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L'esperto risponde

Paura del soffocamento

Nome: Riccardo
Età del bambino: 7 anni
Sesso: maschio
Comune: Montà
Area tematica: Disturbi dell’alimentazione
Domanda: Gentile staff, mio figlio 6 mesi fa in seguito ad un episodio di soffocamento con del riso si rifiuta di mangiare se non solo cibi liquidi e in piccola quantità! Lo abbiamo portato dalla psicologa e neuropsichiatra, non è ancora sotto peso ma quasi. Le analisi di sangue sono perfette. Sono disperata! Dove possiamo andare? E' alto circa 1.30 e pesa 21 kg. Grazie
dott. federico mordenti pediatra - alimentazione bambini by coop

Dott. Federico Mordenti

Medico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Cara mamma Michela, il disturbo di Riccardo (dando per scontato che una valutazione della normale funzionalità deglutitoria sia già stata fatta, come prima cosa) è più frequente di quanto non si pensi e prende il nome di anginofobia. La rimando a una risposta precedente sullo stesso argomento per un primo consiglio.

Nel caso di Riccardo però vi sono due elementi differenzianti:

  1. Si conosce bene l’evento traumatico scatenante e a tal proposito risulterebbe utile conoscere la reazione di genitori e commensali nel momento del “soffocamento”. Il vissuto del bambino è infatti modulato dalla reazione degli adulti di riferimento, e anche su quelle si potrebbe lavorare sebbene a posteriori.

  2. Il disturbo si è andato strutturando nell’arco di ben sei mesi nonostante interventi psicologici e neuropsichiatrici non meglio identificati.

Parlando di paura o fobia è evidente che Riccardo difficilmente si potrà convincere a parole, la cosa che potrà gradualmente convincerlo è l’esperienza positiva. Non teme la deglutizione, ma il soffocamento che ne potrebbe conseguire. Esperienze successive di deglutizioni efficaci di alimenti a consistenza sempre maggiore dovrebbero fornirgli una sicurezza tale da superare il timore. Ora bisogna capire se vi sia uno spazio perché questo processo venga attuato in famiglia o necessiti l’intervento di un operatore specializzato, ma tenderei maggiormente per la seconda possibilità stante la durata del disturbo. Vi sono vari approcci psicologici per la gestione del problema sebbene quelli con maggiore riscontro scientifico siano quelli di psicoterapia strategica breve o cognitivo comportamentali. Da una breve ricerca ho trovato vari centri di riferimento nella vostra zona (Cuneo) ma non ho purtroppo conoscenze dirette per indirizzarvi specificamente. Rimaniamo a disposizione per ogni necessità.

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