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L'esperto risponde

Rifiuto del cibo: vivere la tavola come un momento gioioso

Nome: Nicole
Età del bambino: 20 mesi
Sesso: femmina
Comune:
Area tematica: Educazione
Domanda: Buongiorno, Vi scrivo perché la mia piccola Nicole nata a termine 2,670 Kg per 44 cm di lunghezza, non mangia. Latte quasi nulla al mattino (50gr ed ho provato di tutto… nesquik, orzo, biscotti, cereali, vari tipi di latte), non mangia carne, pollo, verdure, prosciutto cotto, uova, pesce… Prima mangiava formaggio ora rifiuta anche quello. Mette in bocca e poi sputa. Mangia più volentieri pasta, coppa e bresaola. Attualmente pesa 8,910 Kg x 77cm di altezza. Ad un anno avevamo fatto esami del sangue ma era tutto a posto… Il pediatra ci disse che non era anemica e il ferro era ok. Non è mai stata una mangiona e ha iniziato a perdere peso con l’introduzione del latte artificiale e poi lo svezzamento. Ho sempre fatto fatica a farle accettare qualsiasi cibo. Apparentemente è sana e vispa ma è davvero molto piccola. Il pediatra adesso ci ha suggerito le maniere forti, proporle del cibo e se non mangia farle saltare il pasto, non cercare compensazioni con quello che mangia. Ci sto provando ma sembra che sto solo ottenedo una perdita di peso e lei continua a non mangiare quello che non le piace. Mangia un po’ da sola se è a tavola con noi. Davvero non so più cosa fare. Grazie, cordiali saluti
marina-cammisa pediatra - alimentazione bambini by coop

Dott.ssa Marina Cammisa

Pediatra

Il rifiuto del cibo da parte dei bambini suscita sempre una intensa preoccupazione nei genitori. Si tratta di bambini che mostrano un totale disinteresse per il cibo ed una sazietà precoce, che, a volte, si accompagna anche al pianto o , più frequentemente, a conati di vomito. Naturalmente dobbiamo distinguere tra bambini che nonostante le preoccupazioni dei genitori comunque crescono bene e coloro che realmente hanno un arresto o uno scarso accrescimento. Questa avversione per il cibo è più frequente tra il primo e il secondo anno di vita, ma può verificarsi a qualsiasi età pediatrica, in particolare al momento del divezzamento, quando le regole alimentari cambiano completamente.

Nicole è effettivamente al di sotto del 3° centile per il peso e tra il 3° e il 10° per l’altezza, ma mancano notizie sulla sua crescita precedente, e la bambina è definita sana e vispa, per cui non posso dire se effettivamente l’alimentazione è insufficiente o se è lei ad avere un ritmo di crescita più lento. Escludendo possibili cause organiche che sono state già indagate dal pediatra, tra le quali non trascurerei anche una allergia alle proteine del latte, mi soffermerei sulle problematiche psico-relazionali che rappresentano un’altra grossa fetta di cause. Si verrebbe a creare una discrepanza tra le offerte materne di cibo e le richieste del bambino, tra la connotazione psicologica che la mamma, o chi si occupa di un bambino, dà al rifiuto del cibo identificato come rifiuto alla persona e la negazione dell’alimento da parte del bambino. Nicole sembra aver perso la normale propensione positiva che ci avvicina al cibo e che dobbiamo farle riacquistare attraverso il gioco ed un clima sereno.

Forse il primo consiglio che mi sento di darle, cara Jessica, è quello di farsi aiutare da una terza persona che interrompa il circolo vizioso della vostra relazione sul cibo ( papà, nonni, babysitter). Potrebbe essere utile, per un breve periodo, proporre alla bambina solo gli alimenti che gradisce di più per farle riacquistare una certa confidenza con il cibo. Anche la possibilità di inserirla in un asilo nido può essere presa in considerazione, in quanto l’esempio positivo dei compagni potrebbe aiutarla molto. Inoltre è consigliabile preparare cibi invitanti sia nei colori che nelle forme e permettere alla bambina di familiarizzare, anche fisicamente con essi, portandoseli da sola alla bocca, come lei stessa ha sperimentato. Avere la bambina a tavola con il resto della famiglia a 2 anni deve essere la regola per tutti i bambini, così si incuriosiscono ai sapori, ai cibi e ai discorsi dei grandi di cui ormai dovrebbero condividere la dieta. Alcuni medici ritengono che possa essere utile “affamare” in modo controllato i bambini, cioè mantenendo la regolare frequenza dei pasti e non offrendo subito loro l’alternativa al cibo rifiutato, però in questo caso è bene che si occupi dell’alimentazione un’altra persona che non sia la madre.

E’ auspicabile che la bambina riacquisti un sano rapporto con il cibo e lo viva come momento gioioso e la madre riacquisti la serenità di un rapporto privo di sensi di colpa e di inadeguatezza. Conosco bene questa sofferenza e questa impotenza che coglie le mamme nella situazione di Jessica e credo che a volte possa essere necessario chiedere una consulenza psicologica, in modo da inquadrare la dinamica relazionale e pianificare dei comportamenti alternativi, sempre con l’ottica di un sano ottimismo che non deve mai abbandonare una mamma.

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