bisogna guardare al di là del capriccio del momento e capire che famiglia, scuola, pediatri, etc… operano in concerto NON contro il bambino, ma a favore del bambino. Lasciamo alla scuola il suo ruolo educativo, ma ricordiamo ai genitori che la gran parte dell’educazione, in tutti i suoi aspetti, parte dalla famiglia.

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