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Quando il bambino rifiuta il cibo

Nome: Niccolo'
Età del bambino: 20 mesi
Sesso: maschio
Comune:
Area tematica: Disturbi dell’alimentazione
Domanda: Buongiorno, mi chiamo Cristina e sono la mamma di Niccolò di 20 mesi. Ci troviamo ad affrontare una situazione davvero difficile da gestire. Partiamo dall'inizio: Niccolò è sempre stato allattato al seno fino a circa 10 giorni fa. Quando abbiamo iniziato lo svezzamento a 6 mesi, da subito è stato un fallimento, allora io per paura che lui non mangiasse, gli ho sempre proposto il seno come alternativa. Fatto sta che ad oggi si è alimentato a latte materno, yogurt, pane e biscotti. Non che io non ci provassi, ogni santo giorno, ma lui rifiutava categoricamente qualunque cosa che non fosse quanto sopra elencato. Ora ci ritroviamo con un cucciolo anemico (causa cibo) e staccato di colpo dal seno (come suggerito dai pediatri) per stimolare la fame/appetito. Perfetto, non sta servendo a niente, continua a non voler toccare cibo. La disperazione aumenta. Qualche consiglio? Abbiamo pensato di fargli fare delle sedute dalla psichiatria infantile per vedere di riuscire a sbloccarlo… Sos. Grazie in anticipo
marina-cammisa pediatra - alimentazione bambini by coop

Dott.ssa Marina Cammisa

Pediatra

Gentile Cristina, nella sua accorata descrizione, non mi fa nessun cenno alla vivacità e al grado di attenzione che Niccolò riserva ad altri momenti della sua giornata: se è partecipativo, se gioca, se è sereno. Questi sono tutti elementi importanti per capire meglio il motivo per cui il piccolo rifiuta il cibo in modo così categorico. Non condivido la sospensione del latte materno come funzionale a questo scopo, credo che il problema non sia l’appetito di Niccolò ma la sua mancanza di curiosità verso il cibo che non ha avuto modo di acquisire durante il divezzamento forse per un eccesso di insistenza (“fallimento” “ogni santo giorno”). Se il resto del comportamento del piccolo non desta particolare preoccupazione si potrebbe pensare di iscriverlo ad un nido dove condividere con i suoi coetanei il pasto, senza particolare apprensione da parte sua anche se all’inizio ciò non dovesse avere il successo sperato. Inoltre è bene far partecipare Niccolò alla vostra tavola, non imponendogli il cibo ma incuriosendolo con quello che voi mangiate, magari aspettando che sia lui a chiederlo. Cara Cristina, posso sbagliare, ma a me pare che lei sia ormai un po’ troppo emotivamente coinvolta per somministrare il cibo a suo figlio: sarebbe meglio e più utile a superare il problema che lei si facesse sostituire da un altro componente della famiglia e si sforzasse di mostrare un’apparente calma davanti ad un suo rifiuto, soprattutto se il piccolo sta crescendo regolarmente anche se di poco. L’assenza di crescita e/o una eventuale reale ostinazione che coinvolga altri momenti della vita di relazione di Niccolò però, renderanno necessario un consulto presso uno psicologo dell’età evolutiva o un neuropsichiatra infantile. Non disperi, mangiare non è solo nutrirsi, passa anche attraverso il piacere di farlo.

 

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