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L'esperto risponde

Ostinato rifiuto

Nome: Martina
Età del bambino:
Sesso:
Comune: Amantea
Area tematica: Altro
Domanda: Buongiorno dottore, le scrivo perché mia figlia di quasi 4 anni da 10 giorni che rifiuta il cibo. Non è mai stata una grande mangiona ma ultimamente dice di no a qualsiasi pietanza, sia a casa che all’asilo, fatta eccezione per le merendine. Ho notato, inoltre, che quel poco che assaggia lo mangia con le mani, comportamento mai avuto, e prima di mandarlo giù lo fa in piccoli pezzi con i denti, come se avesse problemi a deglutire. Le ho chiesto se sentisse dolore alla gola, al pancino, ai denti ma la risposta è stata sempre no. Il pediatra che l’ha visitata dice che sta bene, è un po’ sottopeso per cui mi ha consigliato di darle il Carpantin sciroppo prima dei pasti e il Pediavit 400 gocce nel pomeriggio. È meno di una settimana che prende questi integratori per cui forse è troppo presto per vedere risultati, ma la mia domanda è: se il problema non è fisico ma emotivo serviranno a qualcosa? È precoce contattare uno psicologo? La ringrazio.
marina cammisa

Dott.ssa Marina Cammisa

Pediatra

Gentile Maria, la frequentazione della scuola materna, pur essendo indispensabile per la socializzazione e lo sviluppo neurologico dei bambini, rappresenta per loro un momento di nuovi confronti e di nuovi atteggiamenti da assumere, non sempre positivi. Non so se nella sua famiglia ci sono della novità che la bambina percepisce come negative, ma ho il sospetto che Martina utilizzi questo rifiuto del cibo per avere le attenzioni della sua mamma-famiglia tutte su di sé. Oltre a valutare con le insegnanti se possa essere successo qualcosa di nuovo in classe, vi pregherei di non assumere abitudini che non aiuterebbero la bambina a superare questo momento. Infatti ai piccoli sono sufficienti piccole quantità di alimenti molto ricchi di calorie, come delle merendine, per sostenersi e non avere – apparentemente! – bisogno di altro. Questo non vuol dire che nutrirsi di sole merendine sia sufficiente, perché, ammesso che possa esserlo da un punto di vista quantitativo, non lo è certamente da un punto di vista qualitativo. Senza temere di diventare crudeli, io limiterei questo alimento ad un solo momento della giornata, ad esempio la merenda, in modo che Martina cominci a considerarla uno spuntino e non un sostituto del pasto, passerei più tempo con la bambina per mostrarle il mio affetto e le mie attenzioni, non darei l’impressione di essere disperata per il rifiuto del cibo ma condividerei con lei alcuni sapori “sapessi come è buona questa pasta!”, “dolce questa frutta!”, ecc., ed ovviamente non offrirei alternative al pasto normale in famiglia. Soprattutto, non parlerei con nessuno, in sua presenza, di questo suo ostinato rifiuto del cibo, perché l’ascolto, anche se sembra distratto, di quello che dicono i grandi, rafforza sempre i comportamenti dei piccoli. Coinvolga la famiglia e gli amici più cari nel tenere a tavola la bambina in modo che condivida la giovialità del momento. Sia ferma e dolce allo stesso tempo, però, qualora non riuscisse a comunicare con Martina, potrebbe consultare un neuropsichiatra infantile. Un’ultima cosa. Dare vitamine e stimolanti dell’appetito non serve a null’altro che rinforzare circoli viziosi di paure e comportamenti errati. Mi faccia sapere.

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