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L'esperto risponde

Quando il piccolo mangia solo latte e cioccolato

Nome: Francesco
Età del bambino: 33 mesi
Sesso: maschio
Comune:
Area tematica: Disturbi dell’alimentazione
Domanda: Buongiorno, vorrei porre alla vostra attenzione un problema che ci sta torturando da quattro mesi. Mio figlio, di 33 mesi, peso 12,6 kg e 96 cm di altezza, rifiuta categoricamente il cibo, ormai da quattro mesi. Cresce grazie al latte, circa 1,5 litri al giorno. Il problema è che si rifiuta anche di assaggiare quello che gli viene proposto, ad eccezione del cioccolato. È il suo pensiero fisso, infatti appena lo vede impazzisce, anche in pubblicità alla tv. Siamo disperati...ci hanno consigliato una visita al neuropsichiatra infantile...grazie
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Dott.ssa Marina Cammisa

Pediatra

Gentile Nicola, come mai ricorda cosi precisamente l’inizio del cambiamento delle abitudini alimentari di suo figlio? È successo qualcosa di importante che ha influito sul comportamento del piccolo tipo una malattia febbrile o un distacco momentaneo dai genitori? La quantità di latte che Francesco assume è pari a 1050 Kcalorie al giorno, quindi più che sufficienti per soddisfare il suo bisogno generale di energia. Ciò però che manca del tutto è la varietà degli alimenti che è altrettanto importante, se non addirittura più importante in alcuni casi come questo, della quantità. Il latte è molto povero di ferro, di fibra, di acidi grassi essenziali e di altri nutrienti sempre importanti per la sua crescita, quindi lei deve pensare in termini di adeguatezza generale e non solo di quantità. Inoltre, l’alimentazione non è solo uno strumento che permette di crescere, ma soprattutto ciò che relaziona il bambino con il mondo, in particolare con la sua famiglia. Il primo cambiamento deve essere la riduzione della quantità di latte assunta da Francesco. Nelle giornata il totale deve essere massimo 400 ml, divisi in due pasti: colazione e merenda. Questo gli permetterà di avere un po’ di fame, fondamentale per accettare nuovi alimenti. Nel momento in cui Francesco si dovesse rifiutare, cosa all’inizio pressoché certa, non deve cedere al ricatto, ma riproporre con pazienza lo stesso alimento più tardi nella giornata ed anche nel giorno successivo, in modo da spezzare questo circolo vizioso che vi rende schiavi dei desideri del piccolo a scapito della sua salute. Un altro ottimo strumento è provare a farlo mangiare con altri bambini che mangiano in maniera varia o persone non della famiglia che non devono imporsi, in modo che si stabilisca l’effetto branco in maniera positiva. Caro Nicola, la vostra è una situazione molto delicata in cui solo un comportamento concordato tra i genitori, la tranquillità che le viene dal fatto che il piccolo sta crescendo regolarmente (verifichi questo con il suo pediatra) e la certezza di essere nel giusto l’aiuteranno a scoprire, insieme a suo figlio, una normalità alimentare. Anche l’attaccamento alla cioccolata non vorrei fosse dipesa da un ricatto che frequentemente si fa ai piccoli per cui a fronte del consumo del pasto si offre una ricompensa. Questo sistema è da abolire sempre e comunque. Solo dopo aver provato a mettere in atto senza successo quello che le consiglio o se trova che l’umore del bambino sia completamente cambiato o se comunque lo ritenesse utile per l’intera famiglia, potrà essere utile rivolgersi ad un neuropsichiatra infantile.

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